La crosta d’oro, il primo libro di Marzia Giambastiani

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Sabato 6 settembre, presso il Conservatorio di Santa Elisabetta, si è tenuta la presentazione del libro “La crosta d’oro” della prof. Barghigiana Marzia Giambastiani, edito da Albatros nella collana “I Saggi –Nuove Voci”.

Un’opera che ha tutto il sapore di un diario ragionato diviso in tredici giornate, in cui l’autrice distende analiticamente i suoi ricordi professionali d’insegnante prima alle elementari in varie scuole della provincia di Lucca, poi alle Superiori di Barga, oggi Liceo delle Scienze Umane, dove ora insegna in attesa che giunga quell’agognato giorno che segue le sette croste del duro lavoro d’insegnate, la crosta d’oro della pensione.

A fare gli onori di casa il presidente della Fondazione Conservatorio di Santa Elisabetta avv. Alberto Giovanetti mentre la presentazione del libro è stata a cura della prof.ssa Paola Stefani, ex collega di Marzia Giambastiani, che di fronte alla vasta platea degli intervenuti ha tratteggiato la valenza del libro, leggendone anche vari passi, concludendo che il lettore attento potrà rendersi conto e capire qualcosa sullo stato attuale della scuola, di come sia vissuta e quanto abbia perso del suo ruolo di formazione.

Alle parole della Stefani hanno fatto seguito quelle di Marzia Giambastiani, che oltre a porre l’accento e precisare vari passaggi della sua opera e del suo sentirsi inadeguata, per l’età e il vissuto, al nuovo del mondo della scuola, ovviamente sono state anche di sentito ringraziamento per la bella giornata e per l’accoglienza riservata alla sua prima fatica letteraria.

Al termine ci sono stati vari interventi di colleghe dell’Autrice, tra cui quello del neo dirigente delle superiori di Barga, la prof.ssa Catia Gonnella di Barga.

A seguire stralciamo dal libro la presentazione dell’Autrice, ma prima di farlo ci preme rilevare un aspetto importante della pubblicazione, la scorrevolezza della sua lettura unita all’onestà del racconto, con note di verità distese, appunto, con sincera e talvolta amara visione degli eventi vissuti e percepiti anche in famiglia:

Perché questo scritto?
Nella vita c’è sempre un momento in cui si sente il bisogno di dire la propria verità, di esternare ciò che pensiamo veramente a un pubblico che ci auguriamo sia il più vasto possibile.
Ciò che narro non è espressione di fantasia, ma sono avvenimenti vissuti, è l’esperienza di una maestra elementare prima e di una professoressa di liceo poi, di una donna, di una madre …
Le mie riflessioni sono organizzate in giornate, tredici, e le esperienze ivi narrate seguono un ordine temporale negli anni. Ho scelto tale forma per sottolineare il carattere di questo scritto che non è un’opera sistematica né analisi pedagogica; sono squarci, pennellate di un quadro di vita dove la scuola è in primo piano. Una scuola che amo, ma della quale vedo e vivo le contraddizioni e, nell’affrontarle, scopro anche la mia inadeguatezza.”.

Pier Giuliano Cecchi

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