ROMA – L’amico Vittorio Lino Biondi, oltre ad essere un affidabilissimo e competente esperto di storia militare e sicuramente il massimo conoscitore di quelli che sono stati gli avvenimenti della Battaglia di Sommocolonia – lui che ha sangue di Sommocolonia nelle vene e che quella tragedia l’ha vissuto attraverso i ricordi del padre Bertino e della famiglia -, ha anche una notevole vocazione artistica. Che si esprime attraverso le fotografie che realizza e che sono spesso dei veri capolavori. Spesso ne pubblichiamo, insieme ai suoi articoli storici, anche sulla versione online del Giornale di Barga.
Sicuramente ne è un esempio questa foto dal titolo “Porticato di Lucca” che è tra le 22 selezionate per partecipare alla mostra che sarà esposta da domani, mercoledì 4 febbraio nella Galleria Dantebus Margutta in via Margutta 38 a Roma dove l’esposizione rimarrà aperta sino al 26 febbraio.
Le foto venivano scelte anche attraverso una votazione online e quella di Vittorio si trova al secondo posto del catalogo.
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Descrizione dell’immagine
La fotografia di Vittorio Lino Biondi si colloca in quel territorio raro in cui lo sguardo diventa atto meditativo e la visione si trasforma in architettura interiore. In Porticato di Lucca lo spazio è interpretato, ordinato, trasfigurato. Il porticato del chiostro di San Francesco emerge come una sequenza ritmica di archi e ombre, in una prospettiva quasi borrominiana o escheriana, dove la linea guida l’occhio verso un punto di fuga che è insieme visivo ed esistenziale. La luce calibrata scivola sulle superfici creando una dialettica raffinata tra pieni e vuoti, tra presenza e assenza. La figura solitaria in abito scuro, collocata in lontananza, non interrompe l’armonia compositiva, ma la amplifica: è misura umana dentro l’ordine architettonico, fragile presenza che rende tangibile la vastità dello spazio. L’artista invita a sospendere il riconoscimento immediato per entrare nella contemplazione pura. Il porticato diventa così luogo di passaggio e di attesa, tempo sospeso tra luce e ombra, tra passato e presente. La fotografia si fa silenziosa, quasi ascetica, rimandando alla lezione di Luigi Ghirri, con il quale condivide l’attenzione per l’equilibrio formale e la capacità di trasformare l’architettura in pensiero visivo. Tuttavia, in Vittorio Lino la geometria assume un valore più metafisico, evocando la solennità del sacro e la quiete del chiostro.


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