Nella ricorrenza della morte di Antonio Mordini, una corona al monumento di Barga

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BARGA – Le date sono rintocchi della memoria che permettono di orientarci  per l’interpretazione dei fatti passati e per l’ispirazione dei nostri comportamenti: quella di ieri, 14 luglio, richiama alla memoria una figura  di grande rilievo nella storia del nostro Risorgimento nazionale:  Antonio Mordini,  il quale proprio in questo giorno di 120 anni fa, a Montecatini,  cessava di vivere.

Era nato a  Barga, il 31 maggio 1819, da  una delle più importanti famiglie di questa cittadina. Dopo essersi laureato in legge, a Pisa,  si trasferiva a Firenze, dove, nel 1845, fondava insieme ad altri  un gruppo repubblicano. Due anni dopo, nella capitale del Granducato, era fra i promotori delle manifestazioni popolari che reclamavano le riforme. Nominato capitano della Guardia Civica, nella primavera del 1848 partiva per la guerra, alla quale partecipava nella Legione Zambeccari. Poi era a Venezia col generale Pepe, ma veniva espulso dalla città dopo essere entrato in contrasto con Manin, al quale imputava eccessiva prudenza. Tornava allora a Firenze, a dirigere  il giornale “La Costituente”.  Dopo la partenza per Gaeta di Leopoldo II, veniva nominato Ministro degli Esteri  del Governo Provvisorio guidato dai triumviri Guerrazzi, Mazzoni, Montanelli. Col ritorno dei Lorena, condannato all’ergastolo, era costretto ad un lungo  esilio. Giungeva, poi, a Londra da Mazzini, che lo aveva inserito nell’organismo dirigente della cospirazione repubblicana. Con gli anni, però, si allontanò sempre più dal radicalismo istituzionale mazziniano. Legatosi a Garibaldi, veniva nominato dallo stesso, Prodittatore della Sicilia.  Più volte eletto al nuovo parlamento italiano (nel 1896 era nominato senatore del regno), dopo avere inutilmente cercato di fondare il “terzo partito” di osservanza garibaldina, finì per aderire allo schieramento della Destra.

È  stato ricordato a Barga, oggi, con una corona di fiori apposta ai piedi di quella statua fuori dalle Mura, là dove si apre il Fosso (vasto terrapieno che un tempo funzionava per le gare del gioco del bracciale), realizzata dallo scultore Raffaello Romanelli ed inaugurata la domenica del 27 agosto del 1905.

Quel giorno, oratore ufficiale fu Giovanni Pascoli, il quale dettò anche l’epigrafe apposta ai piedi della statua:

“Senatore/ XIV volte rappresentante del popolo/una volta di Garibaldi dittatore/ nell’anno in cui combatterono i Mille/ fu dei più eloquenti a suscitare/ L’Italia nuova dalla memoria dell’antica/uditelo o cittadini/ che dal bronzo perenne pronunzia sempre/ io vi dico di serrare le file”.

Stando alle cronache dell’epoca lo ascoltavano 5000 persone che occupavano con stendardi e bandiere l’immenso Fosso.

Il poeta romagnolo, presentendo la minaccia incombente di una nuova e tremenda barbarie,  come noto era approdato  a Barga, in cerca di un rifugio agreste dove  fronteggiare, con il dono della poesia, la ferinità dell’uomo. Era il 15 ottobre del 1895. Qui, nella Valle del Serchio, trovò iniziale ristoro e protezione da parte di Antonio Mordini, il quale,  ne esaltò in pubblico la figura,  nella sala del circolo Cristoforo Colombo, quel giorno in cui si festeggiava, nel 1897, il XX Settembre. Il senatore introdusse la figura del poeta, oratore ufficiale della celebrazione, decantandone i meriti artistici ed umani, tanto che il Pascoli – come ci racconta lui stesso – chinò la testa e pianse commosso.

E stretti e cordiali furono sempre i rapporti fra i due, fino alla  scomparsa del senatore.

 

Associazione Culturale Antionio Mordini

Commenti

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  1. Interessante commemorazione. Ma si può cortesemente sapere da chi è stata promossa: dalla Loggia Antonio Mordini di Barga? Chi sono le persone nella foto? Grazie, Amedeo

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