IL LIBRO SUL DUOMO DI BARGA

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Una recensione del libro scritto da Pier Carlo Marroni

Il libro sul Duomo di Barga

Durante le feste di Natale abbiamo sicuramente trovato il tempo per leggere il libro scritto da Pier Carlo Marroni: “Il Duomo di Barga”, il quale tratta della storia del nostro Duomo. A chi non l’avesse ancora letto lo consigliamo di farlo, perché è un libro sicuramente interessante, sia quale guida per inoltrarci alla conoscenza del sacro edificio – chiarisce l’autore, letto dal suo esterno, nelle varie fasi costruttive: antiche scritte, ornamenti e sculture – come per le affascinanti osservazioni che si ritrovano nel testo circa le origini del monumento.

Spunti dell’autore, frutto in qualche misura di una nuova e personale visione di quella storia, che prendono Fawio da un attento esame del particolare simbolismo medioevale rappresentato in tante sculture, interamente pubblicate nel libro, visibili nelle mensole su cui poggiano i numerosi archetti ornamentali del Duomo. Infatti, da un’attenta osservazione e condotti per mano dall’autore, possiamo cogliere in quelle sculture dei segni di estremo interesse e che parrebbero testimoniare di “misteriosi” concorsi alla fabbrica del Duomo e, comunque sia stato, pur sempre ottime considerazioni per auspicati studi futuri Altrettanto dicasi per le enigmatiche scritte, ripetute uguali per tre volte, che stanno sugli stipiti di destra delle due porte maggiori, che Pier Carlo vuole ancora indecifrate, anche se autorevoli studiosi le ritengono invece una chiara e triplice invocazione a S. Michele, protettore della Chiesa Universale contro il maligno sin dai tempi più remoti e nell’Italia longobarda. Sull’argomento testé prospettato si chiarisce nel libro che l’autore tenta un “azzardo”, cioè l’ipotesi che nel Duomo vi si possano ravvisare delle simbologie “Templari”, sia nelle sculture delle mensole, come nelle enigmatiche e triplici iscrizioni.

Che dietro all’ambizione dei barghigiani di avere un Duomo sempre più grande e bello vi fosse stato, in qualche misura, un sostegno economico su cui basarsi, penso sia chiaro. Cosa sia stato lo è meno. Però ci sono indizi nella nostra storia che ci spingono, sulla scorta dei ricordati servizi svolti dai Templari, a ritenere che quanto ha azzardato Pier Carlo Marroni potrebbe corrispondere ad una verità, logicamente da verificare con cura e competenza. Cioè, che nel castello di Barga si fossero insediati dei figli devoti a quell’Ordine per custodire un Tempio, il Duomo, in cui lasciarono impressi i loro simboli: in primis il nodo di Salomone, croci, ecc. Infatti per la crociata del 1260 il pievere di Loppia versò la somma maggiore di tutte le pievi, con la chiesa di Barga in testa a tutte le chiese della Valle. I devoti ai Templari sapevano dove stare e Barga in quei secoli primi del mille era il caposaldo politico di tutta la Valle. Il Castello di riferimento politico, militare ed economico per tutti, volutamente attrezzato quale arcigna sentinella a controllo della variante della via “Francigena”, la via dei commerci, che scorreva tra i nostri monti, tantoché Barga ebbe i suoi cruenti assedi e sostanziali riconoscimenti sia dalla contessa Matilde come dalla Chiesa Romana e perfino dagli imperatori Federico I “il Barbarossa” e da suo figlio.

Altra osservazione da fare riguarda l’Opera di S.Cristofano. Nel XIII secolo sotto l’egida del Santo ritroviamo in Europa varie confraternite che raccoglievano in associazione i mercanti, i quali avevano nelle mani il destino di varie città e svolgevano la funzione di magistrati comunali: “H. Pirenne – Le città nel medioevo”. Ovvio correlare quanto detto a Barga, in cui una confraternita laica col solito nome prese in cura il Duomo dei S.S. Jacopo e Cristoforo. In quei tempi si nominava un Operaio a vita, il quale donava tutti i suoi beni all’Opera, salvo l’usofrutto degli stessi, in cambio di varie esenzioni personali. Così quelle persone che avessero fatto un simile passo, le quali entravano a far parte del “Ceto dei Conversi” della chiesa o dell’ Opera. Questo spogliarsi dei beni, sia pur mantenendo i frutti degli stessi, ci fa pensare in qualche misura ai Templari, i quali, anch’essi si spogliavano dei loro beni nel momento dell’ingresso nell’ Ordine.

II libro di Pier Carlo Marroni mi piace pensarlo un utile avvio per invogliare gli studiosi ad
interessarsi specificatamente di questi argomenti e, comunque sia stato, ne consigliamo
ancora la sua stimolante lettura, ringraziando il Giornale di Barga per averne sorretto la
pubblicazione.

Pier Giuliano Cecchi

Commenti

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  1. marzocco di barga
    marzocco di di barga:perchè non commentabile?che strana concezione del problema, se è un problema.comunque che fine ha fatto?

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