“…del gesso cadde inavvertitamente sul volto di una statua mentre il frate artigiano stava lavorando intorno a certe decorazioni. Il gesso seccò, rimase l’impronta ed al buon frate venne un’idea: creare un sistema di modelli, di stampe, di colate; la figurina.”
(leggenda raccolta da Mario LENA tramandata da padre in figlio a Coreglia Antelminelli).
Presso l’Archivio di Stato di Lucca si trova un documento che già dal 1373 parla di “figuris giessi”. Dal XVI secolo numerose famiglie della Val di Lima, e della Media Valle del Serchio lavoravano ai “gessi dipinti”; alcune ditte locali li producevano, le donne li pulivano e li dipingevano, gli uomini andavano in giro per il mondo a venderli.
L’immagine iconica del “figurinaio”, con pantaloni grezzi, scarpe robuste, giacca di fustagno, cappellaccio e canestro al braccio ricolmo di figurine colorate. Partivano in gruppi, organizzati in “compagnie” che in genere riunivano persone di paesi vicini, per darsi mutua assistenza e appoggio; uno dei più anziani che c’era già stato faceva da guida, da “uno che ce lo sa già”. Stavano via anche tre quattro mesi per portare a casa un po’ di denaro. Tempi difficili.
In giro per le strade di Londra, di Liverpool, di Edimburgo, di Parigi, Berlino, “Nuova Iorke”, Chicago o Rio de Janeiro. Si dice che, quando Cristoforo Colombo sbarco, trovo uno di Lucca con un canestro al braccio che vendeva le “figurine”
Ancora negli anni ‘60 nelle nostre valli c’era una diffusa economia, sommersa ma florida, fornita dalle donne che dipingevano a mano le statuine in gesso. Una ad una. Stendevano le statuine grezze su tavoloni sollevati, e poi con un pennellino cominciavano dalla prima, con un colore base, in genere il blu chiaro del mantello della Madonna. Poi il viso, la bocca color rosa, gli interni degli occhi in azzurro, i capelli biondi e via così… Ogni statuina riceveva la sua pennellata, precisa senza sbaffature; ogni pezzo un’opera d’arte. Unica. File lunghissime di statuine di tutte le dimensioni, tutte dipinte con elegante maestria e delicatezza stese ad asciugare.
Poi la sera passava una Seicento sgangherata, senza sedile, scaricava le ceste piene dei nuovi pezzi grezzi e caricava le ceste dei pezzi finiti. E via così. Quando era bello si “pingeva” all’aperto, quando pioveva all’interno di un garage o di un capannone.
Le statuine apparivano diverse secondo chi le produceva, e in particolare secondo il maestro scultore che aveva realizzato la prima statua da cui ricavare gli stampi per le successive; in gesso prima, poi negli anni ‘70 la svolta funzionale. L’utilizzo del PVC.
Il gesso con l’umidita alla fine sfioriva, si deteriorava, se cadeva si rompeva. Eran più i bracci dei pastori rappezzati che le pecore che pascevano!
Ma la decorazione, la pittura della statuina rimaneva artigianale, dipinta a mano. Anche sulla statuina in pvc.
Oggi le aziende leader in Val di Lima sono rimaste Marchi e Fontanini e “Arte Sacra Barsanti” di Simone Fiori, dove vengono create a mano ancora oggi le statuine in gesso. Le loro opere d’arte sono state donate a Papa Giovanni Paolo II e alla Regina Madre Elisabetta d’Inghilterra e al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Un loro presepio e esposto all’International Nativity Museum a Betlemme.
A Coreglia la “Valle dei Presepi” realizza ancora oggi quelli in polvere di marmo, argilla e cartapesta!
La “Fontanini Presepi” di Chifenti aveva nel suo staff il maestro scultore Elio Simonetti, autore di moltissimi soggetti e di alcuni pezzi di straordinaria bellezza e dimensione; da qui sono partiti, tra gli altri, una intera natività (un presepe composto dai canonici 5 pezzi, Giuseppe, Maria, Gesù Bue e Asinello) a grandezza naturale donata al Santo Padre a Roma; uno era posto in cima alla Twin Tower a N.Y. prima che venissero abbattute, e uno nel 1999 e stato donato al Cardinale Vinko Puljić per la grande Cattedrale di Sarajevo: ci ho messo del mio per quest’ultimo….…
La tradizione dei presepi e diffusissima nel territorio. A Barga il 23 si rappresenta un presepe vivente, organizzato nelle stradine e nei fondi di Barga vecchia; le parrocchie nei vari paesi fanno a gara a organizzare il presepe più bello e complicato, con giochi d’acqua, fuochi veri, variare delle luci e movimenti.
Buon Natale
Vittorio Lino Biondi



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