Ci separiamo ma ti amiamo!

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Siamo in un momento storico in cui l’incremento di separazioni e divorzi riflettono un cambiamento della famiglia nella società. Mi si chiede spesso aiuto nel ripristino dei rapporti che inevitabilmente cambiano tra genitori e figli nel corso di una separazione poiché essa, come “processo relazionale”, coinvolge tutti i membri della famiglia e ovviamente non solo i coniugi.
Nella maggior parte dei casi osservo che la rottura coniugale non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per la ricerca di un nuovo equilibrio in cui sentimenti come rabbia, aggressività, frustrazione, senso di colpa etc., circolano nel contesto relazionale con possibili conseguenze negative, soprattutto con loro…i figli.

La frattura del divorzio potrebbe rappresentare un ostacolo nel sano sviluppo alla vita adulta dei ragazzi e può minare la costruzione di legami stabili; la separazione non è in sé il vero rischio per i figli ma il fattore da tener sotto controllo è l’esposizione ad un prolungato ed elevato conflitto genitoriale, unico a poter seriamente lasciar tracce negative nel percorso dei figli.

In quanto Mediatore Familiare cercherò quindi, in questo articolo, di dare delle indicazioni per capire i punti essenziali da comprendere, per evitare così inutili “allarmismi” che spesso noto nei genitori che stanno affrontando una separazione e che si distraggono da ciò che è davvero utile sapere.
Con la premessa di un messaggio che arrivi a chi affronta il problema: è la conflittualità tra i genitori, o l’atteggiamento sbagliato di uno di essi o di entrambi, più che la separazione in sé e per sé, a produrre gli effetti negativi sul benessere dei figli!

Reazioni differenti per età
Per salvaguardare il benessere dei figli bisognerebbe porsi dei quesiti essenziali, esempio: come reagiscono i figli e cosa provano di fronte alla crisi familiare? Quando e come è giusto inserire un aiuto terapeutico? Quali sono i mutamenti da tenere sotto costante osservazione e quali no? Quando è opportuno allontanare una figura genitoriale (es un coniuge che non si rassegna e che quindi cambia lati della personalità) distruttiva e “deterrente” per la serenità dei ragazzi?
Per capire meglio è opportuno, soprattutto, soffermarsi sulla differenza di reazioni per età:

I bambini dai 0 ai 3 anni: in questa fase sono più protetti dalle conseguenze immediate della separazione dei genitori, in quanto sono poco percettivi sui cambiamenti anche se in ogni caso sensibili se dovessero assistere a forti liti e dissensi tra i genitori, quindi è bene tutelarli nella fase che precede la separazione o il conflitto. Per i bambini di questa età noi tecnici registriamo l’intensità emotiva, cosa che va fatta osservare anche ai genitori, poiché in assenza di linguaggio le risposte vanno cercate attraverso il registro psicomotorio, vanno notati quindi possibili sintomi di malessere fisico, come incubi, disturbi del sonno e/o inappetenza che prima non si erano riscontati.

I bambini dai 3 ai 6 anni iniziano ad essere in grado di utilizzare il registro linguistico e hanno la tendenza a legarsi maggiormente a uno dei due genitori, nella maggior parte dei casi alla madre. Anche in questa fase non sono in grado di comprendere pienamente l’evento separativo, ma potrebbero sentirsi responsabili dell’accaduto nel momento in cui percepiscono l’allontanamento effettivo del genitore che cambia residenza, e quindi potrebbero per questo diventare molto ubbidienti reprimendo la personale espressività, oppure manifestando forti atteggiamenti di aggressività e ribellione più frequenti rispetto al abituale momento di capriccio che si manifesta normalmente in questa fascia di età.

Dai 6 agli 11 anni i figli sono in grado di comprendere concretamente le problematiche relative alla separazione e in genere si sforzano di mantenere buoni legami con entrambi i genitori e allora in funzione di questo potrebbero utilizzare le bugie per non manifestare nessun tipo di pensiero individuale. O ancora potrebbero assumere un linguaggio che si riduce per paura di manifestare un proprio desiderio pensando di ferire i genitori. Se invece accade lo schieramento con uno dei due genitori, potrebbero rapportarsi con aggressività per mostrare un aperto disaccordo nei confronti dell’altro genitore; in un altro caso, il bambino per evitare di demonizzare il padre o la madre, può riversare la colpa su di sé, soprattutto quando è figlio unico, dimostrando comportamenti autopunitivi e manifestazioni di isolamento.

Durante il periodo adolescenziale, se la struttura della famiglia viene meno, le normali spinte legate allo sviluppo possono subire una repentina accelerazione. Intendo dire che potrebbe crearsi una sovrapposizione tra compiti evolutivi e mutamenti nell’assetto familiare che porta l’adolescente a trovare “funzioni adulte”, ovvero spesso i figli più “grandicelli” chiamati a fare i giudici dei loro genitori, e/o a fare da mediatori, vengono investiti da un ruolo eccessivo che inibisce il normale processo di individuazione, manifestando quindi atteggiamenti impari alla loro età, trascurando quello che è giusto che loro vivano serenamente (scuola, amicizie, hobby, etc.). Gli adolescenti, che come si sa attraversano una fase particolarmente critica della loro vita, se esposti ad una forte conflittualità tra i genitori possono reagire reprimendo l’espressione dei propri sentimenti, rinviando le scelte personali o assumendosi responsabilità che non hanno, arrivando talvolta a pagare un prezzo troppo elevato pur di garantire il benessere dei genitori, trascurando così inevitabilmente il benessere di loro stessi.

Come comunicarlo ai figli?
È sempre opportuno parlare con i figli, dicendo la verità rivelabile sulla vicenda separativa che si sta vivendo, utilizzando un linguaggio comprensibile in base alla loro età.
La comunicazione della separazione dovrebbe essere fatta con la presenza di entrambi i coniugi, per rimarcare che sarà salvaguardata la continuità della genitorialità. Tale comunicazione deve avvenire quando i tempi sono maturi e pertanto quando la decisione è stata agita da un reale allontanamento dal tetto coniugale.

Il sapere che è possibile parlare liberamente è il primo passo che consente ai figli di esprimere le proprie emozioni e all’adulto di riconoscerle e farle riconoscere.
Il bambino deve sapere che la propria mamma e il papà saranno sempre i suoi genitori, anche se il matrimonio finisce e non vivranno più tutti insieme.

È importante ascoltare il bambino e il suo pensiero, questo deve avvenire in un contesto sano; non si deve mai chiedere uno schieramento con uno dei genitori, incitando al timore di perdere l’uno o l’altro, cosa che creerebbe inevitabilmente ansie al bambino.

I consigli di Mia
1. Se notate che la conflittualità non diminuisce cercate un supporto tecnico e un buon Mediatore Familiare che vi indicherà come gestire ciò che resta di un matrimonio finito: raggiungimento di un accordo, gestione dei beni in comune, relazione con i figli, miglioramento del funzionamento familiare e della comunicazione.
2. Se i figli mostrano uno o più dei comportamenti problematici dei quali vi ho accennato gli aspetti, e notate che non ci siano miglioramenti nel tempo, non improvvisate ma parlatene con un buon terapeuta che vi indicherà cosa sia giusto fare per risolvere la difficoltà.
3. Parlate con gli insegnanti della situazione separativa affinché comprendano le cause di eventuali mutamenti scolastici.
4. Nella parte successiva alla separazione cercate di trascorrere del tempo con i figli facendo esperienze diverse dalla realtà domestica, in cui si creerà un nuovo tipo di incontro, una nuova comunicazione e una sana distrazione dalla difficoltà che può aver arrecato la separazione.
5. Siate saggi, comprendendo il limite tra un rapporto finito e un rapporto tra genitore e figlio, in cui è l’adulto a dover fare da “guida” e non il bambino e/o il ragazzo.
6. Se uno dei genitori assumesse comportamenti insani, violenti e non educativi, come capita spesso per una mancata rassegnazione alla separazione con atteggiamenti da stalker e questa sua incapacità di razionalizzare l’accaduto ricadesse sui figli, è bene allontanare il genitore o chiedere allo stesso di cercare un aiuto terapeutico per affrontare il problema personale al meglio e non rischiare così di danneggiare i figli che non hanno nessuna responsabilità.
7. L’unica maniera per avere una separazione civile è evitare di insultarsi, solo in questo modo infatti si può tenere basso il livello dello scontro. Con urla e insulti purtroppo non si ottiene nulla: non riavremo indietro il nostro matrimonio né otterremo più concessioni dall’altro, si danneggia solo sé e se ce ne fossero si crea malessere ai figli.
8. Tendenzialmente molti genitori credono che, vista la situazione difficile che i figli stanno affrontando, possono diventare più permissivi e generosi. Se questo significa ristabilire delle nuove regole di vita può essere comprensibile, ma è sbagliato farlo sull’aspetto materiale. Se ciò non sarà evitato i figli impareranno a prendersi gioco delle situazioni, a fare le vittime e a pretendere sempre di più senza dare il giusto valore ai regali, ai soldi e soprattutto ai sentimenti.
9. L’aspetto che va coltivato è quello emotivo, nel quale i figli strutturano personalità, comunicazione e sani principi.
10. Crescere i figli da genitori separati è una situazione che, se affrontata nel modo giusto sin dall’inizio, non sarà poi così difficoltosa e una volta che si è raggiunto un buon equilibrio con i figli e con l’ex partner, sarete pronti per rifarvi una vita avendo sempre come punto fermo i figli. Loro non dovranno mai essere messi da parte e saranno i primi ad accettare la frequentazione di un’altra persona che, a mio avviso, dovrebbe essere conosciuto dai figli quando si sarà raggiunto un equilibrio di coppia tale da non spezzarsi così facilmente.

Di solito ad ogni articolo allego una frase del giorno, in questo invece preferisco allegarvi una frase di un mio paziente che ha affrontato insieme alla sua ex compagna un intenso percorso di Mediazione Familiare, pensiero che credo racchiuda un profondo messaggio:

“Come quando finisce la guerra il momento più bello, forte, emozionante è quando cala il silenzio. Quando cessano gli spari, quando si festeggia in piazza e si ride e si piange tutti insieme.”

Un saluto ai lettori, dott.ssa Mia
scrivi a parliamonealgiornaledibarga@yahoo.com

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