Pietro Tallinucci e L’arciconfraternita di Misericordia di Barga (quinta parte)

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Come accennato nel precedente articolo, dopo la morte del Dott. Tallinucci, subitanea corse l’idea di un pubblico e duraturo ricordo, in pratica, che il suo nome con altre acconce parole fosse scritto in nero sul bianco marmo di una lapide. Si costituì il già accennato Comitato Onoranze con presidente onorario il deputato Antonio Mordini, mentre l’effettivo fu il governatore della Misericordia Egisto Piacentini. Questi, in nome del Comitato, rese di pubblico dominio l’idea della lapide e iniziarono a pervenire diversi contributi, specialmente toccanti quelli dei poveri contadini che, non avendo soldi da offrire, furono in generi di natura, frutto del loro greve lavoro.

Le offerte però non si fermavano e venivano anche dall’estero, dai barghigiani sparsi nel mondo. Fu allora che dalla lapide si era già passati all’idea di un busto ma le offerte crescevano ancora e arrivavano anche dalle associazioni massoniche toscane, cosicché si dovette passare all’idea di un monumento che fu realizzato e inaugurato dopo tre anni dalla morte. Posto nei pressi di Porta Reale su tre cubi di marmo preparati da Odoardo Colognori di Barga, su cui spiccava lo stemma di Barga, s’innalzò la statua a grandezza naturale del Dott. Pietro Tallinucci, scolpita da Eumene Tomagnini di Pietrasanta su modello del prof. Carlo Niccoli (6) e naturalmente al ricordo marmoreo del Dott. Tallinucci concorse anche la sua Misericordia. Il monumento, ridotto in altezza, dal 1930 che dovette cedere il posto al ricordo dei Caduti nella Prima Guerra Mondiale, oggi si trova all’ingresso vecchio dell’Ospedale di Barga. Vediamo allora come si mosse l’idea del monumento.

Intanto, ecco che il Comitato per Tallinucci, morto nel novembre 1884, lo sappiamo esistente e operativo con il 1885, quando il 30 maggio a firma del presidente Egisto Piacentini, questi fa avere al Comune di Barga, sindaco l’avv. Giovanni Verzani, una lettera che contenente la richiesta di contributo per concorrere a onorare la memoria del Dottore. La Giunta Comunale decide di prendere tempo per meglio capire come si muoverà la faccenda e dopo decidere un contributo.

Il 28 ottobre di questo 1885 ecco che il Comitato riprende un contatto con il Comune di Barga, rendendolo edotto che lo stesso Comitato, nel suo incontro del passato 10 luglio, ha deciso di dedicare al Dott. Tallinucci un busto con la sua effige posta su di una colonna con il suo basamento e il tutto di marmo. Il Comitato, tra due luoghi ravvisati per la posa in opera del busto, lascia al Comune la scelta di quello che reputerà il migliore. I due luoghi sono la Piazza del Mercato, oggi Salvo Salvo o del Comune, mentre l’altro è la Piazza della Fiera fuori Porta Reale o “Bastioncello”. La Giunta Comunale decide di metterlo fuori porta e al tempo stesso, circa il richiesto contributo, dichiara il suo impegno per inserirlo nel Bilancio 1886. Il 15 maggio 1886 ecco che il Comune deliberare il contributo che sarà di £ 100.

 

Come già detto in precedenza i contributi in omaggio all’onore dell’amato Dottore non si erano fermati e in virtù di ciò dal dichiarato busto del 1885 ora siamo passati in questo 1886 ad un vero e proprio monumento con l’immagine al naturale. Intanto, il 24 giugno 1886, il Comitato chiede al Comune che siano tagliati due platani sulla via provinciale che fiancheggia la piazza della Fiera o “Bastioncello”, cioè, quei due che stanno di fronte alla progettata posa del monumento al Dott. Tallinucci che guarderebbe, appunto, la strada (7). La Giunta Comunale discussa il 30 giugno la domanda del Comitato che si fa forte anche del parere dello scultore Tomagnini, chi suggerì il taglio dei due platani che non davano visibilità all’opera, intanto osserva che se il monumento guardasse la Porta Reale e non la strada non avrebbe bisogno del taglio delle piante e perciò non aderì al detto taglio e circa la maggiore visibilità, suggerì l’innalzamento del monumento. (L’atteggiamento del sindaco sottace qualche incomprensione che forse potrebbe risiedere proprio nel fatto che avrebbe voluto la statua girata verso Porta Reale.)

Così, cioè nei termini sopra esposti, rimase il finale accordo tra Comitato e Comune. In queste trattative il presidente del Comitato, Egisto Piacentini, intratteneva i rapporti con il sindaco Avv. Giovanni Verzani che il 30 marzo 1887 lascerà l’incarico e come facente funzione di sindaco gli subentrerà l’Avv. Salvo Salvi. Il 14 maggio di questo 1887 arriva al Comune, a Salvo Salvi, una lettera del Comitato con cui si chiedeva di badare a mettere in ordine la piazza della fiera dove è il monumento. Questa richiesta è un segno evidente che siamo arrivati alla fine del percorso monumento e non resta che decidere quando si avrà l’inaugurazione e al tempo stesso quando si potrà commemorare ufficialmente e pubblicamente il Dott. Tallinucci. Si arrivò a stabilire un giorno di fine giugno 1887 e di questo importante e indicativo avvenimento abbiamo ricostruito una possibile scena che potremmo definirla molto plausibile e allora vediamola.

 

È una bella mattinata barghigiana dell’estate 1887, esattamente è domenica 26 giugno e siamo al Bastioncello o piazza della fiera che sta sotto il piazzale Vittorio Emanuele II, il Fosso. Vediamo parecchie persone che alla spicciolata escono da Porta Reale, altre vengono per la via nuova che sale dal Giardino, altra ancora ha fatto la via dei Frati che sale dall’Ospedale e c’è chi si affretta a unirsi a far gruppo dopo la passeggiata sopralluogo sullo sferisterio, il piazzale del Fosso, magari avendo ragionato della prossima partita del pallone col bracciale.

 

Ora vediamo che poco alla volta si sono tutti riuniti, anche diversi forestieri, al Bastioncello e si soffermano sotto un monumento splendente nel suo bianco marmo, da qualche tempo innalzato, per capirsi, dove oggi fa bella mostra di sé il successivo monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. L’autore è lo scultore Cav. Eumene Tomagnini di Pietrasanta, che lassù alla sommità del monumento, a quattro metri d’altezza, ha posto un personaggio con la mano destra tra due bottoni della palandrana e questi è il dott. Pietro Tallinucci, detto il Pacchi, morto or sono tre anni fa il 16 novembre 1884. Aveva sessantaquattro anni ed era nato il 22 novembre 1820.

 

Ci dice Pietro Groppi nella sua Guida pratica e storica di Barga, da se stesso, scritta e stampata l’anno 1901, che intorno al monumento, fregiato dello stemma di Barga, si scrissero queste parole:

A Pietro Tallinucci / Bargeo / l’affetto e la riconoscenza dei suoi concittadini.

Valente Chirurgo / indefesso nell’arte sua / ansioso soltanto / del sollievo dei sofferenti / il 20 Giugno 1887.

Fervido patriotta / militò per la patria / sostenne costante / i diritti del popolo la libertà.

 

Il sole da oriente, là dal fondo del piazzale del Fosso, adesso illumina tutti e specialmente spiccano intorno al glorioso marmo i labari delle associazioni: Fratellanza Artigiana, Arciconfraternita di Misericordia, Reduci delle Patrie Battaglie, Società Progressista, mentre ora che è sopraggiunto nelle facenti funzioni di sindaco, l’Avv. Salvo Salvi, destinato da oggi a pochi giorni a esserlo effettivamente, con lui arriva anche il gonfalone del Comune di Barga retto dal donzello comunale.

 

La Banda Comunale, probabilmente la Fanfara Artistica o Angelio, è lì in gran montura e intanto solfeggia alcune note di un inno molto caro a questo suo ex presidente oramai perpetuato nel marmo: Si scopron le tombe, si levano i morti i martiri nostri son tutti risorti … Tallinucci l’aveva già sentito come inno di battaglia in Trentino, quale volontario al seguito del Generale che tanto lo infiammò, e a quelle stentate note di prova, che poi saliranno al cielo piene e robuste, anche Salvo Salvi ha un moto di mesto orgoglio, perché ormai con Pietro erano in vista di Trento ma … si dovette fare marcia indietro.

I bandisti ogni tanto alzano gli occhi al marmoreo Tallinucci e nel momento gli sovvengono le immagini di quando con fierezza, era il 14 marzo del 1872, lui decise come presidente che tutti fossero a Pisa per aprire i funerali all’altrettanto grande Giuseppe Mazzini assieme alla banda di Livorno. Fu un viaggio mesto condiviso con gli appartenenti alla Società Operaia (Fratellanza Artigiana?) sempre di Barga e con loro i fratelli Tallinucci, l’avv. Gaetano e il dott. Pietro, ambedue dirigenti le due istituzioni. Lungo la strada nasce tra tutti l’idea di rendere omaggio anche a Barga al grande scomparso così come poi faranno, la cui notizia fu data dal giornale L’Emancipazione, che era l’organo ufficiale delle Società Operaie. (8)

 

Di quel 14 marzo dei funerali pisani a Mazzini, che in quella Città viveva sotto falso nome di Giuseppe Rosselli Braun, ora risentono l’orgoglio di avere aperto con le loro note il funereo corteo assieme alla Banda Nazionale di Livorno e poi di averlo commemorato anche a Barga con gli inni della Patria, assieme alla Fratellanza Artigiana che prese il lutto per tre mesi. (9)

 

Tornando all’inaugurazione del monumento va detto che in questo limpido giorno tutta Barga è lì, dalle massime personalità sino al popolo che piange sommesso quel lume ora spento, per loro una grande mancanza.

 

Accanto a Salvo Salvi c’è il deputato del Regno Italiano Antonio Mordini, presidente onorario del Comitato che ha portato all’erezione del monumento, vicino a lui l’effettivo e fattivo presidente Egisto Piacentini, che dalla morte di Tallinucci è stato eletto al suo posto quale Governatore della Misericordia e man mano tante altre personalità venute dai paesi limitrofi ed anche più lontani.

Ora Salvo Salvi alza una mano e il brusio e i suoni si tacciono e così, prima chi del Comitato, poi lui può iniziare il suo discorso inaugurale che con brevi ma dense note ripercorrerà il cammino del celebrato, che si vede anche al naturale in un ingrandimento di una sua fotografia, eseguita dal fotografo Valentino Bonaccorsi, che nello stamparla senz’altro si commosse, perché Tallinucci era suo cognato, ma sentiamolo il Salvi (10):

 Contemplando la scelta immagine del Dott. Pietro Tallinucci, dinanzi alla morte si schiera quella pleiade di generosi cui egli appartenne e che prima sulle cospirazioni, poi nei campi di battaglia, cooperò al risorgimento nazionale.

 

Il Dott. Pietro Tallinucci venne, infatti, alla vita in tempi difficili, quando ogni anelito di libertà, ogni sentimento di amor patrio, ogni aspirazione umanitaria, ogni ribellione al pregiudizio era imputata a delitto e veniva repressa con studio e violenza dai sistemi di governo allora purtroppo imperanti.

Ma la natura generosa, indipendente del Dott. Pietro Tallinucci si ribellò e sfidando il danno ed il pericolo fino dalla sua adolescenza, cominciò nell’affiliazione della Giovine Italia il suo costante apostolato per il trionfo delle idee democratiche e del principio di libertà.

Fu discepolo di Mazzini e si mantenne costante e fedele alla parola  d’ordine del grande maestro, “agitatevi ed agitate”. Due i grandi ideali, le grandi attrattive che affascinavano e si dividevano il cuore del Dott. Pietro Tallinucci, la sua patria, la sua arte.

 

Il cospiratore non escludeva lo studioso e dopo avere conseguito nell’ateneo Senese la laurea in chirurgia, dava tali prove di se da essere giudicato dai colleghi uno dei più valenti chirurghi operatori del suo tempo. Abile, fortunato aveva l’intuizione ed il genio di quell’arte che egli esercitava indefessamente. La sua perizia, la sua rinomanza avrebbero potuto schiudergli un campo più vasto e più lucroso, ma egli che nell’esercizio dell’arte sua non aveva che un obiettivo, il sollievo dei sofferenti, preferì rimanere nel suo paese nativo che tanto egli amava e da cui era ricambiato con pari affetto, questo il chirurgo.

 

Nel 1848 lasciò il coltello anatomico per il fucile e come volontario accorse sui campi Lombardi, se non che, volte in peggio le cose d’Italia dovette ritornare al paese nativo dove l’amore di tutti, la sua abilità lo difendevano dai sospetti che le sue non nascoste aspirazioni destavano alle autorità politiche di allora.

 

Il Dott. Tallinucci sapeva che le lotte sui campi cruenti non bastavano a far grande quel paese, ad assicurare in esso il regno della libertà ove non siano seguite dall’opera incessante di lotta civile, per destare il popolo a sentimenti di dignità e d’indipendenza, ed egli anche in questo campo fu lavoratore instancabile.

 

A lui si deve la fondazione in Barga della Società dei Reduci, a lui in gran parte quella della Fratellanza Artigiana e dell’Ospedale di S. Francesco, a lui si deve l’incremento e lo svolgersi di queste associazioni nelle quali soleva far propaganda di principi democratici con parola viva, convinta, vibrata che bene sperò e faceva fremere i suoi uditori.

 

Dall’opera civile egli passava con continua vicenda al campo dell’azione, e di nuovo noi lo vediamo prendere la spada sotto gli ordini del Garibaldi nella campagna del 1866 e quindi accingesi quella di Mentana, cui non poté giungere prima che i chasupot Francesi avessero fatto le loro meraviglie, questo il patriota.

 Barga oggi glorificando questo suo figlio ben amato, glorifica in lui tutti i figli d’Italia che al pari di lui lottarono e soffrirono per la preziosa conquista della libertà e dell’indipendenza e tornando il pensiero alla nostra epopea nazionale evoca reverente la memoria del gran Re Vittorio Emanuele e del Generale Garibaldi, fari luminosi che ci condussero a quella preziosa conquista e che colle loro iniziative incarnarono il pensiero Italiano conducendoci a mezzo di nobili ardimenti, di sagaci aspettative, in un quarto di secolo, alla conquista di quella unità che era stata il sogno delle precedenti generazioni.

 In nome della popolazione ringrazio quindi il comitato, che è giunto a capo del compito suo in modo così lodevole e soddisfacente e accettando per conto della cittadinanza la consegna di questo monumento già sacro all’affetto di ogni Barghigiano, io faccio voto perché trasmettendo alle future generazioni insieme all’effige del Dott. Pietro Tallinucci la memoria delle sue virtù, esso sia altare di amore fraterno fra i Barghigiani, sia ara di patriottismo, sia segnacolo per ricordare ai giovani che ci succedono come la patria si onori col lavoro e come si serva col braccio nei giorni della prova.

Evviva il Dott. Pietro Tallinucci.

 

Alle parole dette da Salvo Salvi non possiamo che inchinarci per l’alto significato che esse assumono e il senso della concretezza del ricordo. Finita l’inaugurazione, ci fu il banchetto presso una sala della Fratellanza Artigiana.

Per dare un’idea di chi fosse stato intellettualmente il dott. Tallinucci crediamo sia chiarificatore un suo gesto che lo vide contrapporsi al suo datore di lavoro, il Comune di Barga, che da anni lo aveva incaricato in paese e campagna della condotta di medico – chirurgo. Siamo al 1882 e il Comune delibera una nuova tassa che il medico condotto avrebbe dovuto esigere dal paziente. Perché tassa troppo esosa, ecco Tallinucci recedere dall’incarico, così dando le dimissioni tramite una lettera datata 18 febbraio 1882. La Giunta Comunale retta dall’Avv. Giovanni Verzani, a questa risoluta decisione rimase interdetta, poi ragionando con il Dottore circa le sue ragioni per quanto ha deciso così drasticamente. Tra le due parti si apre un confronto a noi sconosciuto e il 18 marzo vediamo che l’argomento dimissioni Dott. Tallinucci sono all’ordine del giorno della Giunta. Nelle premesse alla deliberazione si può leggere che il 17 marzo, il precedente giorno, il Dottore ha fatto avere una lettera al Sindaco con cui ritira le sue dimissioni. Segno evidente che tra le due parti è sopraggiunto un accordo e allora andiamo a leggere cosa si delibera:

 

La Giunta. Mentre conferma le dichiarazioni già fatte al Dott. Pietro Tallinucci dal Sig. Sindaco, che paese e Municipio hanno per esso la stessa stima e la stessa fiducia che ebbero sempre pel passato. Delibera che si considerino come non avvenute le dimissioni suddette, rimanendo il Dott. Tallinucci in libertà di profittare o no, secondo che gli aggrada, della tariffa predetta, ma senza che possa in verun caso modificarla, e stabilirne per proprio conto una diversa.   

 

C’è piacevole chiudere questa serie di articoli con raccontare in parte la storia familiare dei Tallinucci del Dott. Pietro. Qualcosa abbiamo già detto con il secondo articolo ma perché diverse volte nei nostri scritti abbiamo incontrato il fratello Gaetano, poi Luigi, pensiamo che sia utile una nota aggiuntiva, soprattutto perché nessuno a nostra conoscenza parrebbe abbia comunicato le informazioni che seguiranno con il prossimo e ultimo articolo in omaggio al Dott. Tallinucci. (Fine della quinta parte – continua)

 

Note al testo
(6) Note da: “L’Ospedale di San Francesco e il Dott. Tallinucci di Renzo Salvi; Giornale di Barga, n.° 338-39 maggio-giugno 1977. Renzo Salvi cita come autore Norberto Tamagnini, nome che noi abbiamo cambiato in Eumene Tomagnini, perché così è nominato su L’Eco del Serchio di Pietro Groppi, esattamente nel n.° 30 del 13 ottobre 1889, la dove si parla, appunto e come dal piccolo titolo, del Cav. Eumene Tomagnini e nel finale dell’articolo si dice, sbagliando il cognome: Barga pure vanta del Tamagnini il monumento del Dott. Pietro Tallinucci eseguito artisticamente nel 1886.
(7) Qui è il caso di dire che quando nel 1930 ci fu bisogno di individuare un altro luogo per il Monumento ai Caduti nella Prima Guerra Mondiale di tutto il Comune di Barga, che era stato messo in Piazza Salvo Salvi o del Comune ma qui non piacendo a nessuno e trasferito al Bastioncello fuori porta a prendere il posto a Tallinucci che fu portato all’Ospedale, ecco che finalmente il luogo inizia ad assumere l’odierno aspetto, con l’invito di due scalini di salita dalla strada provinciale al monumento, cosa che prima non fu nemmeno pensata. In pratica Tallinucci restava chiuso due volte, prima dalla sua cancellata di ferro e poi dall’inaccessibile recinto del Bastioncello, raggiungibile solo da Porta Reale.
(8) L’emancipazione, organo ufficiale delle Società Operaie Italiane affratellate (1872: A. 1, 23 marzo). Roma: Stab. Tip. Rechiedei e Ripamonti.
Barga –Ci perviene da Barga una lunga corrispondenza, che lo spazio non ci permette di riportare. Essa parla della dimostrazione fatta a Mazzini per iniziativa dei Reduci. Fu numerosissima e vi partecipò pure la Fanfara Artistica e la Fratellanza Artigiana la quale prese il lutto per tre mesi.
(9) L’Umanitario – Rivista della Massoneria Italiana – Libertà – Eguaglianza – Fratellanza  – Anno IV, N. 11 e 12. Pag. 83 – Giuseppe Mazzini (articolo morte) – Pag. 85 – Onoranze Funebri (racconto da cui stralciamo quanto segue) – Pisa, giovedì, 14 marzo.   …. Il corteo mosse da piazza S. Nicola e per lungarno traversando il Ponte di mezzo e via V. E.. Cercherò di farvi la minuta descrizione di quel corteo. Precedevano due bande cittadine, quella nazionale di Livorno e quella di Barga; seguivano i reduci delle patrie battaglie numerosissimi. Dopo di loro il feretro condotto da due cavalli, semplicissimo e grave. …
(10) Il testo del discorso dell’Avv. Salvo Salvi mi fu fatto conoscere e consegnato in fotocopie ormai sono molti anni fa, da Cristian Tognarelli di Barga, un amico cui augurai con questo articolo: E la storia continua. Intervista a Cristian Tognarelli – Barganews, 13 settembre 2011, di addentrarsi ancor di più nella storia di Barga, consiglio che non ha tralasciato e con buoni frutti.

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