FORNACI – Un pubblico da grandi occasioni ha voluto abbracciare, metaforicamente ma non troppo, il figliol prodigo Gianni Chiesa che ieri pomeriggio, felice ed emozionato, ha presentato a Fornaci di Barga presso la Biblioteca Gli Incartati il suo libro “Tranquillo Dottore, ci penso io”
Fornacino Doc, tanto da affermare che nelle sue vene scorre sangue rosso/blu (i colori dell’ US Fornaci), vive con la moglie Glenda (anche lei Fornacina) ed i figli Siria ed Edoardo a Pistoia e svolge la sua professione di chirurgo ortopedico presso l’ospedale di Pescia. Un legame profondo quello di Gianni con il suo paese d’origine dove coltiva ancora solide amicizie, tra queste quella con Fabio Quintavalli che, con maestria ed ironia, lo ha accompagnato nell’illustrazione di questo libro che è un insieme di storie ed emozioni che escono oltre l’ambulatorio e la fredda sala operatoria.
Dallo scritto traspare l’amore, la passione e la dedizione che Gianni manifesta nella sua professione dove contano un’alta competenza ed a volte anche un certo distacco ma dove il cuore è indispensabile perché questo lavoro, nolente o volente, ti permette di entrare nell’intimo delle persone.
Fare il “sega ossi” può anche essere sufficiente: se qualcuno mi deve aggiustare basta che lo faccia nel modo giusto, non importa come. Spesso l’antipatia cede alla stima.
Se però il chirurgo riesce a stabilire una connessione emotiva con il proprio paziente i risultati saranno migliori.
Quando si varca la soglia della porta a vetri con scritto Settin F i sentimenti e perfino il nome del paziente non esistono più, è diventato un femore, una caviglia o una bi-ossea di avambraccio. Il nostro corpo ha bisogno delle energie giuste, della volontà di ripartire, di determinazione, forza ed ottimismo perché quel chiodo, quelle viti, anche se ben posizionati, sono un elemento indispensabile ma non sufficiente. L’assurdità è che questo “intervento” non viene richiesto, non fa parte dei protocolli, né al medico né al personale sanitario.
La notte prima di un intervento particolare le ore sono lunghissime, ci si rigira nel letto, la gola si secca. Si rispolverano mentalmente i consigli dei Maestri dell’ortopedia. La mattina dell’operazione ce la metti tutta ma qualcosa non è andato come doveva andare, esci dalla sala operatoria insoddisfatto e devi dirlo al paziente che sicuramente non capirà “ma come? Siamo nel terzo millennio!”.
Errare umanum est recita una locuzione latina ma in questo caso non vale. “Certe cose non devono succedere” “ne parlerò con il mio avvocato” ed i sorrisi ed i gesti di gratitudine diventano coltelli affilati e fanno male, molto male perché nessun medico vuol fare del male al proprio paziente.
Purtroppo non si possono prevedere le complicanze né, tanto meno, l’errore umano è forse qualcosa legislativamente parlando dovrà essere fatto perché se per ogni mancanza, anche molto piccola, ci si rivolge all’avvocato (non me ne voglia l’Avv. Quintavalli) si rischia di inficiare il lavoro del medico che in tanti momenti sarà costretto ad agire con il “freno a mano tirato”.
Tanti sono gli episodi, le storie che potrebbero essere raccontate ma lascio il gusto di leggerle a chi ha comprato questo libro carico di umanità e sentimento che fa bene all’anima e riconcilia il paziente con il medico “Ai miei pazienti, che si sono presi cura di me” recita la dedica in prima pagina.
Un doveroso ricordo è stato fatto anche con la consegna di una maglia dell’ US Fornaci con nome e numero 1, al babbo di Gianni Chiesa, Mario, scomparso qualche mese fa, che tanto ha dato per il suo paese da presidente della sportiva, come Consigliere Comunale e fautore della famosa “Ciminiera d’Argento” che tante personalità del mondo sportivo portò a Fornaci di Barga.
Un grazie ed un grosso abbraccio a Gianni che con la sua umiltà ed umanità ci ha regalato un pomeriggio indimenticabile, a Fabio che con simpatia ha accompagnato l’amico di sempre, al vice sindaco Lorenzo Tonini che ha portato i saluti dell’amministrazione ed ha raccontato un aneddoto che lo riguardava, alla Consigliera dott.ssa Gaetanina Napolitano che è stata uno dei medici di riferimento affinché Gianni iniziasse la professione, alle infermiere dell’Ospedale di Pescia che hanno voluto essere essere presenti in questa avventura del loro dottore ed a tutti I presenti veramente numerosi, attenti ed affettuosi.


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