Il ricordo di don Andreotti e l’inaugurazione della Fontana

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L’Arciconfraternita di Misericordia di Barga si è prodigata per far realizzare il restauro della fontana al centro del Cimitero di Barga, eretta nel 1959 in memoria di don Andreotti. Sono passati 51 anni da quando un tragico incidente stroncò la vita di questo Cappellano proveniente da San Giovanni alla Vena (Pi) e inviato nel 1939 a Barga, per aiutare mons. Lino Lombardi.Domenica 1° agosto, giorno che introduce Barga al Perdono di Assisi, presso la chiesa del convento di S.Francesco si è tenuta la commemorazione di don Andreotti, con la celebrazione di una Messa da parte del proposto di Barga mons. Stefano Serafini, il quale nell’omelia ha tratteggiato la sua figura. La Messa è stata accompagnata, con lodevole senso di partecipazione, dai canti della Corale Polifonica di Gallicano diretta da mons. Fiorenzo Toti. La Corale di Gallicano era stata invitata ad unirsi al ricordo perché al momento del mortale incidente di don Andreotti, era il 22 marzo 1959, questi stava recandosi a Gallicano proprio per dirigere una prova dell’allora coro parrocchiale. Quindi la loro presenza è da considerarsi un gesto di grande sensibilità e tra l’altro molto significativo perché – così come meritava il ricordo di don Andreotti – ha conferito alla cerimonia quella maggiore e auspicata solennità che ha onorato anche tutta la Comunità di Barga. Al termine c’è stata la presentazione del libro curato da Pier Giuliano Cecchi e dedicato alla memoria dell’amato sacerdote. Di seguito, in rappresentanza del Comune di Barga, ha preso la parola il vice sindaco avv. Alberto Giovannetti, a cui ha fatto
seguito il governatore dell’Arciconfraternita di Misericordia di Barga Enrico Cosimini. Dopo la celebrazione nella chiesa di S. Francesco c’è stato il trasferimento al Cimitero Urbano di Barga, dove sono stati inaugurati i restauri dell’artistica fontana che il popolo di Barga nel 1959 volle eretta quale imperituro ricordo di don Andreotti.
Tantissima la gente che ha preso parte alla cerimonia tenutasi nella chiesa di S.Francesco, tra cui i parenti di don Andreotti provenienti da S. Giovanni alla Vena (Pi), i quali hanno avuto parole di sincera gratitudine per l’omaggio al caro congiunto, del quale non pensavano fosse rimasta così viva e presente tra i Barghigiani la sua memoria.
Al Cimitero cè stato il secondo atto delle cerimonia con la benedizione dei restauri della fontana da parte del proposto mons. Stefano Serafini e un nuovo discorso del vice sindaco di Barga avv. Alberto Giovannetti. Di seguito c’è stato l’avvio dell’acqua alle quattro cannelle della restaurata fontana e l’onore è toccato alla ottantasettenne sorella di don Andreotti, la quale toccando quell’acqua ha ripetuto più volte commossa il nome de fratello.
Ma per meglio ricordare o capire chi fosse stato don Andreotti, e quanta e quale tristezza avvolse i Barghigiani al momento della sua scomparsa, invitiamo i lettori a leggere il sottostante articolo che redasse Bruno Sereni per il suo Giornale di Barga dell’aprile 1959.

LA NOTIZIA DELLA MORTE DI DON RANIERI ANDREOTTI

DA “Il Gionale di Barga” n° 121 – aprile 1959

LA SVENTURATA FINE DI DON RANIERI ANDREOTTI

Domenica delle Palme, e “Quarantore” di Barga. Una giornata soliva, tiepida annuncia la primavera in fiore. Vi è nel paese la festevole animazione delle ricorrenze solenni. Tutta la montagna è scesa giù. Barghigiani di fuori sono venuti a fare le “Quarantore” e con essi tanti invitati presso le numerose famiglie. Mentre dal Piangrande vengono su a gruppi i messaiuoli del Sacro Cuore, il doppio del Duomo suona a distesa annunciando la Messa solenne della Passione di Cristo, l’ultima che il nostro buono e grande Don Ranieri Andreotti avrebbe cantato accompagnandosi all’armonium.
Nel pomeriggio l’aria si è fatta pungente, il sole è quasi del tutto scomparso sotto una fitta coltre di nubi grigie, il paesaggio si è fatto invernale. Al Largo Roma si attardano, dopo la partita di calcio, gli spettatori doddisfatti. Le campane tacciono, il paese è deserto, tutta Barga è in Duomo alla funzione religiosa. Sulla porta il Proposto in cappa e stola, coll’aspersorio in mano, benedice e saluta sorridente e lancia qualche frizzo e motto di spirito a colui che non vede troppo di sovente in chiesa.
Povero Monsignore! quanto dolore e quanta desolante angoscia, avrebbe dovuto soffrire di lì a poco ed offrirla in dono a Dio.
E’ cominciata la funzione. Il Duomo rigurgita di fedeli in ogni lato.
Ritroviamo l’atomosfera che per incanto si rinnova in tutte le grandi funzioni liturgiche. Si celebrano le “Quarantore” di Barga, che hanno una storia e una tradizione di secoli.
Don Andreotti sfiora la tastiera del suo piccolo armonium, troppo angusto e misero per un musicista della sua taglia. Chi suonerà per noi, com’egli sapeva fare, quelle divine pastorali la notte di Natale? Sorride, è stanco, lo si vede dalla fronte, mentre lo sguardo esprime serenità e letizia. La musica lo mette in diretto contatto con il creato, egli si sente in quel momento maggiormente unito a Dio riverberando a noi, pensosi e commossi, i battiti del suo spirito profondamente religioso.
La funzione è terminata. I fedeli sciamano sull’Aringo. Taluni scendono la scalaccia, altri la discesa degli oleandri, altri ancora indugiano a rimirare il panorama come lo vedessero per la prima volta. E’ quasi sera, l’aria imbruna. Don Andreotti esce dal Duomo. Ha fretta, l’ha sempre avuta, nessuno ci fa caso.
Pochi istanti dopo lo vedono passare sul ponte nuovo col ciclomotore. La sottana rigonfia dal vento batte sulla ruota posteriore. Qualcuno vorrebbe gridargli: “Don Andreotti, faccia attenzione: la veste sbatte sui raggi”. Ohimé! È troppo tardi; era destino, egli è già al largo Roma e s’avvia ignaro verso la morte.
Lo attendono a Gallicano ad una prova del coro e dopo, di là, dovrà andare a San Piero in Campo per la funzione. Ha fretta, ha fretta, l’ha sempre avuta, Lui che per anni è stato il parroco, il confessore, l’organista di tutte le parrocchie del vicariato, pur rimanendo sempre a Barga accanto al suo Proposto che amava più di un padre.
Nei pressi della chiesa del Sacro Cuore è avvenuto di repente lo schianto. Un lembo della sottana, entrando nei raggi della ruota posteriore, lo ha fatto cadere. Cadendo, ha batturo la testa sull’asfalto. Nella nottata è morto all’Ospedale, senza riprendere i sensi. Le ultime parole sono state: “Grazie, grazie!” che pronunciò incosciente ai primi che si affrettavano a soccorrerlo.
Il dolore di Barga è stato tanto intenso quanto forte era il sentimento di fraterna amicizia, che i barghigiani, tutti indistintamente, sentivano per questo sacerdote che in vent’anni di residenza fra noi se l’era meritata col suo altruismo, colla sua bontà, col suo coraggio, e soprattutto colla sua inimitabile modestia.
Del dolorante martirio di Barga, cannoneggiata giorno e notte nei lunghi sette mesi di fronte e terribilmente bombardata dal cielo, di quelle squallide e tristi giornate di desolazione, noi conserviamo inalterata nella nostra mente la nobile e cara immagine di Don Ranieri Andreotti, che fu, assieme al Proposto Mons. Lombardi, il consolatore di tanti lutti e coll’esempio diede a noi la forza della speranza nella fede eterna, comunicandoci la sicurezza di un domani migliore.
Ad un altro tragico avvenimento della storia del nostro paese è legata l’immagine di Don Andreotti: il ponte ricostruito e non ancora adibito al traffico è franato, una giovane è rimasta sepolta fra le macerie. Don Ranieri è la per primo a rimuovere travi e sassi fino al recupero della sventurata vittima.
E dopo tanto oprare, della sua opera apparentemente non rimaneva traccia.
La sua modestia è stata la sua grandezza!
I congiunti hanno voluto che la cara salma riposasse nel sonno eterno nel cimitero di S.Giovanni alla Vena (Pisa), ove nacque 56 anni orsono, figlio del popolo, con nobiltà di cuore e di mente; e noi, che assieme a tutto il popolo di Barga e del vicariato l’abbiamo accompagnato fino ai “Sedili”, l’abbiamo veduto partire con rincrescimento e doppio dolore.
La gratitudine di Barga, che non ebbe modo, Lui vivo, di esternarsi in una pubblica e doverosa dimostrazione di riconoscente affetto, sia ora e per gli anni a venire presente su quel tumulo, che nella raccolta pace di un piccolo e sperduto cimitero di campagna raccoglie e conserva i resti mortali di un grande servitore di Dio, la cui anima è già in cielo, mentre a consolazione nostra è rimasto l’imperituro ricordo di essa.

“Il Giornale di Barga”.

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