BARGA – Di quest’antica chiave della porta centrale del Duomo se n’era già parlato su questa testata il 28 maggio 2018, quale interessante oggetto storico conservato presso la Signora Diana Bertoncini, erede delle cose appartenute a suo marito Moreno Tognelli, tappezziere e antiquario, che da qualche tempo ci ha lasciato. Oggi ne riparliamo perché quella simbolica chiave, dopo otto anni da allora, Diana ha voluto donarla all’Arciconfraternita di Misericordia di Barga, affinché la conservi.
Chi era Moreno? Presto detto: era un amante di Barga come pochi, faceva il tappezziere e si occupava anche di antiquariato, cose vecchie, che se poi erano di Barga, amava divulgarne il valore simbolico a tutti e con tanto trasporto dell’anima, inoltre, come pochi altri, era un animatore della società barghigiana specialmente legata alle sue tradizioni che non mancava di valorizzare con il suo singolare impegno, coinvolgendo molte persone nelle varie rievocazioni. Aveva una sua bottega su per la salita di piazza, la via di Borgo, quasi alla sommità della stessa, chiamata “L’Arco di Diana”, nome datogli in omaggio a moglie.
Tra le cose di Barga cui entrò in possesso, c’era anche quest’antica chiave del Duomo, che Moreno ebbe in consegna da Raffaello Stefani, marito di Armida della Vignola, appellata così, come pure il consorte, perché abitava nella casa del podere, appunto, La Vignola, che era dell’Opera del Duomo, oggi è della Parrocchia di Barga. Raffaello, morto da tanto tempo, assieme alla moglie Armida, morta anche lei da diversi anni, abitando la casa della Vignola, aveva assunto l’impegno, con la stessa Armida, di essere “custodi” del Duomo. Raffaello, avendo svolto l’attività di muratore, finché le forze glielo permisero e all’occorrenza, saliva anche sui tetti del monumento.
Fu Raffaello a consegnare a Moreno l’antica chiave che si vede nel quadro. Era dell’ex porta centrale del Duomo ma dopo che fu fatta quell’attuale, ormai divenuta inservibile, grazie a Moreno e poi Diana, è giunta sino a oggi.
Oggi, cioè all’inizio di quest’anno, l’erede di Moreno, appunto, sua moglie Diana, ha voluto donare la chiave all’Arciconfraternita di Misericordia Barga, fiduciosa che sarebbe stata conservata ma anche valorizzata. Nei fatti così è stato fatto e con voto unanime del Magistrato della venerabile associazione è stato deciso di porla nel quadro che vediamo, realizzato con gusto da “Arte Cornici Aiosa” di Gallicano, corredata dalla sua plausibile storia scritta dal vice governatore Pier Giuliano Cecchi.
L’antica porta del Duomo di Barga
Come si vede nell’immagine la chiave è molto particolare, probabilmente forgiata da un abile fabbro locale e potrebbe risalire addirittura alla metà del secolo XVII.
L’idea ci viene dal sapere che in quel secolo si rifece la porta centrale del Duomo di Barga. Infatti, dallo spoglio del libro “Maestri del legno a Barga” di Maria Pia Baroncelli, Fondazione Ricci, 2013, lì si parla di un falegname di Barga che l’anno 1637, è ingaggiato dall’Opera di San Cristofano che sovrintendeva al duomo, il maestro Giovanni di Stefano Neri, alias Della Nera, “per rifare la porta grande della chiesa” e per ora si paga con un acconto di £ 24, mentre altre £ 4 e soldi 8 a chi segò le tavole. È interessante sapere che in quel secolo solo una volta si parla della totale costruzione della porta.
Nel 1637 vediamo che la totale spesa per rifare la porta ascese a Scudi 36, circa £ 252, delle quali £ 67 e soldi 10, spetteranno al falegname Della Nera. Per un accidente al portale del Duomo, forse un fulmine che colpì campanile e chiesa, si spezzò la pietra superiore, ecco allora che l’anno 1644 ci fu nuovamente il ricorso al falegname Della Nera per un rattoppo.
Probabile che dal lontano 1637 la porta fatta dal Della Nera, certamente di un buon legno, con tutti i suoi restauri e verniciature, giungesse al Novecento e la possiamo vedere nella foto che è qui sopra. La porta aveva la parte superiore fissa mentre nel quadro in basso si aprivano i due usci. Fu tolta durante gli imponenti restauri al duomo 1927-1939, quando nel 1935 fu completamente smontata la facciata che si rimontò l’anno 1936. Dopo qualche anno, nel 1939, fu rifatta la porta di quercia dal falegname di Barga Augusto Biagi detto “Rossino” ed è quella che dopo novant’anni ancora oggi bellamente chiude l’ingresso principale del Duomo. Si nota che l’odierna porta non ha chiave ma si chiude sprangandola dall’interno della chiesa.


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