Crisi ecologica e dignità della scienza

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In merito al dialogo sulla crisi climatica in corso, che si è sviluppato su questo Giornale nei giorni passati, volentieri pubblichiamo questa riflessione di Max Strata, divulgatore e consulente di ecologia applicata.

 

Nei giorni scorsi ho letto alcune prese di posizione sulla realtà, sulle cause e sugli effetti dell’attuale crisi ecologica globale e sul cambiamento climatico, in cui ancora una volta si parla di mancate certezze, di teorie non confermate o, al limite, di cicli naturali a cui la nostra specie partecipa in modo del tutto trascurabile. Questo tipo di interventi hanno fondamentalmente tre obiettivi: insinuare il dubbio e confondere il lettore non specializzato, sostenere una precisa visione economico-politica che tende a conservare lo status quo e dare conforto al proprio ego di fronte a qualcosa che spaventa e che non si è in grado di razionalizzare.
La scienza procede per ipotesi secondo un metodo di osservazione, sperimentazione e confronto dei risultati che è consolidato dalla cosiddetta verifica -peer to peer- (da pari a pari), oggi implementata dalla possibilità di far studiare le proprie ricerche a decine e centinaia di altri professionisti della materia, presenti nei laboratori, negli istituti e nelle università di tutti i continenti. Quando il dato è validato allora viene pubblicato su riviste specializzate e dopo ulteriori verifiche diventa acquisito dalla comunità scientifica internazionale. Questo processo è garante del rilievo dello studio che è stato effettuato e poiché si tratta di un confronto pubblico, può avvenire che non tutti gli attori siano d’accordo. Che una irrisoria percentuale di studiosi esprima incertezza o contrarietà ad una determinata tesi è un fatto del tutto normale ma ciò non inficia il risultato finale. Bene, questo è accaduto e sta accadendo con le ricerche effettuate a partire dagli anni ’60 del XX secolo, sul depauperamento degli ecosistemi marini e terrestri e sul riscaldamento globale causato dalle attività umane. Le ricerche, a cui hanno partecipato e a cui continuano a partecipare migliaia di studiosi, anche per conto delle Nazioni Unite, hanno accertato le cause del fenomeno e ne hanno descritto la traiettoria futura a breve, a medio e a lungo termine, utilizzando degli scenari a più variabili. La gravità della situazione non è più in discussione tanto che si è sentita la necessità di individuare accordi internazionali per mitigarne gli effetti più invasivi. Ecco, la dignità della scienza è tutta qui e sta nella trasparenza di un’ipotesi e nella altrettanto trasparente produzione delle risposte all’intuizione di partenza. Deve essere chiaro che le acquisizioni scientifiche sono in costante divenire ed è necessario che abbiano un elevato grado di attendibilità e di riscontro oggettivo per poter essere considerate efficaci. In altre parole, i limiti della scienza non ne
inficiano la veridicità. In questo senso è curioso e inquietante al tempo stesso, vedere che quando si ha necessità ci si affida senza indugio alle capacità di un medico, ai calcoli di un ingegnere, alla preparazione di un chimico ma che poi si possa mettere  in discussione o addirittura ci si prenda gioco del lavoro degli scienziati, quando questi affermano qualcosa che a noi risulta psicologicamente sgradito.
In effetti non è piacevole venire a conoscenza che la produzione di rifiuti inquinanti, che il massiccio uso di materie prime e di energia da combustibili fossili o che il rapido aumento della popolazione umana, hanno conseguenze nefaste su scala globale. E’ inquietante venire a sapere che le dinamiche complesse dell’atmosfera repentinamente modificate da una eccessiva produzione di gas serra, sono capaci di alterare i cicli climatici a vari livelli, in pochi decenni e non nell’arco di millenni. E’ sinceramente spaventoso vederne già alcuni effetti e comprendere come questi si intensificheranno non se saremo in grado di intervenire adeguatamente.
Pertanto si può essere scettici, ironici o addirittura offensivi, ma ciò non cambia i fatti. Si può anche avere una buona penna e magari riuscire ad influenzare chi non ha tempo ne voglia di informarsi correttamente e direttamente alle fonti attendibili e documentate. Ci si può spingere ad affermare che siamo davanti a qualche specie di complotto ma è palese che l’insussistenza e l’autoreferenzialità di questo atteggiamento può solo peggiorare le cose.
In conclusione, la scienza ci offre gli strumenti per interpretare la realtà che abbiamo di fronte ma sta a noi coglierne il significato e la portata. Essa non va confusa con lo scientismo, ovvero con l’idea che questa sia capace di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’essere umano e se è fondamentale che sia presente un costante dibattito sulla sua eticità e sulle sue possibili conseguenze negative è altrettanto opportuno coglierne tutta la potenzialità quando ci offre la possibilità di fare luce laddove non vediamo o dove i nostri sensi ci ingannano.
E’ in questo che la scienza trova la sua forza e la sua legittimazione.
Far finta che la crisi ecologica sia inesistente o non rappresenti un pericolo da prendere sul serio o che sia una fissazione per taluni che altrimenti non sanno come mettersi in mostra, è il più grande errore che si possa commettere.

Max Strata

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