Passeggiando tra aspetti pubblici di Barga: arte e memorie collettive (quarta parte)

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Ci accingiamo a lasciare il SS. Crocifisso per andare, come si è annunciato nel precedente terzo articolo, verso la chiesa di San Felice Cappuccino che dista da qui poco più di cento metri, però, prima di avviarci alla meta diamo un’occhiata al paesaggio intorno. Dal bastoncello che si apre fuori dalla chiesa e che prima del terremoto 1920 ospitava il campanile della stessa chiesa, lì seduti sul muro che lo cinge, vediamo il cinquecentesco e maestoso palazzo del vescovo di Aversa Balduino Balduini, in quel secolo una delle eminenti personalità di Barga, che compì i suoi studi all’Università di Bologna, laureandosi in Medicina e poi, di questa materia divenendone anche un lettore della stessa Università. Fu intimo del Cardinal Del Monte che lo volle con sé al Concilio di Trento e quando divenne Papa con il nome di Giulio III, lo scelse come archiatra pontificio. Da questa personalità la fortuna di Balduino Balduini nell’ambito della Chiesa con importanti incarichi sino al vescovato di Aversa. (17)

Il palazzo, seppur abbia ancora un bel sembiante, si deve dire che fosse molto più imponente prima della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, fermatisi il fronte di quella guerra tra i nostri monti per ben sette mesi tra il 1944 e 1945, con Barga cannoneggiata quasi giornalmente, dopo che ci fu l’ultimo e vincente sussulto dell’Asse con la Battaglia di Sommocolonia del 26 dicembre 1944, nel successivo giorno 27, ecco sopraggiungere gli aerei dell’Usaf americana che bombardando Barga, Sommocolonia e oltre, sventrarono anche il palazzo Balduini (poi Tallinucci, Nardi e da questa famiglia donato alle Suore Giuseppine). Dopo il bombardamento fu recuperato a partire dal 1964 grazie al Genio Civile, il cui intervento fu deciso dal barghigiano Sergio Cardosi Carrara salito in quel frangente a Ingegnere Capo dello stesso Genio Civile Provinciale di Lucca. (18) e (19)

 

Il palazzo però non tornò al suo primitivo aspetto, perché non fu rifatta tutta la parte che circuiva per tre lati il chiostro interno ma solo riattata la parte principale, ossia, ciò che riguarda la facciata e che comprende la maggior parte delle stanze.

 

Sul lato ad Est di questo palazzo Balduini si vede uno strano edificio detto Le stanze della Memoria di Barga, che al piano terra ha diverse sale, mentre al piano soprastante una sorta di terrazza che denota una conformazione con piani di calpestio su diversi livelli. Cosa sia stato è presto detto: era un palazzo della famiglia Colognori di Barga, legnaioli intagliatori da generazioni, che durante la Linea Gotica e di come si è detto sopra per il Palazzo Balduini, nel solito momento del bombardamento aereo dell’Usaf americana, anche questo fu colpito molto gravemente e recuperato nei basamenti non sono molti anni fa, grazie ad un intervento del Comune di Barga, con la finalità di rendere quegli ambienti di pubblico utilizzo. Possiamo anche dire che nel complesso l’edificio ha ancora oggi la forza di ricordare visivamente cosa volle dire per Barga la Seconda Guerra Mondiale.

 

Qui si attuano mostre e altre cose di cultura soprattutto di memoria collettiva della comunità e su questa falsariga, sui muri esterni, vi si appongono anche lapidi di personaggi che hanno lasciato un tangibile segno in favore di Barga. Tra queste il ricordo del Tamburino del generale Garibaldi Antonio Arrighi, la memoria perenne del proposto di Barga Mons. Piero Giannini e di due cultori e valorizzatori della storia e società di Barga: il maestro Gualtiero Pia e Antonio Nardini. Inoltre c’è anche un ricordo in lapide della tragedia della Arandora Star, quella nave che nella Seconda Guerra Mondiale, carica di persone da togliere dalla Gran Bretagna per condurli prigionieri in Canada, italiani e tedeschi, fu affondata da un sommergibile tedesco a largo della Gran Bretragna, causando la morte di circa 800 persone tra cui diversi barghigiani.

 

Tutta una somma di lapidi della memoria che però non ricordano il dato maggiore per cui, il rinnovato stabile al piano terra e sopra adattato a terrazza, sia così strano nella sua complessiva conformazione. Ciò che manca è una semplice scritta che tramandi ancora nel tempo ciò che per ora in tanti, soprattutto se non di Barga, devono chiedere ad altri, a chi ne potrebbe sapere di più, circa il perché di quei muri al primo piano che contornano la terrazza sono rimasti lì e tali anche dopo l’ultimo intervento manutentivo.

 

Tra quei muri vive e si cela una drammatica vicenda da far conoscere, che anch’essa ha segnato la lunghissima storia di Barga e che ancora oggi, a distanza di settantasei anni, attende un moto repubblicano teso a rendere meno grave quel patimento sofferto dalla Città. Tra quei muri rimasti lì ce n’è uno adattissimo per fare il ricordo di ciò che volle dire per il Comune di Barga la Seconda Guerra Mondiale, in particolare quel bombardamento del 27 e 28 dicembre 1944, che devastò questo palazzo e diversi altri che gli sono vicini.

 

Qui un tempo vi abitava una famiglia e a Sud resta la parte di un muro perimetrale del palazzo visto dall’interno, ormai fatto di sassi stonacati, alla cui sommità si vede lassù in alto il Duomo di Barga. Qui non sarebbe male se ci fosse un ricordo, fatto di parole evocanti il drammatico passaggio della guerra, questo per far capire quanto soffrì la Comunità di Barga:

 

La guerra già in terra
Dall’azzurro cielo di Barga
Calò ancor più rabbiosa

Nei drammatici giorni della Linea Gotica
Il 27 e 28 dicembre 1944

Qui attorno questi muri
Un dì forti parti di un nido d’amore
Così restarono:
Una straziante, silente parola all’infinito
Dall’uomo all’Iddio invocante la pace.

 

Barga sulla Linea Gotica (settembre 1944 – aprile 1945)

Il pensiero è così forte da averci estraniato per un poco dalla nostra passeggiata. Siamo però ancora seduti sul muro del bastoncello del SS. Crocifisso da cui abbiamo visto or ora Le Stanze della Memoria e Palazzo Balduini, ma da qui ora muoviamo per andare alla chiesa di San Felice.

Virtualmente facciamo quel tracciato per cui passarono, or sono centottantasei anni fa, era il 1835, le cose della Misericordia dirette, appunto, all’oratorio di San Felice, portate a spalla e a mano da quegli aderenti alla pia congregazione che, nella speranza di un futuro di maggiore utilità sociale, mestamente lasciavano dietro di sé l’amata chiesa del SS. Crocifisso.

Eccoci ora arrivati alla piazza Verzani che sta subito sopra alla chiesa di San Felice, chiamata così perché qui c’era prima del terremoto 1920, una delle case barghigiane della ricordata e importante famiglia. Un bel palazzotto toscano con ampia scala in fronte di pietra serena, dove trovò ospitalità anche la scuola elementare di Barga prime che nel 1914 fosse accolta nel nuovo stabile al Giardino.  Il palazzotto, purtroppo fu diroccato da quel sisma e poi abbattuto. Il terremoto 1920 fu quel disastroso evento naturale che prima della Seconda Guerra Mondiale aveva già cambiato molto dei connotati di Barga, specialmente qui a San Felice.

Da questa piazza dal molle tappeto verde d’erba, non possiamo procedere avanti se prima non si è guardato il panorama che da qui si apre a Nord-Ovest sulle sottostanti case, specialmente osservando quel palazzo Guidi che là a sinistra vediamo bello nella sua antica conformazione, oggi reso maggiormente affascinante per mano di due coniugi inglesi che l’hanno attrezzato per ospitare il turista. Certo, è vero, che noi lo notiamo con occhi diversi, quelli dello storico che amano la sua terra, sapendo che nelle sue stanze, oggi molto ospitali, ieri vi nacque per opera degli artigiani di Barga lì radunati, or sono centocinquantanove anni fa, la Fratellanza Artigiana di Mutuo Soccorso, auspice Giuseppe Garibaldi che con queste grandi iniziative tese a rendere maggiormente attrezzata a livello sociale la giovane e unita Italia, che in questo 2021 ha compiuto i 160 anni di vita. Ci andremo e leggeremo la targa che da qui si vede sulla facciata,però, dopo aver detto qualcosa della chiesa di San Felice, magari con i prossimi articoli.

Abbiamo dato uno sguardo al panorama dalla Piazza, però c’è altra parte alle spalle che ci richiama e come possiamo entrare in chiesa senza avergli dato ascolto? Siamo allora alla Belvedere Moscardini e ciò che da qui si può ammirare ha del grandioso. La catena degli Appennini di Barga che si mostrano audaci e molli nelle loro altezze fatte del monte Omo, un cono schiacciato da cui scendono su Barga i maggiori refoli invernali e che spesso si ammanta di nuvole, da noi barghigiani detto “il Cavallone dell’Alpe”, più a Sud il Giovo che nel nome racchiude la sua leggenda di monte più alto, più imponente, come lo fu Giove tra gli dei. Di là da esso, in Emilia, sa il barghigiano esserci un suo antichissimo possedimento che ha un lago detto Santo come se Giovo (Giove) lo avesse benedetto. Di qua dal crinale Appennino il contrafforte che scende dal monte Dio Giovo e che arriva prima a Tiglio e poi sotto Barga nella valle detta di Latriani, che come ci dice Pier Carlo Marroni, lì si celebrava Iani, Giano, il Dio romano del materiale e dell’immateriale, che posto sul Duomo di Barga, dà uno sguardo al passato confinato dietro allo stesso Giovo, mentre altro lo dà al futuro dei tempi a venire. (20)

Appagati da tanta bellezza, ora entriamo nella chiesa di San Felice Cappuccino da Cantalice, che si volle costruire negli anni in cui infieriva la peste a Milano e da lì in Italia, lasciando gran parte della penisola sconcertata e desolata. Abbiamo appena accennato alla chiesa, un tempo oratorio, che però, per non annoiare troppo il lettore, riprenderemo con il prossimo articolo.

 

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17) Vedi il libro: Balduino de’ Balduinis, nativo di Barga (Lu), Vescovo di Aversa (Ce), (1555-1582). Aristide Casolini, Campano (Pi), 2005. A pagg. 73-81, In Riguardo alla nascita barghigiana del Vescovo Balduino Balduini, di Pier Giuliano Cecchi.
18) Vedi su questo sito: Pier Giuliano Cecchi. Barga sulla Linea Gotica – Il tragico Natale barghigiano; prima, seconda e terza parte – Anno 2013.
19) Pier Giuliano Cecchi: La fondazione dell’Asilo Donnini. Barga New’s, 1° ottobre 2012.
20) Pier Carlo Marroni: Il Duomo di Barga –Giano bifronte. Il Giornale di Barga, n. 852, dicembre 2021.

 

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