KME, l’azienda: “L’accordo va fatto così come previsto. Chi ipotizza che la fabbrica possa continuare a restare nella configurazione attuale ancora a lungo, ne condanna inevitabilmente l’avvenire”

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“L‘Azienda osserva con massima preoccupazione quanto sta accadendo nelle ultime settimane, da quando sono emerse alcune posizioni sindacali in grave contrasto con lo spirito dell’accordo, mettendone in serio pericolo il funzionamento e la sopravvivenza stessa dell’Azienda.

Il capitolo fondamentale, al quale una parte del sindacato si oppone, riguarda la gestione degli esuberi, per i quali l’accordo prevede casi specifici di assegnazione a mansioni diverse con il ricorso ai massimali legali di solidarietà e con il pagamento del 50% di tredicesima.

L’Azienda intende chiarire che talune contingenti difficoltà di approvvigionamento, che possono aggravare la situazione generale, ma non la generano, sono usate strumentalmente in una distorta dialettica negoziale. Tali difficoltà si riferiscono al fatto che gli approvvigionamenti devono essere prevalentemente destinati dove essi generano valore aggiunto e non perdite, come invece avviene da anni a Fornaci di Barga, che ormai da troppo tempo sopravvive solo assorbendo questo valore aggiunto generato da altri stabilimenti del Gruppo.

Le perdite di Fornaci di Barga, non più sostenibili da tempo, possono essere recuperate solo se si realizzano tutte le misure che sono state concordate in giugno, e cioè se si rende la fabbrica in grado di funzionare con costi operativi coerenti con i ricavi generati.

Se invece si ipotizza che la fabbrica possa continuare a restare nella configurazione attuale ancora a lungo, con 600 dipendenti, se ne condanna inevitabilmente l’avvenire.

L‘Azienda ha firmato un accordo a giugno 2016 che intende rispettare. Qualora le rappresentanze sindacali decidano di non consentirne l’attuazione nella sua interezza, anche l’Azienda si troverà costretta a disdettarlo nella sua interezza”.

Parole veramente pesanti quelle scritte da KME ed affisse alle bacheche di ingresso della fabbrica alla vigilia delle assemblee che come sappiamo si sono svolte in un clima di forte tensione ed anche di contestazione nei confronti di una parte dei sindacati per la decisione non siglare l’accordo sulla gestione degli esuberi.
Pesanti le aveva del resto ieri sera definite anche lo stesso segretario provinciale della FIOM, Mauro Rossi, accusando l’azienda di aver favorito il clima di forte esasperazione che si respira tra i lavoratori, dove la paura di una fine imminente è a questo punto papabile, tanto da chiedere ai sindacati di rompere gli indugi. I toni usati dall’azienda e gli scenari prospettati non sono quelli che permettono di dormire sogni tranquilli.
Il tutto peraltro in assenza di posizioni ufficiali da parte delle istituzioni che contribuisce ad alimentare il disagio e la confusione.

L’azienda riassume nello stesso comunicato anche le condizioni dell’accordo di giugno ed il come KME intende procedere a gestire gli esuberi:

“L’accordo firmato a giugno tra l’Azienda e le rappresentanze sindacali – afferma – è stato il risultato di un processo di intenso confronto, nel corso del quale sono state chiaramente rappresentate dall’Azienda le rilevanti difficoltà che la negativa performance economica degli ultimi anni aveva provocato a tutto il Gruppo. E che avevano portato a considerare le opzioni di fermata totale delle attività, di cui alle discussioni del periodo Ottobre- Dicembre 2015.

L’accordo firmato aveva l’obiettivo fondamentale ed irrinunciabile di condurre l’Azienda ad una definitiva sostenibilità economica e finanziaria, grazie all’attivazione di una serie di leve indispensabili che hanno rappresentato il cuore dell’accordo, tra le quali: utilizzo della solidarietà nel modo più efficace ai fini dell’economicità di tutta l’attività, ma in particolar modo del processo produttivo nel suo complesso, con l’individuazione di un gruppo di persone da destinare – ne! periodo di vigenza dell’Accordo – ad attività alternative ed eventualmente anche esterne all’Azienda, a seguito di specifica formazione; questo al fine di ridurre l’incidenza del costo degli esuberi individuati ed in attesa che il rilancio commerciale delle attività consenta di riassorbire in maniera economica gli esuberi stessi; ripristino dell’attività fusoria attraverso la riattivazione del forno elettrico Loma 1, in modo da eliminare le disefficienze ed i disservizi derivanti dall’approvvigionamento del materiale fuso dalla Germania.

Ad oggi l’Azienda ha dato attuazione alla quasi totalità dei capitoli gestionali dell’Accordo: la solidarietà è stata rinnovata; il processo di trasformazione del Lomna 1 ai fini del ripristino delle attività fusorie in loco procede secondo i programmi, con potenziale riavvio previsto ad inizio novembre; la mobilità volontaria è stata aperta e sono già uscite 22 persone a Fornaci, 7 a Firenze e 3 a Serravalle, con un esborso economico significativo per l’Azienda; il Welfare è operativo dal 5 settembre scorso e 550€ sono già spendibili da ciascun lavoratore attraverso il portale dedicato.

L‘Azienda osserva invece con massima preoccupazione quanto sta accadendo nelle ultime settimane, da quando sono emerse alcune posizioni sindacali in grave contrasto con lo spirito dell’accordo, mettendone in serio pericolo il funzionamento e la sopravvivenza stessa dell’Azienda.

Il capitolo fondamentale, al quale una parte del sindacato si oppone, riguarda la gestione degli esuberi, per i quali l’accordo prevede casi specifici di assegnazione a mansioni diverse con il ricorso ai massimali legali di solidarietà e con il pagamento del 50% di tredicesima.

Nei 4 incontri che si sono svolti tra Azienda e rappresentanze sindacali, l’Azienda è stata sempre disponibile a discutere nel merito delle modalità di gestione (criteri di scelta delle persone, condizioni di trasporto etc.), mentre le Organizzazioni Sindacali non sono riuscite ad avanzare sul negoziato perché in contrasto tra loro, fino addirittura a considerare “dirimente” (cioè capace di decidere) solo il tavolo nazionale (confronto sul quale l’Azienda è disponibile, ma si chiede per quale ragione – se questa era l’esigenza – non sia partito tre mesi fa).

In merito a tali assegnazioni KME ha individuato specifiche mansioni per alcuni lavoratori, e tra questi una buona parte apprezza la proposta, trovandosi nella condizione di non capire cosa impedisce loro di cominciare.

L’Azienda ha proposto fin dall’inizio, per tutta la durata dell’accordo (fino a settembre 2018): mansioni da svolgere all’esterno dello stabilimento (tra cui Dynamo Camp e Social Valley, come espressamente previsto dall’accordo); formazione teorica e pratica per tutti gli assegnati alle nuove mansioni; Trasposto collettivo per Limestre a carico dell’Azienda; mantenimento del contratto di lavoro KME e della sede di lavoro Fornaci di Barga, senza quindi nessuna differenza con i colleghi che non parteciperanno a tale iniziativa.

Coloro che verranno destinati a queste nuove mansioni acquisiranno nuove professionalità, disponendo di un bagaglio professionale aggiuntivo e più ricco, rispetto a quelli che resteranno in fabbrica.

Da adesso e fino a settembre 2018, le iniziative previste potranno assorbire una parte del personale destinato, e coloro che non troveranno collocazione definitiva torneranno in fabbrica nel loro precedente ruolo e, con tutti gli altri, parteciperanno alla gestione della situazione vigente in quel momento. Se persisteranno gli esuberi strutturali, questi saranno gestiti nella loro globalità con gli strumenti per allora disponibili, senza differenza alcuna fra coloro rimasti nel ciclo produttivo e coloro che avranno avuto l’opportunità di un ricollocamento nelle attività esterne”.

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