Salutiamo il Carnevale che vien sempre dopo Natale…
Febbraio è il mese del Carnevale, questo nome non si sa di preciso da dove arrivi, forse dal latino “carnem levare”, cioè togliere la carne, oppure “carni vale dicere”, cioè dire addio alla carne.
Tutti e due questi significati si adattano bene a questa tradizionale festa popolare che precede immediatamente la Quaresima, caratterizzata da una più o meno rigorosa astinenza dalla carne.
I primi carri allegorici, ancora oggi tipici dei cortei mascherati, nacquero a Firenze nel diciannovesimo secolo. Su di essi, in sontuosi costumi, stavano dei fantastici personaggi mitologici, leggendari che lanciavano fiori o monete oppure offrivano dolci e coppe di vino.
Le più famose manifestazioni carnevalesche italiane si svolgono a Venezia e a Viareggio, ma ugualmente divertenti, anche se meno conosciute, sono alcune tradizioni diffuse in tutta Italia: “Battaglia delle Arance a Ivrea”, “Scherzo dell’Albero a Sastriano” (Potenza), “Sagra della Bugia a Le Piastre” (Pistoia)….
Le vere maschere però non sono quelle che salutano dai carri mentre sfilano per le vie delle città, ma i personaggi della Commedia dell’Arte che, con i loro pregi e i loro difetti, ancora oggi fanno sorridere adulti e bambini, soprattutto però a teatro. Esse apparvero sulle scene nel 1600–1700 e rallegrarono le rappresentazioni di tutti i paesi. Una volta i nobili, i principi e i sovrani volevano queste maschere a recitare commedie nei loro palazzi, quelle più conosciute furono: Arlecchino, Pulcinella, Colombina, Pantalone, Balanzone, Brighella, Stenterello…

Chi non ricorda la pigrizia e la fame eterna di quello scansafatiche di Arlecchino, l’astuzia di Colombina, la tristezza di Pierrot? Ma difficilmente oggi un bambino chiede un costume di queste maschere, preferisce travestirsi da un personaggio dei cartoni animati o del mondo dei videogiochi…
La principale maschera tradizionale toscana è comunque Stenterello Porcacci, fiorentino, creato da Luigi del Buono, personaggio forse autobiografico, povero in canna e sempre affamato, mingherlino, quasi cresciuto a stento, con sopracciglia folte e marcate, fronte ampia e naso prominente.
Fu forse ispirato da un personaggio realmente esistito, un mendicante che stazionava in via della Scala, a Firenze. Stenterello è di bassa estrazione sociale, spesso è alticcio e si schiera sempre dalla parte dei deboli, grazie alla sua astuzia raggiunge sempre il suo fine.
Veste giacchetto e panciotto di colori diversi fra loro, calzoni al ginocchio e calze spaiate, tricorno e parrucca con codino all’insù. Pur essendo la maschera toscana più conosciuta, nel tempo ha perso importanza ed è stata sostituita da altre più moderne, come Burlamacco e Ondina, che insieme rappresentano il Carnevale di Viareggio.
Il nome Burlamacco è un richiamo alla burla carnevalesca e il suo significato ha diverse spiegazioni: Burlamacca è il canale che attraversa Viareggio, Burlamacco è anche un nome che si avvicina a quello di un personaggio del Decamerone del Boccaccio, il Buffalmacco. Potrebbe anche derivare dal nome di un uomo politico della Repubblica di Lucca, Francesco Burlamacchi, quasi certamente, comunque è uno pseudonimo che usava il suo autore in certe opere.
Il suo cappello è quello degli ambasciatori lucchesi ed i colori richiamano quelli del Comune di Lucca.
La maschera è stata creata nel 1930, insieme alla sua compagna Ondina, una giovane bagnante di quegli anni, dal pittore Uberto Bonetti. È un insieme di caratteristiche delle principali maschere italiane dell’epoca: il cappello di Rugantino, il mantello del Dottor Balanzone, il costume a scacchi di Arlecchino, la giorgiera bianca di Capitan Fracassa (o Spaventa) e il bottone bianco di Pierrot.
Dopo la sua prima comparsa la maschera rimase senza nome per ben otto anni.
Nel 1988 Burlamacco è entrato, come maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
Ondina ha un’importanza secondaria all’interno del Carnevale di Viareggio ed è rappresentata in costume da bagno e cuffia. Costituisce il simbolo dell’estate vacanziera sulle spiagge viareggine. La prima apparizione risale al 1931, nel manifesto pubblicitario dell’edizione del Carnevale di Viareggio.
Sfogliando un vecchio dizionario enciclopedico ho scoperto l’esistenza di un’antica maschera popolare, il Contadinello di Lucca, uomo bonario e sempre allegro, che passeggiava al mercato portando con sé un gran cesto di verdure e fiori da regalare alle signore che incontrava.
Vestiva pantaloni a fiori, giacchetto ed un cappello a tre punte.
Il Contadinello di Lucca non è una maschera ufficiale del Carnevale lucchese (ruolo oggi ricoperto da Lucchetto), ma è una figura legata alla cultura contadina e all’etnografia della Piana di Lucca. Spesso il termine viene associato a diverse rappresentazioni: è una figura che incarna il lavoratore rurale della zona, celebrato nel Museo Contadino della Piana di Lucca, che raccoglie testimonianze della vita e dell’artigianato agricolo del diciannovesimo e ventesimo secolo.
Pur non avendo i tratti tipici di una maschera della Commedia dell’Arte, come Stenterello, rappresenta l’animo popolare lucchese e partecipava ai “carnovali” urbani prima della loro interruzione nel 1847.
Oggi, comunque, la maschera che rappresenta Lucca è il moderno Lucchetto, ideata dal collezionista Piero Caniparoli che si è ispirato ad un figurante presente su medaglie celebrative coniate nel 1870 dalla storica Società del Carnevale di Lucca ed è nata per dare alla nostra città un proprio simbolo carnevalesco.
Il suo cappello riproduce infatti la forma delle celebri mura di Lucca ed i colori bianco e rosso sono quelli tipici della nostra città. Anche il nome non è casuale, evoca infatti il carattere tipicamente riservato e discreto dei Lucchesi, spesso descritti come ermetici, cioè chiusi come lucchetti.
Lucchetto ha debuttato ufficialmente durante le sfilate di Lucca in Maschera dove ha il compito cerimoniale di accogliere sulle mura cittadine le maschere di Viareggio, Burlamacco e Ondina.

Carnevale in rima
Le maschere di Carnevale sono tante,
colorate e vivaci tutte quante.
Nella Commedia dell’Arte son tradizionali,
nelle sfilate dei carri più reali.
Quale città o paese non apre il Carnevale
con una maschera più o meno singolare?
Mondovì ha il Moro, Vercelli il Bicciolano,
Acquapendente ha Saltaripe e Farinella è a Putignano,
ma anche Viareggio ha Burlamacco e Ondina,
la compagna che rappresenta l’estate ormai vicina.
Solo Lucca che aveva un Contadinello gentile e premuroso
ha messo questa maschera a riposo.
Poche notizie su un vecchio dizionario
è tutto quel che resta di questo personaggio leggendario!
Se qualcuno ha notizie su di lui,
le faccia conoscere anche a noi!
Intanto a Lucca il Lucchetto è arrivato
ed anche a Viareggio si è presentato.
Ora Lucchetto, Burlamacco e Ondina
sfileranno su un carro fino a mattina!



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