Cascio e le sue mura

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Il nome Cascio (da Cassium o Cascium) è “fra i nomi locali da nomi latini di persona rimasti nella loro forma primitiva” (glottologo S. Pieri) e compare per la prima volta nel testamento di un vescovo di Lucca nel l’834. La collocazione geografica di questo paese e la fertilità della sua campagna nell’antichità ne hanno fatto un luogo sensibile ad ogni crisi storica.

Questo è successo anche nella Seconda guerra mondiale quando, nella zona, si fermò il fronte per ben sette mesi, portando alla distruzione quasi completa il paese.

Attraverso il territorio di Cascio, inoltre passava, fino al secolo scorso, la principale via di comunicazione della Valle del Serchio, la via Clodia, che partiva da Lucca, risaliva il corso del fiume e portava, con successive diramazioni, al Nord.

Pur essendo un paese molto piccolo, abitato nel 1848 solo da 351 persone, divise in 68 famiglie, sorgeva in una “zona calda” perché i suoi territori erano di confine, come Vallico, Trassilico, Ceserana, fra il Ducato di Lucca e quello di Modena e costituivano quindi un fronte quasi permanente. Infatti, se si dovessero registrare tutte le scaramucce avvenute in Garfagnana tra i Lucchesi e gli Estensi, non sarebbe sufficiente un libro. Più semplice è individuare i pretesti riconducibili a problemi di confine (differenze), a servitù, ad antichi diritti sui pascoli… Sarebbero state liti poco importanti se non fossero state le scintille che accendevano guerre lunghe e violente, senza esclusione di colpi.

Fra le tante guerre, quella del 1613 fu la più importante per le operazioni militari ed anche per la lunghezza. Senza considerare la Seconda guerra mondiale, questo fu l’ultimo conflitto di rilievo combattuto in Garfagnana ed in particolare nel territorio di Cascio. Dopo seguì un periodo relativamente lungo di pace. Considerando gli eventi del 1613 si capirà meglio la decisione di dotare questo piccolo paese di una cerchia di mura così massicce da trasformarlo in una vera e propria cittadella fortificata.

Il pretesto per far scoppiare la guerra questa volta fu di natura “internazionale” perché riguardava Cosimo II Granduca di Toscana che voleva inviare nel Mantovano dei soldati in aiuto al Duca di quella città, attaccato dai Savoia e chiese l’autorizzazione a transitare per la Garfagnana.

Il Duca d’Este non solo rifiutò, ma inviò pure truppe sul confine per impedire un’eventuale sortita dei Fiorentini e lo stesso fecero i Lucchesi. Cosimo transitò per un’altra via e così le truppe estensi si ritirarono, ma i Lucchesi, prendendo a pretesto le vecchie questioni dei confini di Vallico, non ancora risolte dal lontano 1603, senza dichiarare guerra, muovendo da Gallicano, superarono i confini con 16000 uomini ben armati e presero Cascio, Monte Altissimo e Monteperpoli. Qui, come purtroppo facevano sempre, incendiarono raccolti, scortecciarono i castagni per farli seccare e privare gli abitanti della zona delle fonti primarie della loro alimentazione.

In quel tempo Cascio era “terra sfasciata e senza alcun presidio” (Micotti), per i suoi abitanti era difficile vivere con i Lucchesi vicini e sempre pronti alla guerriglia, mossi anche da “avidità di preda e con scarso frutto di gloria” (G. Tommasi. Sommario della storia di Lucca dal MIV al MDCC).

Questa volta però Cascio non si difese strenuamente come aveva fatto in altri casi, ma preferì arrendersi e i suoi abitanti scelsero il male minore, ma a loro ed al loro parroco furono addebitate colpe che non avevano, forse anche per coprire le responsabilità del Governatore estense che, sebbene fosse stato informato di ciò che facevano i Lucchesi, non aveva predisposto delle difese. Soltanto perché esitarono, Castelnuovo si salvò dall’assedio, ma questo episodio mise in evidenza la debolezza della difesa lungo i confini.

Esistevano infatti solo poche rocche abbandonate da tempo ed in pessime condizioni (Ceserana e Trassilico). Cascio rimase così in possesso ai Lucchesi fino alla fine della guerra con un commissario forte di 200 uomini.

Le sorti della guerra però poi cambiarono, le truppe modenesi assediarono Castiglione e liberarono Marigliana e Monteperpoli poi, con l’arrivo dell’inverno, dovettero giungere ad una pace vantaggiosa per gli Estensi che ebbero di nuovo le terre occupate dai Lucchesi.

Appena Cascio tornò sotto il Duca di Modena, però ricominciarono i guai per gli abitanti: fu allontanato il parroco che da quel momento doveva provenire da paesi estensi, poi il duca imprigionò 30 uomini del paese per impiccarli, alla fine concesse la grazia, ma dovevano fortificare il paese a loro spese e mandò in Garfagnana il suo ingegnere di fiducia, Pasio Pasi perché realizzasse i disegni della sua fortificazione.

Questo personaggio è una figura nuova tra gli architetti militari degli Estensi, ma si mise in luce per le sue capacità di realizzare fortificazioni. Nel 1603 fu utilizzato durante la guerra che si combatté in Garfagnana e per interventi idraulici al Serchio, nel 1604 per lavori alla fortezza di Monte Alfonso e riparazioni ai mulini delle polveri da sparo a Castelnuovo, per opere di difesa contro l’erosione del Serchio alla chiesa di Santa Maria in Piano, vicino Castelnuovo, per la ristrutturazione della Fortezza di Ceserana e il restauro della Rocca di Trassilico.

Porta d’accesso al paese. Veduta dall’interno.

Per la ristrutturazione delle mura di Cascio la comunità contribuì sia con manodopera che con denari, contraendo debiti per circa 2500 scudi…. I lavori iniziarono nell’estate 1615 e riguardarono le fondamenta della nuova fortezza che l’anno successivo, anche se con alterne vicende, risultarono, insieme ad una buona parte delle mura, in avanzato stato di costruzione. Continuarono con gran lena e l’ingegner Pasi assisteva il cantiere personalmente. Le spese per mantenere la guarnigione pesarono, oltre che sul Duca, anche sulla popolazione, già tassata per la spesa della costruzione. Tanto lavoro e tanti sacrifici furono alla fine anche inutili, perché nel 1618 furono finalmente risolte le divergenze sui confini con i Lucchesi e la Garfagnana  poté godere di un periodo abbastanza tranquillo.

Questa fortezza, insieme alle rocche di Trassilico e Ceserana, perse sempre più importanza da un punto di vista strategico e nel 1756 fu venduta a privati.

 

Le mura di Cascio, pagate tanto e sfruttate poco (per fortuna)

Guerre, guerre, guerre di confine

che in Garfagnana non avean mai fine:

liti, aggressioni, incendi ed uccisioni,

che rendevan cattivi anche i più buoni.

Cascio, piccolo paese garfagnino,

si trovava sempre nel mirino

per la sua posizione là in collina,

dove passa la Clodia, via regina

che portava con le sue diramazioni,

al Nord, in tutte le più importanti direzioni.

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