Suor Maria Cristina Marcucci (Barga 1876-Pisa 1935). L’Angelo delle “visitandine”. (seconda parte)

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Rosina, come abbiamo già detto, nacque il 9 dicembre 1876 nella casa ancora esistente in via della Madonnina (qui in immagine la casa negli anni ’30 del Novecento che da allora non è cambiata e vedi sotto l’immagine di oggi) e il giorno successivo un piccolo corteo di persone che contornano i genitori che la tengono tra le braccia si avvia verso il Duomo per il suo battesimo. Abbiamo anche detto che per scrivere la storia della gioventù barghigiana di Rosina, l’ignota Autrice della prima biografia, si avvalse dell’aiuto di Suor Marianna, la quale così si espresse circa le qualità della sorella, di lei più grande di tre anni:

Rosina era un angelo e mai, fino dai primissimi anni della sua infanzia, smentì la sua singolare virtù … Se dal mattino si argomenta il meriggio, che mai diverrà questa bambina, dicevano i parenti e i vicini? … La sera si recitava il S. Rosario: i bimbi, per solito sono stanchi e di pregare hanno poca voglia, faceva anche in questo luminosa eccezione … il suo atteggiamento nella preghiera faceva dire a chi osservava: così pregano gli angeli!   

Il padre Antonio con la madre Albina Groppi (sorella del tipografo, pubblicista e storico Pietro Groppi) conduceva un podere lì nei pressi della casa propria ma aumentando la famiglia occorse decidersi di lasciarlo per andare a condurne uno più grande che permettesse una migliore sopravvivenza a tutti. Il nuovo podere, fu affidato alla famiglia da una sorella della madre nel piano di Gragno ma fu una soluzione solo transitoria perché sempre più il padre Antonio si andò trovando nella condizione di non poter lavorare per una propria malattia che lo porterà via da lì a non molti anni, e i due figli maschi i più grandi di tutti, sempre più presi dall’idea dell’emigrazione, realizzandola e così venendo a mancare la loro manodopera, dopo qualche anno fecero decidere il ritorno della famiglia alla poetica casetta al Giardino.

Il ritorno alle vecchie cose e al passato stato familiare di non facile sussistenza, con il padre che sempre più se ne stava andando, convinse la madre a fare il passo, come a quel tempo usava, di iniziare a sistemare le figlie presso delle buone famiglie di Barga, così fu per tutte, tranne Marianna, la più piccola di tutte, che in età di studi entrò direttamente come educanda al Conservatorio di Santa Elisabetta.

 

Iniziando con Maria, la più grande, questa entrò in una famiglia rimasta anonima, dove c’era un ragazzo suo coetaneo con cui ebbe un certo legame, ma le fu impedito di proseguire il rapporto per la differenza del ceto sociale e fu, anche per fuggire da un luogo divenuto solo di sofferenza spirituale, che riuscì a entrare come domestica oblata presso il Conservatorio di Santa Elisabetta e lì rimase per tutta la vita, come vedremo a suo tempo, in compagnia anche di due sorelle.

A questo punto, poi torneremo a Rosina, perché già qualche volta abbiamo citato il Conservatorio di Santa Elisabetta, crediamo sia opportuno dare un cenno storico su questo Istituto femminile, allora di grande importanza per Barga. Lì c’erano le scuole elementari femminili per le interne, le educande, ma anche per le esterne, cioè, quelle pubbliche comunali, invece per i maschi c’erano le elementari separate in altro luogo del paese. Per le stesse educande dell’Istituto c’erano anche quelle di avviamento al lavoro, dette Complementari. Nel complesso il Conservatorio aveva bisogno di molta manodopera e quindi fu un luogo di lavoro molto ricercato dalle donne che vi entravano come domestiche (forse oblate), soprattutto per fare fronte all’educandato di scolare, tra l’altro ospitante diverse figlie dei numerosi emigranti di Barga, messe a convitto per la loro istruzione. Da questi tempi ricordati nel nostro racconto al prossimo futuro, è lì che nascono le prime scuole superiori della Valle del Serchio, prima con la cosiddetta Normale che poi diverrà l’Istituto Magistrale che resterà lì sino a circa il 1960.

Panorama

La storia del Conservatorio di Santa Elisabetta ci dice che era nato nel sec. XV come monastero di Francescane claustrali e dopo secoli di alterne fortune fu trasformato in Conservatorio, cioè, in istituto d’educazione femminile, da Leopoldo I Granduca di Toscana l’anno 1786. (3)

 

Per il vero il cosiddetto Conservatorio sarebbe dovuto sorgere presso il Monastero di San Domenico di Barga, nato nella seconda metà del sec. XVII, posto a uno dei primi numeri civici di via Pretorio, perché questo era già dedito all’istruzione delle ragazze, così era anche l’idea del Granduca di Toscana. Successe che poi, venendo il sovrano in quei 1786 in visita a Barga e vedendo quanto fosse accogliente e spazioso quello di Santa Elisabetta, seduta stante cambiò la sua decisione a favore di quest’ultimo che si realizzò l’anno 1788.  Per dare corpo all’idea il Granduca dovette chiedere al superiore ecclesiastico due passaggi che furono accettati, ossia, l’unione di tutte le suore al monastero di Santa Elisabetta e poi, sia l’uno, che l’altro ordine delle religiose al momento di fondersi perdesse la clausura e i due corpi monacali mitigati a Oblate.

Questo stato, così accettato, ebbe le sue pene in epoca napoleonica, quando le stesse oblate furono soggette alla soppressione per dare spazio nell’istruzione alle sole maestre secolari, uno stato delle cose che però non si compì completamente e in maniera consistente ripristinate dopo la caduta dell’impero napoleonico e successivo rientro al potere del Granduca. Così, tra oblate e maestre laiche ma cristiane, si mantenne la gestione del Conservatorio sino agli inizi del secolo XX, cessando le Oblate quando a esse subentrarono le suore Giuseppine, già chiamate a Barga per gestire l’Asilo Donnini nel 1912.

Il Conservatorio ebbe per la sua gestione una persona maschile detta Operaio sino agli inizi del secolo XX, poi una triade di persone nominate dal ministero dell’istruzione, mentre le scuole avevano una loro direzione, totalmente femminile secondo la natura dell’Istituto, distinta ma non del tutto autonoma circa l’immobile con direttive ministeriali circa l’educazione che iniziarono a essere tali dopo il 1901. Per farsi un’idea di questa cosa si veda l’articolo scritto dallo scrivente, dove si parla del poeta Giovanni Pascoli, professore a Messina ma dimorante a Castelvecchio di Barga, che fu incaricato dal Ministero dell’Educazione, con il professor Giulio Giuliani di Filecchio, di vagliare le condizioni educative del Conservatorio di Barga, questo per essere compreso nei programmi del Ministero dell’Educazione. Pascoli per la parte letteraria mentre il Giuliani per la scientifica. (4)

Tornando sui nostri passi, alle sorelle di Rosina, vediamo che dopo Maria anche Carolina (Carola) andò a servizio, prima in casa dei Salvi in via del Pretorio, poi in quella del Dott. Focacci in piazza del Comune, infine, sino alla morte, fu in casa del fratello Canonico Enrico e della sorella Suor Marianna che viveva tra la casa e il Conservatorio.

Palmira invece entrerà nella casa Agostini Guidi in via del Pretorio, per poi sposarsi a venticinque anni con un Corrieri.

Gioconda sarà avviata al servizio in canonica con il proposto Mazzei, quando lì farà la sua preparazione religiosa, il fratello Enrico, maggiore di tre anni, prima di entrare in seminario a Pisa e questo sino a che non entrerà anche lei in religione presso il Monastero delle Domenicane a Pisa, era il 1891 e aveva diciassette anni. Quando morì nel 1926 ne aveva 52, dopo una santa vita, questo sarà il primo grande lutto tra i fratelli Marcucci lasciando un seme che germogliando ampliò in tutti la bontà verso il Prossimo ma anche in un misticismo travolgente, tendente a superare i limiti naturali con l’annullamento delle proprie e umane ambizioni.
Marianna, l’ultima figlia di Antonio e Albina, dopo la morte della mamma 1893, il babbo era già morto l’anno 1889, probabilmente, fu ospitata in una delle famiglie delle paterne zie: Maria o Caterina. Per quanto si sappia sarà l’unica che non andrà a servizio ma avviata subito allo studio presso il Conservatorio divenendo poi insegnante elementare come la sorella Rosina.

Rosina prima del suo ingresso in Conservatorio, ancora giovanissima, circa dieci anni, quindi nel 1886, farà il suo ingresso presso la famiglia Baldi alla Fornacetta, in aiuto a due domestiche ormai anziane, che da subito in quella ragazzetta ci videro per loro un serio pericolo, quasi l’antifona al casalingo pensionamento, questo per la gioventù e la buonissima accoglienza della signora Artemisia Baldi, che si vide per Lei nel ruolo quasi di mamma. Le due fantesche tenevano sempre sott’occhio Rosina, però insegnandole ben poco circa i comportamenti e magari gioendo se poi avesse sbagliato qualcosa. Queste due domestiche, nelle ricordate biografie, sono dipinte come due donne autoritarie nei confronti di Rosina, però, alle loro vessazioni mai si dette per vinta perché sorretta da una fede che nella preghiera le faceva superare ogni avversità. Va detto anche che Artemisia Baldi, seppur distratta un poco dalle sue cose, volesse un gran bene a Rosina e la prese subito sotto la sua ala protettrice e certamente ciò procurava le ricordate gelosie.

Così come raccontano le biografie di Suor Maria Cristina, cioè Rosina, vediamo che vicino alla casa, migliore palazzo Baldi, che ancora esiste, c’è a pochi metri la chiesa di Santa Maria Assunta vulgo “della Fornacetta”, che Rosina frequentava con assiduità, dialogando spiritualmente con una santa ivi venerata, Santa Germana, l’infelice pastorella che dal padre, risposatosi, fu relegata ad accudire alle pecore, felice nel dormire spesso con loro nell’ovile. La pregava e la cercava sempre perché anche Lei, ma con un percorso ben diverso, dalla signora Artemisia, fu resa pastorella di tre agnellini che conduceva al pascolo in un possedimento della famiglia Baldi. Niente di nuovo perché era una cosa che già aveva praticato alla casa paterna ma questa volta fu un toccasana, perché Artemisia, accortasi del dispettoso agire delle fantesche, così agendo intese di allontanarla dalle loro misere mire. Comunque a Rosina, per quanto detto, la vita lì in casa non fu delle più facili.

 

Nonostante queste difficoltà di non poco conto per una ragazzetta, che mai raccontava ai poveri genitori, Artemisia la fa istruire anche per ricevere la prima Comunione e chissà per quale motivo, si narra nei due libri che teniamo come traccia, che da sola si avvierà dalla Fornacetta al Duomo per la cerimonia, era il 5 giugno 1887 e lei aveva circa 11 anni, e lassù ad attenderla ci sarà solamente la sua istruttrice e così si narra nella sua prima biografia del 1936:

Sola, pallida, vestita di scuro, con il grazioso visino incorniciato da un velo nero, non pareva certo una bambina della prima Comunione; ma destava un’idea di lutto e di tristezza.

Artemisia Baldi aveva un fratello, il dott. Antonio Baldi, che dal Regno d’Italia era stato nominato console italiano in Argentina, nella provincia Jujuy, molto attento ai numerosi lucchesi che arrivavano laggiù da emigranti, come lo fu nei confronti dello sfortunato musicista Michele Puccini, fratello di Giacomo, che per un periodo gli fece anche da segretario per poi indirizzarsi verso altri luoghi sino alla sventurata e giovanile morte. Questi, il Console, a un suo ritorno a casa, ovviamente, nota la ragazzetta rimanendo attratto dalla sua intelligenza e dalla sua grazia, tanto da volerla istruire e magari portarla con sé in Argentina. Per questo suo progetto chiese consiglio alla mamma di Rosina ma questa disse al Console che Rosina si sentiva destinata a consacrarsi al Signore.

Eccoci giunti al punto cruciale, l’idea sua e familiarmente accettata della sua consacrazione religiosa che sarà definito “Lo sposalizio sul Calvario”, che poi è anche il titolo del libro che scrisse Mons. Icilio Felici, pubblicato per le Edizioni Paoline l’anno 1962. Certo non siamo ancora al suo pensato ingresso al Monastero delle Visitazione di Pisa che avverrà l’anno 1912, però va detto che da qui a poco, dopo la comunione, entrerà al Conservatorio di Santa Elisabetta di Barga per iniziare i suoi studi che la porteranno a essere maestra elementare, iniziando così il suo percorso assieme alla sorella suor Marianna.

Certamente, come già accennato, per l’ingresso al Conservatorio di Barga occorreva non solo la buona volontà di farlo ma anche un buon sostegno economico, altrimenti tutto sarebbe rimasto un pio desiderio. Tornando un attimo indietro ecco che come accadrà per Marianna, cioè, che una zia, sorella del padre Antonio, favorì il suo ingresso al Conservatorio per gli studi, parimenti questa si comporterà con Rosina, ma non essendo coperta da una retta intera dovette rendersi disponibile a dei servizi, anche d’infermiera per le educande e le anziane oblate ivi presenti, che svolgerà con grande attenzione, utilità e umiltà. Lo fece tanto bene da meritarsi subito la benevolenza della superiora e direttrice. Sono gli anni in cui tutte e due, Rosina e Marianna, rimaste orfane del padre morto l’anno 1889, mentre la madre raggiungerà il coniuge nel 1893 (Nell’immagine la lapide che corregge il continuo errore che appare nelle biografie circa la morte di Albina voluta all’anno 1896) su al Conservatorio si riuniscono con Maria, che svolgeva le funzioni domestiche.

 

Rosina iniziò gli studi in parallelo a Marianna, poi, nei loro tempi, superando entrambe gli esami superiori per l’insegnamento elementare e siamo arrivati ai primissimi anni del Novecento. A Rosina le fu poi affidata la prima classe elementare del Comune che come si è detto, per le femmine, era al Conservatorio e si narra, certamente ciò lo ricordò agli Autori delle biografie la sorella Marianna, ossia, che Rosina avesse un fascino eccezionale. Le piccole bimbe la cercavano anche nei dopo scuola e con loro portavano anche altre amiche per venire a udire i racconti religiosi della maestra Rosina, con intima gioia disponendole su delle panche, questa ricerca era comune anche alle educande interne che a sera si recavano alla cameretta di Rosina per ascoltarla raccontare dei beni divini. Questo momento di gioiosa comunanza però aveva i suoi limiti temporali perché Rosina aveva anche da svolgere le sue funzioni d’infermiera che mantenne finché rimase nell’Istituto, non solo perché se ne era preso carico entrandovi ma vinta e avvinta dal desiderio di farlo, cioè, di dare una carezzevole mano a chi era in condizione di malattia.

Pensiamo che qui occorra un accenno su come fosse disposto il Conservatorio circa le presenze femminili, anche se siamo a prima del 1883, vediamo che allora c’erano dodici suore oblate, quattro maestre e sette domestiche, l’unica presenza maschile era l’Operaio del complesso ma questi non risiedeva all’interno dell’Istituto; agli inizi del secolo XX sarà affiancato da due consiglieri. (Archivio Comune di Barga; Stati delle Famiglie del Comune; anni 1866-1911.)

Nel successivo Stato di Famiglie del Comune di Barga che va dal 1911 al 1921, vediamo che al Conservatorio sono presenti ventisei persone e tutte femmine, con una particolare condizione, cioè, che tutte sono celibi seppur non si distingua circa il loro stato, se religiose oblate come nel passato o altro. Dodici sono tra maestre e dette insegnanti, tra cui Rosina e Marianna Marcucci, dieci le domestiche, tra cui Maria Marcucci, tre econome e una direttrice. (Archivio Comune di Barga; Stati delle Famiglie del Comune; anni 1911-1921.) (fine seconda parte – continua)

 

 

(3) Circa le fortune del Conservatorio di Santa Elisabetta vedi:
Pier Giuliano Cecchi; Anno 1576: una storia vera. Quando le monache del Santa Elisabetta bastonarono il Vescovo Castelli. Giornale di Barga; supplemento natalizio anno 2011.
(4) Pier Giuliano Cecchi: Pascoli e il Conservatorio di Santa Elisabetta. Giornale di Barga (questo sito); 24 Giugno 2012.

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