L’ultimo incontro di “In viaggio con Dante”

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BARGA – Mercoledì 17 novembre nell’Aula Magna dell’ISI di Barga alla presenza delle classi quinte, si è tenuta la quarta conferenza del ciclo “In viaggio con Dante” organizzato da Fondazione Ricci, Comune di Barga, Istituto storico lucchese sezione di Barga, Unitre Barga e Centolumi. Dopo i saluti del Sindaco di Barga dottoressa Caterina Campani, della dirigente scolastica professoressa Iolanda Bocci e della professoressa Silvia Redini, dell’architetto Cristiana Ricci per la Fondazione Ricci si è tenuta la magistrale presentazione ed il commento del canto XXXIII del Paradiso da parte del prof. Berto Giuseppe Corbellini Andreotti e del prof. Andrea Palla con il supporto del dott. Elia Tuccori alla proiezione delle immagini.

Con questo canto si conclude per altro la cantica del Paradiso e la Divina Commedia.

Il lungo viaggio dantesco, iniziato nell’Inferno dove l’uomo Dante si è perso, dopo un tortuoso e doloroso cammino, trova finalmente, nel Paradiso, il suo punto d’arrivo: la salvezza umana nell’avvicinamento a Dio.

Le relazioni di Corbellini e Palla (la prima ha spiegato la costruzione e il significato del canto, la seconda ha svolto una spiegazione analitica del testo) hanno messo ben in evidenza come Dante arrivi Dio e come informi le “genti” sull’unico modo che l’uomo ha per ottenere la salvezza.

Già nel canto XXX Beatrice aveva introdotto Dante nell’Empireo, il cielo di fuoco e sede di Dio con la sua corte divina.  Ora (dopo che quest’ultima si è congedata) è San Bernardo di Chiaravalle, dell’ordine cistercense, a guidare il poeta in quel cielo di luce e di misteri. Infatti, tramite Bernardo, Dante può chiedere a Maria e ottenere di poter guardare Dio, poi di poter ricordare per raccontare ciò che vede al mondo reale.

È qui evidente che Dante si senta investito di una grande missione: la sensibilizzazione delle genti verso la via della salvezza. Quello di Dante dunque è un viaggio che è voluto dall’alto, perché l’uomo ritrovi Dio per trovare la salvezza. Un viaggio, tuttavia, che non è fantasioso, ma reale come reale è il grande sforzo che Dante fa di vedere, di ricordare, di raccontare. Dante vorrebbe arrivare a Dio con la ragione, ma subito capisce che con l’intelletto non è possibile capire “la quadratura del cerchio” così come non è possibile capire il mistero della Trinità, che gli si presenta ora nei tre cerchi di colori diversi e il mistero dell’Incarnazione. La folgorazione della luce che pervade l’Empireo a mano a mano che si avvicina a Dio, gli rivelerà tutto, ma lo metterà nella condizione di non ricordare e di non poter spiegare. Così Dante non ricorda più ma sente una grande emozione per quello che ha provato ed è appagato.

In conclusione il poeta è sfibrato, non riesce a creare immagini. In realtà la poesia è andata oltre il “dicibile”, ha prevalso il “disio e il velle” ed ora Dante è in sintonia con Dio: la poesia è divenuta metafisica.

Come sostiene Palla, Dante arriva a Dio per un sincretismo di ragione e fede, giungendo così, ne deduciamo noi, a dare una sua risposta al dibattito filosofico-teologico del tempo sul rapporto Dio- fede-ragione.

 

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