Anno 1779: le strade della Comunità di Barga (quarta parte). La storia della Porta di Borgo e le sue vie.

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Come accennato nel precedente e terzo articolo eccoci a uscire in questi 1779 dalla Porta di Borgo per vedere cosa ci prospetta di tracciati da seguire il nostro tecnico Francesco Merrighi, autore in quell’anno del Campione delle strade della Comunità di Barga.

Prima di iniziare però crediamo sia opportuno dire qualcosa anche di questo importante sito difensivo di Barga, che oggi non mostra niente del suo passato, salvo il nome che genericamente si può sentire nominare ancora oggi, ma che ieri ebbe un’importanza che ai giorni nostri ci sfugge e solo si può intuire, proprio perché non è rimasto niente di ciò che ieri contraddistingueva questo luogo.

Infatti, secondo le ricerche dello scrivente con l’ausilio di Pier Carlo Marroni, contenute nel libro Le antiche Porte di Barga – Il Ponte di Borgo- 2012 (1), qui il luogo non era assolutamente come oggi vediamo. Infatti, quando si arrivava alla fine della discesa di Piazza, l’erta che conduce al centro del Castello, oggi Piazza del Comune o Salvo Salvi, dopo poco s’incontrava una porta, la più forte di altre due che andavano verso il Ponte di Borgo, oggi Ponte Vecchio.

Il vero nome del ponte si perse quando fu fatto il ponte nuovo, oggi intitolato ai Fratelli Lombardini, in un modo molto semplice: fatto il nuovo ponte, sul finire del secolo XIX, quello antichissimo di Borgo perse il suo nome a favore della dicitura “Vecchio” e così è rimasto.

Si è detto che dopo la più imponente Porta di Borgo che era a ridosso della Terra di Barga, ne esistevano altre due: una stava nel mezzo dell’attuale Largo Biondi, che non era così come oggi, ma solo una strada che le porte interrompevano, questo per non dare ai malintenzionati un facile accesso alla Terra di Barga. Le due porte esterne stavano sul bastione che guarda il Giardino, che aveva delle alte “cascatoie” che davano sull’attuale Parco Kennedi e che nei loro pietrami furono rifatte e rinforzate alla metà del Cinquecento. La seconda porta aveva lo stipite, uscendo da Barga, sulla destra poggiante sulle “cascatoie”, mentre la terza stava sul Ponte di Borgo a difenderne l’accesso (vedi immagine a fianco).

Il rinforzo delle difese di Barga si resero necessarie quando per lo Stato Fiorentino ci fu il periodico pericolo repubblicano contro i medicei. In pratica i fatti della repubblicana Siena che fu domata ma che vide lo scorrere di parte delle affiliate truppe guidate dallo Strozzi nella Valle del Serchio, con il possibile e minacciato assalto alla fiorentina ma medicea Barga, che appunto, si volle rinforzata. I Medici, che dirigevano Firenze, non intendevano di lasciare allo Strozzi la possibilità di avere Barga e per scongiurare quest’evenienza, appunto, la rinforzarono alla grande. Tra l’altro si accorsero che in Barga si stava approntando da parte dei silenziosi repubblicani di parte “francese” l’atto finale di una congiura, che a un certo segnale proveniente dai monti intorno, si sarebbe mostrata con la fraudolente apertura delle porte allo Strozzi ma fu scoperta e per quest’ardimento ci furono i pesantissimi castighi.

Passato il maggiore pericolo degli assedi alla Terra di Barga, dopo la metà del secolo XVII, le porte man mano si ridussero a una sola, quella che dava l’immediato accesso a Barga ma non stava, dove oggi si vorrebbe far credere, cioè, all’inizio della Salita di Piazza, bensì era più in avanti, sull’angolo destro delle case che stanno sull’ideale profilo delle mura Barga che vanno verso l’antico e ormai muto acquedotto. In pratica siamo sul profilo delle case scendendo verso il Parco Fratelli Kennedì, così come si vede nell’immagine che apre l’articolo e qui sotto.

A proposito della discesa che introduce al parco, ancora in uso, va detto che questa si attuò quando circa l’anno 1641 cascò il Ponte di Borgo e per accedere al Giardino si smontò parte delle mura del bastione, quelle attaccate al Castello e così realizzando con della terra una strada in discesa che poi risaliva l’altra sponda passando dove il ponte era crollato. Quest’idea della strada a scendere sotto i ponti fu ripresa durante la Linea Gotica, quando i Tedeschi, nel mentre che stavano ritirandosi in Lama a costituire il nuovo e ricordato fronte di guerra, loro volta fecero saltare i due ponti che collegavano la strada di Barga al Giardino. L’ultima Porta di Borgo, che un tempo aveva una soprastante stanza per le guardie, in quei 1779 abbassata poco sopra l’arco d’ingresso, fu venduta l’anno 1835 e quindi demolita dall’acquirente che era unicamente interessato al riciclo del pietrame.

Perché in quest’anno 1835 fu deciso di sfare l’ultima Porta di Borgo? Presto detto: perché si decise il progetto della strada che dal Fosso arrivava qua al Ponte di Borgo e per raggiungerlo non fu più utile l’accesso dalla Porta, così come era prima per la precedente via, che da Porta Reale, però passando dentro Barga, arrivava, appunto, alla Porta e poi al ponte di Borgo. Invece, ora, 1835, con il progetto del taglio delle case che davano sulle mura, prese avvio l’idea della circonvallazione che abbracciava, come oggi, il Centro Storico. La porta poteva esser salvata? Certamente sì, anche perché non ostacolava niente della nuova strada. Usciti dall’ormai unica Porta di Borgo, la strada di questo 1779, come detto, passava sul Ponte di Borgo e così, transitando davanti alla chiesa di San Rocco, raggiungeva la vasta area del Giardino e le altre zone.

Poco sopra si è fatto cenno a due ponti e allora, come nota aggiuntiva al nostro racconto, va detto che sul finire del secolo XIX alla via di circonvallazione che scendeva dal Fosso, inizialmente passante sul Ponte di Borgo, per le ovvie ragioni che si possono intuire e non hanno bisogno di spiegazioni, le occorse, un nuovo e più grande ponte, rispetto a quello più stretto di Borgo ed ecco la costruzione di quello che da subito si battezzò Ponte Nuovo del Giardino. Ora però è tempo di vedere quali strade partivano, uscendo da Barga e così passando sul Ponte di Borgo, in quei 1779 della relazione tecnica del nostro Francesco Merrighi, che così inizia:

 

Strada che dalla Porta di Borgo va a S. Piero in Campo.

Si dice che fatto il percorso del Ponte, trovata alla sinistra la chiesa di San Rocco: “Arrivando in faccia alla casa del fu Sig. Pietro Vannucci si prende alla sinistra … la strada che va verso il Biano (n.d.r. Albiano), poco sotto si trova la Madonnina della Bianca”. Questa è una citazione cui non sapremmo dare un senso, salvo pensare all’allora esistenza di un’importante “maestaina” che avesse quel nome e chissà! però vedi anche l’immagine della Madonna qui a fianco, ancora posta su questa via, mentre il Biano (Albiano) sappiamo che sia il paese sopra Castelvecchio.

Da questo luogo parte anche un tronco di strada di Braccia 6 (metri 3,60), che va verso San Bernardino, l’attuale via del Giardino, che passando per Canipaia, poi lungo il muro della casa del Sig. Tallinucci passa davanti alla Carraia del Picchiante, che ancora esiste e porta in Valdilago al rio Fontana Maggio. Poco sotto si va al “Crocifissino” (l’attuale via della Crocetta?), da dove a destra si va verso il Canto di Sant’Antonio, dove si arriva prendendo però “la strada di mezzo” di un trivio, che si dice sia di Braccia 4 (metri 2,40). Finita la “scesa” detta di Sant’Antonio, com’è ancora oggi, a sinistra si torna verso il Canto, mentre proseguendo a destra, lasciata la strada che va verso Castelvecchio, si prende la via che va al Piano di Sigliali, passando dalle case Diversi e poi sotto la volta del Dott. Michele Guidi, più sotto si trova la casa poderale del Dott. Ciarpi, poi inizia a destra una via che va verso gli Stefanetti, mentre più sotto, alla destra si trova la casa poderale del Sig. Mordini, più avanti quella del Sig. Giannetti e sempre alla destra quella della signora Teresa Carlini negli Ambrosini. Sempre tenendo la destra si arriva alla strada che porta al molino dei signori Cardosi. Dopo si giunge alla Casa dei Biagi e più sotto la sinistra c’è una chiesetta, dove la strada è di Braccia 6 (metri 3,60), andando ancora avanti a mano destra c’è una strada che va verso i Meoni, poi si trova un trivio, dove, andando a sinistra si arriva alla chiesa di San Piero in Campo. La strada che or ora abbiamo virtualmente percorso dai Diversi sino alla chiesa di San Piero in Campo, non era l’attuale asfaltata ma, scendendo, correva un poco più a destra.

Mi pare ovvio dire che se si dovesse fare uno schizzo di queste strade, allora nascerebbe un gran problema, perché non è facile fare un ben definito tracciato delle vie. Comunque, credo che genericamente qualche luogo si riconosce ancora oggi e a grosse linee possiamo essere in grado di fare un percorso, non esatto ma assai definibile.

 

Strada che da S. Piero in Campo va all’Arsenale de Remi e da esso alla Barca di Fiattoni.

Questa strada è quella che anche in questo racconto abbiamo lasciato al trivio prima di andare alla chiesa di San Pietro in Campo. Allora, tornando indietro a quel punto, invece di prendere a sinistra si prosegue in avanti e qui la strada è di Braccia 4 (metri 2,40) e ci porta all’Arsenale dei Remi, che scendendo s’incontra a destra, più sotto c’era la gora del molino che attraversava la strada. Qui è l’arrivo anche del torrente Corsonna, che valicato, a destra si trova la strada che ci porta a Castelvecchio, mentre andando avanti a sinistra, s’incontrava una fornace collocata sui beni di San Pellegrino, dopodiché eccoci arrivati alla Barca di Fiattoni.

Nell’immagine che è qui si può vedere la tromba di conchiglia marina con cui il barcaiolo, come un capitano di lungo corso, si alzava sulla barca e annunciava, soffiando a più non posso nella stessa conchiglia, che emetteva un forte e cupo suono, che la partenza era imminente e chi fosse rimasto indietro si affrettasse a salire, previo il pagamento del biglietto che si divideva in due, persona e merce.

 

Strada che da S. Piero in Campo va alle Fornaci.

Questa strada partiva da San Pietro in Campo e passando per l’Arsenale andava poi a sinistra, attraversando il rio senza nome che era al podere del Sig. Pagnozzi, ovviamente seguiva pressappoco, seppur a distanza, la riva sinistra del Serchio e in qualche tratto si avvicinava all’attuale via asfaltata. Passato altro rio senza nome si trovava la strada che portava al podere del Sig. Tallinucci, dopodiché ecco che si passava sul Rio di Nebbiana che scendeva dal Piano di Barga e poi altro detto del Borga. Qui la strada era di Braccia 5 (metri 3), al podere dell’Arcidiacono Carlini ecco l’attraversamento di altro rio che si dice esser chiamato dei Rigali, cui segue altro senza nome da cui partiva a sinistra un tronco di strada diretto verso San Bernardino, che tutti sanno essere in fondo al Piano di Barga. Anticamente, anno 1434, lì ci fu la prima sede del convento dei Minori Osservanti la Regola di San Francesco, detto di Santa Maria delle Grazie, ora, in questo 1779, ridotto a una chiesetta efferente alla nuova parrocchia di San Pietro in Campo, sorta circa il 1723.

Seguitando l’ignota strada ecco che si arriva a incontrare un altro ignoto rio che passava dalla casa del podere del Sig. Salvi e qui si annota che la strada sia di Braccia 3 (metri 1,80). Poco più avanti eccoci al Rio di Ranella che di nuovo interrompe la strada. Alla destra si apre un’altra strada che va agli Orsucci, località ancora esistente e segnalata, poi si arriva alla Colombaia del Sig. Cavalier Bertacchi, anche questo un luogo tutt’oggi ravvisabile, il quale si dice che, allora s’incontrasse a mano destra, quindi in quel punto la strada stava assai in costa, e questa era larga Braccia 5 (metri 3). La strada andava ancora avanti sui beni del detto Bertacchi, da cui si arrivava alla cosiddetta località Porto di Barga che era sul Serchio, ossia, al Sasso di Menante o Grotte di Gragno, qui la strada si restringeva a metri 1,20.

La definizione Porto di Barga lo dette al luogo il canonico Pietro Magri nel suo libro Il Territorio di Barga, pubblicato l’anno 1881, quando arrivò a descrivere storicamente questo importante e caratteristico luogo posto sul Serchio. In pratica era il finale arrivo della Via dei Remi, quella strada che dall’Alpe di Barga, sconfinante anche di là nel modenese allora di Barga, dopo l’arrivo tramite traini di bestie all’Arsenale di San Pietro in Campo, poi erano trasportati qui al Sasso di Menante. In certi e studiati momenti circa la portata delle acque del Serchio, questi remi ma anche tavole, erano caricate su una sorta di zatteroni, le “magliate”, e così affidati alle acque, che seguiti da un personale specifico, erano dirette all’Arsenale Mediceo di Pisa. Inutile dire che i Remi fossero, ricercatamente utili, per le galee della Marina Toscana.

 

Qui vicino al Sasso di Menante arrivava l’allora detto Rio Vicinale, che partendo dalle Rupine di Barga, passava tra la Terra di Barga e il Giardino, da cui il nome poi cambiato in Fontana Maggio. Seguita il nostro tecnico Merrighi, dicendoci che la strada poi passava sull’Isola. Qui si tace però del rio Traggiaia, dove è la Fontanina dell’Amore, però va detto qualcosa del nome l’Isola: cosa era?

Ebbene le isole le facevano il corso del Serchio quando in piena andava dove gli pareva e poi ritirandosi, magari cambiato il corso, lasciava delle terre scoperte, dette appunto isole. Queste terre nuove dettero luogo a liti infinite tra Barga e qui con la confinante Gallicano. No! È mia, perché è più vicina alla parte di Barga! Per parte sua l’altro diceva il contrario ma non finiva qui, perché, pensiamo si sia già capito, avendo citato le Grotte di Gragno, che qui s’innescava anche la plurisecolare questione del Monte di Gragno, che vide lodi anche del Papa con beghe a non finire.

Nei fatti, per queste isole, ci furono anche dei morti e ci resta anche una carta in cui si vede che i gallicanesi, appostati dietro i cespugli, sparassero ai barghigiani. Per altro possiamo dire che ci fu anche un morto nel nome di Jacopo Buglia delle Fornaci ma leggiamo Pietro Magri cosa racconta di questo fatto, cui, tra l’altro, ci fa conoscere il nome dell’isola citata da Merrighi, cioè, “Santa Lucia”:

“Nel 1573 alcuni di Gallicano, Bolognana e Cardoso s’inoltrarono temerariamente in un’Isola del Serchio denominata di Santa Lucia esistente tra il Sasso di Menante e la Grotta del Pascoletto per tagliar legname e pascolare le loro bestie in pregiudizio della Comunità di Barga, a cui competeva il dominio e non contenti di questo, uccisero un Jacopo Buglia Barghigiano, che si era opposto alla loro audacia.”

 Su quest’isola, conosciuta come Santa Lucia, oggi al “Chitarrino”, vediamo che la strada variava da tre a oltre quattro metri. Più avanti la strada incontrava il Rio dei Ciarpi, passante sotto il ponte subito dopo le case operaie verso Fornaci, allora, l’ignota strada, larga metri 3,60, era stata fatta riattare in Capo Caterozzo dal Provveditore alle Strade della Comunità di Barga. Andando avanti si trova un tronco di strada larga tre metri che va a Barga e inizia di fronte all’ignota aia del podere appartenente al Dott. Filippo Bertacchi. Lì vicino c’era il podere del Dott. Pieracchi da dove partivano due strade, una per Barga e l’altra per il Serchio. Più avanti altra strada va verso il Serchio, poi ancora oltre due strade, una per il fiume Serchio e l’altra per il podere del Marchese Angeli e finalmente eccoci a Fornaci.

Chi ha letto il precedente e terzo articolo di questa serie alla scoperta delle vie della Comunità di Barga all’anno 1779, certamente si ricorderà che la via Imperiale che scendeva da Barga per poi andare al Ponte all’Ania, passando dalle Fornaci incontrasse questa via che or ora abbiamo percorso e con queste testuali parole: A mano destra si trova l’Oratorio delle Fornaci … Dopo l’Oratorio, andando ancora avanti si poteva vedere a mano destra … La strada che viene da S. Piero in Campo. Qui correggo la mia affermazione che fosse stata poco più che un sentiero, perché era di maggiore ampiezza. (Fine quarta parte – continua)

 

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  • Le antiche Porte di Barga – Il Ponte di Borgo. Pier Giuliano Cecchi, Pier Carlo Marroni, Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2012.

 

 

 

 

 

 

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