Dal gruppo di realtà che ha organizzato l’incontro riceviamo e pubblichiamo:
BARGA – Il titolo della serata ‘‘Alpi Apuane: il più grande disastro ambientale d’Europa’’, organizzata dal CAI di Barga, i Custodi degli alberi e del suolo e il Circolo Laudato si’ locali, ospitando il gruppo di attivisti di Apuane Libere, solo ad uno sguardo superficiale può apparire esagerato. Al pubblico numeroso e attento che ha partecipato è stato infatti dato modo di capire, dagli instancabili e competenti volontari di Apuane Libere al loro quinto anno di attività (con 600 iscritti), quanto il ritmo di distruzione di questa catena montana causato dall’estrattivismo del marmo sia frenetico e inarrestabile.
Basti pensare che negli ultimi trent’anni è stato estratto più marmo che nei precedenti 2000 anni e a livello politico non ci si vuole ancora porre il problema della sostenibilità ambientale nonostante la presenza di un parco regionale nato nel 1985 proprio ‘‘per curare l’equilibrio uomo-natura su queste montagne’’ e la galoppante crisi ecologica globale. (Per inciso, nessun rappresentante della politica di Valle ci ha pregiato della sua presenza!)
Il marmo con cui sono fatte le più belle opere d’arte italiane che il mondo ci invidia – afferma il presidente di Apuane Libere Gianluca Briccolani – non serve quasi più, da tempo, a scopi artistici: l’80% dell’escavato viene in larga parte utilizzato per l’industria del carbonato di calcio; anche i blocchi finiscono frantumati, mentre alla riduzione in polvere dovrebbero essere destinati solo gli scarti di lavorazione dei ravaneti. Dai ravaneti si origina il messaggio artistico (e non solo) di Paolo Mariotti, presente in sala, che, con le sue opere ‘di risulta’ realizzate con attrezzi tradizionali, ci dimostra che la bellezza sta prima di tutto nel concetto di rigenerazione.
Vedere le Alpi Apuane letteralmente polverizzarsi (il Picco di Falcovaia ne è l’esempio lampante) per i bisogni del consumismo e per la fame di carbonato di calcio della grande industria è straziante per chi ama la natura, il proprio territorio e comprende quanto i conseguenti danni ecosistemici possano gravare sul presente e sul futuro di chi verrà dopo di noi.
Le Apuane – dice Marco Giudici – dovrebbero richiamare in tutti noi i valori della cittadinanza consapevole e attiva: la comprensione di ciò che sta accadendo dovrebbe spingerci ad agire, a non accettare supinamente lo stato delle cose. Ignorare la questione dà ancora più forza all’infiltrazione della malavita organizzata in questo sistema.
L’incontro è risultato molto ben costruito grazie ad un susseguirsi di testimonianze video e in diretta che hanno fatto pienamente comprendere e vedere gli immensi valori e i beni comuni non rinnovabili che stiamo rapidamente perdendo: immense riserve idriche, suolo e biodiversità, bellezze paesaggistiche, attrattività turistica. L’inquinamento di aria, acqua e acustico, l’abbattimento di boschi per aprire le cave, dunque la distruzione delle delicate reti simbiotiche illustrate da Francesca Lorenzi, studentessa di Scienze Agrarie, e dei profili e spartiacque montani in barba alla legge Galasso avvengono quasi indisturbati in quello che è stato definito il ‘giardino di Europa’. Il giovane erpetologo carrarino Gabriele Martinucci chiarisce subito che le Apuane non sono solo marmo, ma molto di più: sono un hot spot di biodiversità, anche in virtù della posizione antistante al mar Tirreno, con il 50% degli ecotipi della Toscana, inclusi vari endemismi e specie rare e relitte della fase glaciale.
Le cave sono responsabili della cementificazione dei fiumi e delle cavità carsiche a causa della marmettola con conseguente perdita di fauna e acqua. Le trote nei fossi e fiumi apuani non esistono più – incalza Briccolani – e l’inquinamento scende a valle. Per la potabilizzazione dell’acqua dell’acquedotto a Massa si spendono 400.000 euro l’anno che ovviamente ricadono sulle bollette dei cittadini.
Ci sono stridenti contrasti sulle Apuane: si cerca di nascondere la distruzione con riconoscimenti che proprio sembrano assurdi. Come è possibile che il Parco Regionale delle Alpi Apuane dal 2012 sia entrato a far parte della rete dei Geoparchi mondiali UNESCO? Alla stessa stregua risulta arduo da comprendere come nell’area della Valle di Arnetola (Vagli) dove passa la settecentesca Via Vandelli alla volta del Passo Tambura, con frequentatori in costante crescita, venga data l’autorizzazione all’apertura di nuove cave. Anche di fronte al bellissimo eremo di San Viano, incastonato fra la roccia e a breve distanza da Campocatino, si prospetta un’ennessima ferita.
Per la Garfagnana, dove una voce economica importante è data dal turismo, ciò che sta succedendo nella Valle di Arnetola (Vagli) e in quella di Orto di Donna (Minucciano) è un ostacolo serio per lo sviluppo della piccola imprenditoria legata alla valorizzazione del territorio. I turisti del resto scappano dai luoghi di distruzione.
L’operato di Apuane Libere si contraddistingue per una costante denuncia verso gli illeciti ambientali, possibile grazie ad un continuo monitoraggio del territorio e si sta profilando un ricorso al TAR contro la riapertura di cava Suspiglionica in Arnetola: per questo sarebbe importante il contributo di tutti.
La chiusura della lunga e appassionante serata è stata affidata al presidente onorario di Apuane Libere, Elia Pegollo. Dall’alto dei suoi 88 anni splendidamente portati (forse proprio grazie alla passione per la causa apuana) ha ripercorso le tappe del suo attivismo ambientale che negli anni ‘70 del secolo scorso culminò nella proposta di costituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane. Ma la lotta per l’ambiente è impari, si sa, in questo mondo di interessi economici per pochi a danno di molti, basti dire che il Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) proposto da Anna Marson nel 2015 in Regione, senz’altro migliorativo per l’ambiente apuano, fu fatto ritirare. Elia però non si arrende e chiede a tutti di impegnarsi in nome del principio che la terra è di tutti e soprattutto di chi ancora non è nato.
Il dibattito conclusivo, poi il silenzio e la commozione percepiti sul finale dell’incontro ci dicono che tutte le testimonianze ascoltate hanno lasciato un segno profondo in chi ha voluto partecipare. Da questo segno si spera che nasca un agire, un fare rete fra tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle Apuane e della Valle del Serchio, proprio come sottolineato a inizio serata dagli ideatori dell’evento, rappresentati da Pierangelo Carzoli, Maria Elena Bertoli e da don Stefano Serafini il parroco dell’Unità pastorale di Barga, che, a nome del Circolo Laudato Si’, negli ultimi anni ha organizzato altri tre incontri a supporto della difesa delle Apuane.
Le Alpi Apuane meritano di essere preservate e questo compito è anche nostro.
Lucia Giovannetti
per gli Organizzatori della serata


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