Per i ricatti ad Umberto Sereni: il 6 giugno il processo a Lilio Giannecchini

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Si terrà il 6 giugno presso il Tribunale di Lucca il processo a carico del sig. Lilio Giannecchini, accusato dei reati di violenza privata e violazione della legge sulla privacy ai danni del professor Umberto Sereni. Per i nostri lettori riassumiamo questa storia riprendendo il testo del rinvio a giudizio emesso dal sostituto procuratore dottor Fabio Origlio e da quanto è emerso dalle cronache della stampa provinciale. Premettiamo soltanto che da qualunque parti la si guardi è una brutta storia che se non ci avesse riguardato da vicino avremmo volentieri fatto a meno di riferirla. Procediamo con ordine: Lilio Giannecchini è il direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Lucca. Verso la metà di settembre dello scorso anno il professor Sereni ha presentato querela contro il sig. Giannecchini il quale gli aveva mandato una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno su carta intestata del suo Istituto,
contenente una esplicita minaccia accompagnata da due voluminosi pacchi di documenti che Giannecchini definiva “dossier”.
La minaccia era così concepita: Giannecchini era pronto a far stampare ed a diffondere i due dossier qualora Umberto Sereni avesse deciso di candidarsi alle prossime elezioni provinciali.
Uno dei due dossier era intestato a Bruno Sereni (nella foro sopra) e l’altro al figlio Umberto: nel primo erano inseriti materiali vari, in gran parte provenienti dagli Archivi di Stato, che riguardavano Bruno Sereni a partire dal tempo della sua partecipazione alla guerra di Spagna nelle file repubblicane. Una drammatica esperienza sulla quale Bruno Sereni scrisse un libro, Ricordi della guerra di Spagna, ricordando anche la sua vicinanza alle formazioni anarchiche e la sua amicizia con Camillo Berneri, che nel maggio del 1937 fu trucidato dagli stalinisti. Successivamente Bruno Sereni riparò a Marsiglia, dove visse mesi di nera disperazione e di straziante miseria. Di fronte all’alternativa: o arruolarsi nella Legione Straniera o entrare in Italia, nel 1939 scelse il ritorno a Barga, dove vivevano la madre Palmira e le sorelle Tatiana e Wanda. A Barga visse la vita del confinato politico e poté sopravvivere grazie al sostegno dei familiari e di alcuni amici di gioventù per i quali serbò sempre riconoscenza. Nel dicembre del 1943 fu arrestato dalla Brigata Nera e condotto al carcere di San Giorgio di Lucca dove rimase per ben 6 mesi come ostaggio personale del Capo della Provincia Mario Piazzesi che quando fu trasferito a Piacenza lo condusse nelle carceri di quella città dove Bruno Sereni rimase fino al settembre del 1944. Esperienza che rievocò con il libro Carcere .
Il dossier compilato da Giannecchini si compone di documenti di varie fonti, in gran parte della polizia politica, che presentano Bruno Sereni come figura indegna e come un traditore opportunista. A sua volta il dossier su Umberto Sereni, composto perlopiù da ritagli di giornale, arriva alle stesse conclusioni.
E’ da dire che Giannecchini non è nuovo a queste iniziative ed aveva già dato prova di ostilità nei confronti della famiglia Sereni: durante una commemorazione del 25 aprile nella sala del Consiglio Comunale a Barga fece una esplicita allusione a Bruno Sereni, lasciando intendere che fosse stato un vile traditore. Parole che in quella circostanza fecero scattare la reazione di Enzo Gasperetti che replicò con forza difendendo la memoria di Bruno. Lo stesso sindaco di allora dottor Mauro Campani e l’intero Consiglio Comunale condannarono l’oratore. Successivamente, in occasione della campagna elettorale per il Comune del 1999, quando Umberto Sereni si candidò a sindaco, furono fatte circolare per Barga numerose fotocopie di documenti che riguardavano il passato di Bruno Sereni. Gli stessi documenti che ora sono tornati nel dossier.
Come dicevamo: una brutta storia. Che è finita in tribunale. Aggiungiamo altri elementi che aiutano a completare il quadro: informato di quanto avvenuto il Consiglio Generale dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione ha preso le distanze da Giannecchini, del quale ha chiesto la sospensione. Stessa richiesta è venuta dalla Giunta della provincia di Lucca nel cui palazzo è ospitato l’Istituto della Resistenza. Un documento di solidarietà alla famiglia Sereni, presentato dal consigliere Giuliano Guidi, è stato approvato dal Consiglio Comunale di Barga.

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