La guerra di un piccolo prete (prima parte)

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Don Palmiro Pinagli, piccolo prete di campagna e parroco di Filicaia (Camporgiano) durante la guerra, era amante della musica ed aveva una cultura di gran lunga superiore alla media. Conosceva almeno una lingua straniera, il francese ed aveva la sensibilità di un poeta, riusciva a dare a tutti un consiglio, una risposta, un conforto…

Nel suo diario “La guerra in Garfagnana”, pubblicato postumo, raccontò solo i fatti, non espresse opinioni personali forse per lasciare una testimonianza la più oggettiva possibile.

Ma nella vita di tutti i giorni era sempre impegnato ad aiutare qualcuno, non importava se rischiasse la sua vita: se c’era un malato bisognoso di conforto lui partiva, anche se fuori imperversava una bufera di neve (nel gennaio del ’45 nevicò per ben un mese) o lui era a letto con l’influenza.

Non si sa perché cominciò a scrivere il diario solo il 30 aprile 1944, quando l’aviazione alleata iniziò a far sentire la sua potenza anche nella Valle del Serchio, cominciarono a solcare il cielo squadriglie di quadrimotori americani e la popolazione si spaventò molto perché inesperta della guerra aerea.

Lui annotò con precisione i fatti principali, le date degli avvenimenti vissuti in prima persona, senza giudicare, condannare o assolvere, fino al 22 aprile ’45.

Al sopraggiungere degli aerei americani cominciarono violenti duelli delle artiglierie, soprattutto all’alba e mentre cantava la mitraglia, velivoli sorvolavano la zona anche quaranta per volta, i caccia bombardieri solcavano il cielo e spesso mitragliavano vicino alle stazioni, la notte si vedevano bagliori di forti cannonate, di proiettili traccianti e i ricognitori notturni che lanciavano bengala…

La povera gente era molto spaventata, non aveva mai visto un cielo così affollato di aerei e poi  tutto quel vai e vieni di carri, soldati, animali…. Tutti avevano pensato fino all’ultimo momento che da noi la guerra non sarebbe mai arrivata ed invece eccola!

Chi aveva già assistito a bombardamenti pregava la popolazione di rientrare in casa, ma la curiosità era tanta, quando però i vetri cominciarono a cadere in frantumi e si sentirono forti esplosioni, tutti fuggirono. A  Filicaia arrivavano continuamente soldati tedeschi e alpini della Monterosa e prendevano alloggio nelle case vuote, ma si comportarono tutti abbastanza bene.

Intanto anche i partigiani cominciarono a far saltare numerosi ponti ed uccisero un colonnello della O.T., così i tedeschi iniziarono le rappresaglie, ma alla fine rilasciarono i prigionieri per l’interessamento di un professore che faceva l’interprete presso il comando tedesco di Castelnuovo.

Quante volte don Palmiro Pinagli, durante questo anno di guerra, sarà corso a chiedere clemenza per qualche suo parrocchiano o per altri uomini tedeschi o partigiani o fascisti che fossero.

Quante volte sarà passato da una postazione all’altra, fra le bombe, le urla e i pianti, a dir messa, a consolare, a esaudire l’ultimo desiderio di un condannato, a curare feriti, a confessare e a seppellire i morti. Tutti i giorni aveva qualche cosa da fare, oltre ad occuparsi anche dei suoi genitori che alla fine portò da una famiglia a Sillicano, paese ancora fuori dal tiro delle mitraglie. In tutta questa confusione la guerra andava avanti e i poveri civili erano quelli che ci rimettevano di più perché dovevano stare attenti a non essere scambiati per partigiani, ma anche a non essere colpiti da cannonate dei nemici o dal fuoco amico americano.

Il paese di Filicaia, insieme ad altri come il Poggio, Castelnuovo, Piazza al Serchio venne bombardato anche tre volte in un giorno ed alla fine rimase solo un ammasso di macerie.

Don Pinagli cercò di aiutare i suoi fedeli mettendo a disposizione delle famiglie i ceri della chiesa perché i rifugi non avevano illuminazione. La notte era tutto un transito di soldati tedeschi, camion, muli, asini, carri trainati da cavalli, autocolonne di macchine, alcune rimorchiate e portate a Camporgiano per essere riparate.

Don Pinagli accettò volentieri anche di lasciar servire la messa a due giovani tedeschi e quando il presidio di Filicaia lasciò il paese per raggiungere la zona del fronte, dei soldati, alcuni dei quali anche protestanti gli chiesero una medaglia benedetta, lui la donò molto volentieri e promise di pregare per loro.

Quando una nuova compagnia arrivò a Filicaia, occupò molte stalle, nella maggioranza erano soldati austriaci e francesi e tra loro c’erano anche due studenti di teologia: un trappista francese, Josef Feiffer, e un redentorista austriaco, Robert Bliem, che ritroveremo più avanti.

I due soldati religiosi una mattina cantarono anche la Messa degli Angeli e rimasero a pranzo dal prete, che incontrerà di nuovo uno di loro dopo la fine della guerra.

Il maresciallo Rudy ordinò al parroco, come capo del paese, di presentarsi ogni giorno al comando ma lui ci tornò solo tutte le volte che lo richiedeva la necessità, cioè per ottenere pagamenti di prodotti presi ai parrocchiani o permessi di transito. Comunque, era sempre ben accolto, si alzavano addirittura tutti in piedi, al suo arrivo.

A ottobre giunsero a Filicaia, a piedi, una cinquantina di civili rastrellati a Terrinca e fra loro c’era anche un padre cappuccino; don Pinagli ottenne il permesso di andare a far loro visita ma alla richiesta di liberare almeno il frate, risposero che l’avrebbero fatto il giorno successivo a Piazza al Serchio, ma del padre lui non seppe più nulla.

Un giorno, tornando da Pieve Fosciana dove si era recato per una pratica matrimoniale, vicino a Filicaia incontrò delle donne che trasportavano una barella con un bimbo ferito. Una delle due al mattino l’aveva offeso, ma lui fece finta di niente e l’aiutò ad ottenere un’auto della Croce Rossa per trasportare il figlio a Camporgiano.

Quando Filicaia finalmente fu libera da carri, cucine e camion perché i tedeschi erano partiti, ecco che presero possesso del paese gli alpini della Monterosa ed altri soldati appena arrivati.

In una giornata serena e ventosa Filicaia fu bombardata da ben sette caccia bombardieri e caddero feriti gravemente due paesani, il parroco fu chiamato ad assisterli e lui lo fece come meglio poteva, cercò pure di dar loro l’olio santo ma uno dei due spirò, l’altro morì il giorno seguente all’ospedale militare di Camporgiano; come sempre don Pinagli cercò di consolare anche parenti ed amici.

La notte di Santo Stefano il cannone e la mitraglia non tacquero un momento, si vedevano continui bagliori e proiettili traccianti rompevano l’oscurità, i vetri tintinnavano.

Nel pomeriggio successivo quattro velivoli bombardarono Filicaia per ben tre volte, in tutto il giorno furono effettuati nove bombardamenti! Filicaia era in uno stato da far pietà….

Don Pinagli scese in paese per cercare quanto aveva nascosto sotto ad una delle case incendiate e con sua grande sorpresa fu aiutato anche dai tedeschi.

Fu una giornata tremenda, quante famiglie senza tetto e quante lacrime! Nel paese ci furono due morti: un soldato tedesco e un civile italiano trovati sotto le macerie di una casa, abbracciati.

“La morte affratella tutti!” mormorò tra le lacrime don Pinagli.

La guerra continuò ancora per vari mesi e così i bombardamenti, le cannonate, le raffiche di mitra e, purtroppo, anche le esecuzioni: in Filicaia, in località detta Noceto, furono fucilati tre giovani pionieri del presidio locale: il maresciallo Vestrini Giorgio da Firenze (1917), il sergente Vai Virgilio da Torino (1917),il soldato Simoncelli Nello da Fiumana di Predappio (1923).

Da Sillicano don Palmiro sentì le scariche dei moschetti, anche lui come altri parroci avrà certamente cercato di salvarli, ma non ci riuscì. La morte di questi pionieri gettò lo sgomento tra i soldati e tra la popolazione.

Ma il compito di don Pinagli forse non finì neanche con la fine del conflitto perché molti parenti dei caduti si rivolsero a lui per conoscere le sorti dei loro cari o avere eventuali risarcimenti.

Continua…

 

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Ponte bombardato

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