Chiudiamo una edizione del festival Ta le righe di Barga con oltre 260 presenze ai quattro eventi che si sono tenuti al Teatro dei Differenti. Sono stati tantissimi gli ospiti, le scrittrici e gli scrittori che fin da giovedì hanno soggiornato, cenato, vissuto a Barga. Da Vittorino Andreoli, il famoso psichiatra, a Federico Ruffo di Mi manda Rai3, a Massimo Lugli, lo storico cronista di Repubblica, fino a Franco Forte, il direttore di Gialli Mondadori, tutti hanno passato tempo nella piccola capitale scozzese d’Italia e tutti sono tornati a casa entusiasti.
Scrivo queste poche righe che voglio condividere con i barghigiani perché in questi giorni tutti i convenuti hanno espresso commenti di meraviglia, gratitudine e anche invidia, verso chi vive Barga e si prende cura di essa. Tutti torneranno anche perché l’accoglienza è stata eccezionale. Pranzi, cene, B&B, alberghi, l’Hostel di Villa Gherardi, i bar, le osterie, hanno conquistato il pubblico del Tra le righe.
E poi le viuzze e il Duomo raggiunto a sera tardi, e poi come non parlare della “luce” di Barga. Provenivano da Milano, da Napoli, da Roma, dalla Sicilia, così come dalla Puglia o il Veneto, e anche dalla Spagna, gli ospiti del festival e mi sono sentito orgoglioso ogni volta che coglievo i commenti. Più di tutti forse i sorrisi o il semplice “buongiorno” per strada o la diffusa gentilezza. Insomma Barga a molti è sembrato un ottimo posto dove venire a vivere o passare le vacanze.
Volevo rendere partecipi tutti e ringraziare quella signora che stava spazzando la pubblica via, o un uomo che annaffiava le piante, o un’altra donna intenta a togliere delle erbacce. In molti hanno colto questa “cura”.
Grazie di cuore a tutte e tutti.
Andrea Giannasi


UGO CONTI
8 Luglio 2026 alle 8:26
Quanto descritto corrisponde alla verità, per l’impegno che i Barghigiani mettono nella cura del paese, Ma diverso è l’impegno dell’Amministrazione comunale, avete visto il cantiere di Palazzo Giannetti ormai concluso? è rimasto cementificato (era anzi è un’area verde pubblica) sporco e con materiale di risulta di cantiere, una pianta “potata” alla regola dell’arte e non sopravvissuta, oggi lì a memoria dell’amore del verde dell’a nostra Amministrazione comunale. Sono sicuro che un uguale impegno per la cura del centro storico da parte dei Barghigiani e dell’Amministrazione, renderebbe Barga ancora più attraente.