Il presidente degli Stati Uniti non si permetta di offendere i soldati italiani. Non ne ha titolo

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Come noto agli amici, non faccio mai politica attiva, e seguo poco le vicende locali e estere.  Troppo noiose, livellate…

Ma l’infausta e umiliante uscita dell’attuale presidente degli Stati Uniti non gliela passo. È una questione di onore, dignità e senso di appartenenza.

Non so dove fosse questo signore nel 1983 quando a Beirut siamo andati a recuperare i Marines saltati in aria in fondo all’aeroporto;  mi dispiace ma non ricordo di averlo visto, si vede ero troppo preso a soccorrere i suoi soldati…

Non l’ho incontrato neanche a Mogadiscio  nel ‘94, quando recuperavamo i mezzi americani colpiti sulla strada logistica all’Afgoye, o quando i miei commilitoni hanno tirato fuori dai guai i soldati americani intrappolati dentro Mogadiscio, sotto fuoco, ben inteso; e non l’ho veduto neanche a Sarajevo nel 1997 quando uscivo con i miei a recuperar bombe e mine qua e là per la nostra zona di responsabilità e spesso anche nelle basi americane; noi lo facevamo a favore loro, loro a noi. Vicendevolmente. Si fa così tra soldati, non ci si conta. Si opera. Quando arriva l’attivazione dalla Sala Operativa, il team più vicino parte. Semplice.

Ma lei, signor presidente, non l’ho mai visto neanche da quelle parti. Faceva freddo in Bosnia e si sta meglio altrove… capisco… Però non l’ho veduto neanche a Zahko in Iraq nel ‘91 mentre aiutavamo i kurdi gasati da Saddam e dal suo affezionato cugino “Alì il chimico”; a proposito ha mai visto i villaggi nel nord dell’Iraq sterminati con i gas? Sembrano i paesi fantasma dei film di Hollywood, le porte che sbattono al vento, le stanze vuote, nessun vetro rotto, tutto immobile, la vita sospesa… son tutti morti nel sonno.  Sui tavoli i libri e i quaderni dei bambini che studiavano, sui fornelli i pentolini…  Io c’ero; lei non l’ho vista.

Neanche mentre sminavamo le trincee irakene; accanto a noi c’erano i Marines, i francesi, gli inglesi .. Quelli c’erano, si, ma lei…?  Boh…  non mi pare di averla incocciata mai…E neanche in Kosovo, in Albania, e men che mai in Afghanistan; nel 2010 abbiamo avuto il massimo dei caduti.  Eppure, noi c’eravamo, uscivamo di pattuglia , ricostruivamo aiutavamo,  facevamo attività operative , ci prendevamo le mine sotto i mezzi, saltavamo in aria, 54 caduti abbiamo avuto in quella missione.  Conosce Bala Murghab? È un villaggio nel nord; un nostro Reggimento, il 183°, aveva addirittura esteso per molti chilometri la “bolla di protezione” riuscendo, unico caso, a stabilizzare l’area circostante completamente e far riprendere una parvenza di vita civile alla popolazione. Giusto per farle capire, ogni mattina al Comando a Herat c’era la “Fallen cameraden”; a rapporto in sala Briefing scorrevano le foto dei soldati caduti del giorno prima. E tutti in piedi salutavamo; poi li caricavamo sull’aereo, la cerimonia si chiamava “Ramp Ceremony”; voleva dire che qualche bara andava caricata sulla rampa del C 130 e salutata prima di partire… Io c’ero, ne ho purtroppo fatte diverse di “Ramp Ceremony”, ma lei… dov’era?

…Poi è arrivato uno al comando, ha detto “tutti a casa” ed è crollato tutto. Abbiamo lasciato ricadere verticalmente nel disastro quel paese, quella gente che stava ricominciando a vivere, nel buio più assoluto. Grazie signor presidente, la ringrazia tanto la popolazione afgana.

E nel 2003 quando a Nassyria i nostri ragazzi saltavano in aria a Base Maestrale o venivano uccisi in combattimento nella battaglia dei Ponti non l’ho incontrato…Io ci razzolavo da quelle parti…ho dormito nella Base Maestrale poco prima che saltasse, pensa un po’…

Lei no.

Potrei continuare a lungo…

Non si permetta di offendere i soldati italiani. Non ha titolo.

Non può, Lei non c’era.

 

Col. (ris.) Vittorio Lino Biondi

Commenti

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  1. E ho detto tutto !
    Bravo colonnello !

  2. Francesco Tolomei


    Ciao Vittorio, hai fatto benissimo, sono orgoglioso di aver fatto parte della Brigata Folgore.
    Francesco

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