Simone Togneri a “Racconti nella rete”

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Simone Togneri, lo scrittore barghigiano autore di due interessanti libri ispirati al thriller noir, parteciperà recentemente all’antologia 2008 del premio Racconti nella rete organizzato da Lucca Autori giunto alla sua XVI edizione (www.luccautori.it).Togneri sarà presente in particolare all’incontro in programma il 19 ottobre presso l’ex corte d’assise Palazzo Ducale – Lucca. Alle 17 interverrà come uno dei vincitori di Racconti nella Rete: Giuseppe Sanalitro, Pietro Ratto, Lenio Vallati, Raul Sciurpa, Laura Badaracchi, Simona Tanzini, Marina Salucci e, appunto Simone Togneri (nella foto con lo scrittore David Baldacci).
La manifestazione, nel suo complesso, si svolgerà dal 16 al 19 ottobre con il seguente programma:
GIOVEDI 16 OTTOBRE
Ore 9.30 – Sala Rappresentanza Comune di Viareggio
L’amore ai tempi del liceo. Incontro con ENNIO CAVALLI “L’imperfetto del lutto” (Aragno) – libro finalista al Premio Viareggio Rèpaci 2008. Partecipano gli studenti del liceo scientifico Barsanti e Matteucci.
VENERDI 17 OTTOBRE
Ore 9.30 Villa Bottini – Via Elisa – Lucca
” I neri e i rossi nella guerra civile: storie di parte e di patria”.
Incontro con MARIO BERNARDI GUARDI e PAOLO BUCHIGNANI. Partecipano gli studenti del Liceo Classico Machiavelli di Lucca.
Mario Bernardi Guardi presenta il libro “Fischia il vento ed urla la bufera perché portiamo la camicia nera (storie della parte sbagliata)” (Nuove Idee).
VENERDI 17 OTTOBRE
Ex corte d’assise Palazzo Ducale – Lucca
Ore 17 incontro con i vincitori di Racconti nella Rete – Armando Barone, Massimo Padua, Paola Azzarini, Lorenzo Mulas, Carmela Tuccari, Anna Pisani.
Intervengono Anna Spissu, Maria Grazia Cofano
Ore 17.30 incontro con SCUOLA HOLDEN – Intervengono il direttore dei corsi GIANLUCA PALLARO e lo scrittore MARCO LAZZAROTTO “Le mie cose” (Instar Libri).
Alle 18 incontro con il direttore di Rai International
PIERO BADALONI che parlerà del suo libro “Tutti pazzi per Berlino” (Sperling & Kupfer)
Interviene Franco Solfiti.
SABATO 18 OTTOBRE
Ore 9.30 Auditorium Scuola Media Carducci – Lucca
Incontro con la scrittrice DOMENICA LUCIANI che parlerà ai ragazzi de “Il mistero della città fantasma” (Giunti)
SABATO 18 OTTOBRE
Ex corte d’assise Palazzo Ducale – Lucca
Ore 17 incontro con i vincitori di Racconti nella Rete – Stefania Bonomi, Michele Sommaruga, Lucia Sallustio, Luca Bugnone, Andrea Masotti, Lidia Grimaldi, Valentina Pascarelli, Licia Pizzi.
Premio Gufetto d’Argento assegnato a Davide Crudetti.
Intervengono Elena Torre, Stefano Carlo Vecoli, Damiano Battistoni.
Ore 18 incontro con LIDIA RAVERA cha parlerà del suo ultimo libro “Le seduzioni dell’inverno” (Nottetempo). Libro finalista al Premio Strega 2008.
DOMENICA 19 OTTOBRE
Ex corte d’assise Palazzo Ducale – Lucca
Ore 17 incontro con i vincitori di Racconti nella Rete – Giuseppe Sanalitro, Pietro Ratto, Lenio Vallati, Raul Sciurpa, Laura Badaracchi, Simona Tanzini, Marina Salucci, Simone Togneri.
Ore 17.30 “Historias” di Edoardo De Angelis
Ore 18 Ex corte d’assise Palazzo Ducale – Lucca
Incontro con DACIA MARAINI che parlerà del suo libro “Il treno dell’ultima notte” (Rizzoli).
Gli incontri a Palazzo Ducale sono condotti da Maria Elena Marchini e Vittorio Castelnuovo. Letture a cura di Elena Bonini.

Da L’Avanti!, recensione alla rassegna

Racconti nella Rete 2008, un infinito bisogno di comunicazione
La settima edizione del Premio Letterario Racconti nella Rete é stata davvero ricca di contributi provenienti da tutto il Paese, segnale sia dell’importanza e del successo che questa originale iniziativa continua a raccogliere da anni, sia del bisogno di comunicazione e di espressione cui va incontro. Per esempio i due racconti della sezione per bambini, presenti nell’antologia, sono privi degli accenti stucchevoli a cui il genere potrebbe indulgere e si limitano a raccontare fiabe davvero accessibili a giovani lettori e fortemente educative, senza pretenziosità intellettuali e didascalie eccessivamente insistite. Così è la vicenda di “Paolino e il calorifero”, un personaggio che entra in empatica comunicazione con gli oggetti dotando tutta la realtà che lo circonda di un’anima, espressione della capacità dello stupore e dell’ascolto, che so­no qualità ormai perdute dall’uomo contemporaneo. “La disegnatrice d’alberi” è una favola ben costruita per insegnare ai bambini il rispetto dell’ambiente e il valore della fantasia.
Passando invece alla sezione degli adulti i racconti selezionati presentano una eterogenea gamma di soggetti e tecniche narrative, che vanno dal monologo intimista, alla descrizione realistica, dal genere grottesco a quello surreale o fantastico. “Il matto della carta” è un monologo ben costruito senza retorica e con un bel ritmo dove la carta, cosa di poco valore, diviene metafora dell’emarginazione e dell’abbandono dei più deboli. La follia intesa come liberazione e difesa è anche la tematica di “Paradosso libero”, racconto attualissimo sul disagio giovanile, sulla mancanza di punti di riferimento, soprattutto affettivi, più che un paradosso una “caduta libera”, dato che nella progressiva auto distruttività del protagonista non interviene nessuna forza di volontà, nessuna risoluzione razionale, nessuna guida a frenare la sua corsa verso la follia. Sulla stessa linea di un dolore sordo che avvelena lentamente è il racconto “Come una vera famiglia”, costruito quasi interamente su un dialogo in cui nessuno si parla, se non alla fine, quando il morso della sofferenza viene condiviso come il pane su una tavola.
Quasi una sceneggiatura alla Tarantino il divertissement di Simone Togneri “Portale i miei saluti”, dal ritmo veloce e piacevole di un pulp, dove ogni aspetto della narrazione è risolto nell’azione, anche la semplificata psicologia dei personaggi e non c’è tempo che per riflessioni brevi quanto esclamazioni.
Tra un passato trasognato e uno sconsolato futuro da fantascienza si ambienta il racconto “21 marzo 2058” di Carmela Tuccari, narrazione dell’ultimo giorno di vita di un novantenne alle prese col disamore dei propri figli e le conseguenze aberranti di un progresso privo di controllo. Nello scenario desolato di una società modificata da esperimenti genetici e di una biosfera al veleno, la vecchia signora si rifugia nei ricordi più belli, rievocando colori e sapori di un passato in cui le cose non avevano ancora perso autenticità e calore.
Bella la sospensione creata dal racconto “Si è spezzato il filo dei panni stesi”, dove sulla forza primitiva dell’oceano e di un paesaggio africano lussureggiante e semplice, solo accennato all’inizio e alla conclusione, tiranneggia il cervellotico groviglio sentimentale di una donna sradicata dal contatto con la natura e con le cose, attardatasi fin troppo nello scegliere la solidità dei valori fondamentali.
Pesantemente drammatico il tono de “La bestia dentro” nel descrivere lo stereotipo di una relazione extraconiugale, debolmente condita dal riferimento all’arte, quale territorio emotivo al di là del bene e del male, espressione immediata di verità irriducibili ai paradigmi della quotidianità. Ed è ancora la bellezza il luogo d’incontro di due anime sensibili al linguaggio artistico, in un mondo devastato dalla guerra. L’incontro di Virginia Woolf con Vita SackvilleWest, amica e amante della fa­mosa scrittrice, nonché ispiratrice del romanzo “Orlando” è infatti il tema di “8 novembre” di Licia Pizzi, racconto di un amore diverso e profondo sapientemente costruito intorno al gioco dolceamaro dell’attesa e della lontananza. Né “Il bigliettino rosa” di Giuseppe Sanalitro il mondo di un uomo che sopravvive al suo unico amore perduto, consolato unicamente dalla musica e dalla presenza di un gatto immaginario, improvvisamente, quasi fosse un premio alla fedeltà e alla speranza, si apre sul mistero dell’aldilà, alla visione certa attorno a un semplice viaggio di rientro a casa un vero e proprio thriller semicomico dal lieto fine.
Con delicatezza ma senza sentimentalismi tocca una tematica di co­cente attualità il racconto di Andrea Masotti “Mahmadou”, che fin dalle prime righe precipita il lettore nella vivacità di una conversazione poliglotta dove la voglia di comunicare di Yusuf si impone su tutti gli ostacoli di una difficile integrazione. Due lauree e tanta umanità, Yusuf, ma niente lavoro e nessun amore: “Ho attraversato un deserto e ne ho trovato un altro”, dice, e aggiunge un’innegabile verità “Quando hai sete bevi, no?”. È una saggezza semplice e incrollabile quella di Mahmadou, che affida la propria vita a Dio, sia Egli Allah o Gesù, che importa, felice di essere vivo.
Si apre con toni surreali e si conclude nel paradosso, costruendo simpatie intorno a un personag­gio per poi vanificarle a favore di un altro, il racconto “Qui pro quo” di Lorenzo Mulas. Lo stile è scarno, essenziale, il ritmo cadenzato e asfittico come le lancette dell’orologio che scandiscono lentamente il tempo della colpa. La morale: vince sempre il più corrotto e chi è privo di coscienza.
L’autore di “In fila indiana”, immagina, fra corsi e ricorsi storici, una futura società reazionaria, in cui vige una morale retrograda e razzista, che accetta solamente cittadini completamente conformati al sistema, inquadrati in un preciso stile di vita, che rende vani e impossibili confronti e comunicazione, caricatura forse fin troppo poco velata della situazione attuale, dove uno Stato nemico dell’individuo e del suo fondamentale diritto alla libertà finisce per controllare qualsiasi ambito dell’umana convivenza. Espressione di un vago desiderio di rivalsa nei confronti dello Stato ma anche dell’intera società è pure il racconto “Prima o poi”, il cui protagonista vive nella costante paura che il grande occhio del sistema lo colga in fallo, lui che non si è mai sentito in regola una sola volta nella vita e che possiede, come sola difesa da spendere, qualche espressione colorita in romanesco.
Molto poetico è invece che la protagonista del racconto “L’anello” pensi il suo destino al sicuro in mano a dei bambini, come poetico è il modo in cui l’autrice descrive le cose e le persone quasi accarezzandole, mentre si consuma, fra incertezze che ne minano la risoluzione, l’esito di una scelta definitiva, facilitata da un singolare deus ex machina, che infine, nelle vesti di una corpulenta tassista, scioglie i residui di dubbio e accelera la svolta verso una nuova vita. Poi c’è una speranzosa fiaba metropolitana, “La doppia vita”, storia di due bambini divisi tra i genitori separati, asciutto ritratto della famiglia allargata contemporanea con un’inaspettata fresca e ottimistica visione della vita e dell’amore.
“Scacco matto” è invece metafora dell’irriducibilità della vita e delle sue policrome sfaccettature ad una questione di schieramenti e prese di posizione. Chi detiene la verità e la ragione? Le cose viste da angolature diverse mostrano risvolti inimmaginabili ed è sempre meglio, sembra voler dire il racconto, fare lo sforzo di superare le divisioni e gli schemi mentali se si vuole veramente accedere alla sorprendente ricchezza del mondo.
Sceglie la tecnica narrativa di un lungo flashback invece il racconto intimista di passione e morte de “La scelta”, una riflessione piena di pathos sull’incapacità e l’immaturità etica di una decisione che escluda ipso facto, le caleidoscopiche possibilità della vanità. Il mito dell’amore si colora invece di toni fiabeschi e rosa nel racconto “George” di Lenio Vallati, storia di un sentimento che nasce come fiore tra le macerie di una guerra, quella degli Stati Uniti contro l’Iraq, gridando la sua eterna verità contro la cultura dell’odio e del potere.
Surreale, impalpabile e sospesa è invece l’atmosfera creata dal raccontoal sapore fantascientifico “La morte del sole” di Marina Salucci, dove, in uno scenario apocalittico la materia implode e gli individui tornano ad unirsi in un convulso e magnetico magma primordiale. Il cielo cade addosso all’umanità. La mancanza agghiacciante della nostra stella dà finalmente ai protagonisti il coraggio di azioni che la morale non avrebbe mai permesso mentre una nuova aurora di nietzschiana memoria sorge su un mondo uscito dai propri cardini e libero da qualsiasi divinità. Anche nel giardino edenico ambientazione del filosofico Il primo uomo, non si avverte la voce di Dio, poiché il soliloquio di un Adamo troppo preoccupato dal proprio ego ne copre la presenza, quasi a dire che peccato originale sia la trasposizione del primo comandamento “ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”, nell’incapacità di amare se non se stessi. Provocatorio, volutamente ambiguo e allo stesso tempo disarmante, “Il primo treno dopo le sei”, di Paola Azzarini il cui protagonista, un non meglio precisato trans, porto franco di desideri e fantasie, vende dietro gli angoli della stazione, esperienze scabrose da dimenticare a uomini e donne annoiati dagli im­pegni quotidiani. Transfert delle perversioni al­trui, quaderno bianco da imbrattare, demonio tentatore e angelo senza ses­so, il protagonista si scioglie, ma solo alla fine, in un’unica preghiera, lasciate che il mio corpo la notte si sgretoli nel nulla e possa volare via.
Demetrio Brandi

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