18 Luglio 1945: la strage della ex casa del fascio di Viareggio

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Questo pezzo lo scrissi qualche anno fa.

Poi lo feci leggere a  Nazareno Giusti e gli piacque tanto.

Tanto eravamo amici che lo feci firmare a lui e lo pubblicò su una testata.

Lo ripropongo, un po’ rivisto , ma nella sostanza è quello.

A lui lo dedichiamo.

Ciao Nazareno, sei sempre nel nostro vivo ricordo

 

Questa è una storia dimenticata. Rimossa forse, sicuramente sopita dalla memoria collettiva di una cittàà, Viareggio, presa nel tempo a ricordare altri momenti più felici per fortuna, e altre stragi , più recenti, purtroppo.

Sporadici articoli di giornale, a volte, hanno ripercorso questa vicenda negli anni, senza peraltro mai entrare approfonditamente nella sua tragedia globale. Ignorando o scordando la dimensione totale del dolore.

Questa storia inizia poco dopo il  termine della Seconda Guerra Mondiale, che in Italia termina il 29 aprile del ’45, con la firma della resa delle truppe tedesche a Caserta.

 

Viareggio, 18 luglio 1945, la guerra è finita da un paio di mesi.

Le truppe americane schierate in Italia attendono gli ordini di imbarco.

Tra queste la 92.ma Divisione “Buffalo”, di stanza a Viareggio.

Il comando operativo della divisione, il cosiddetto ’H.Q- l’ Head Quarter, era posizionato presso il Principino, la costruzione stile impero davanti all’Hotel Principe di Piemonte, in Piazza Puccini.

Nella sua sala centrale, sulla grande fontana circolare, erano state posizionate delle tavole con sopra le carte geografiche militari del settore tirrenico; il Generale Clark, Comandate della V Armata, terrà lì la riunione decisiva per lo sfondamento del fronte ovest, del 5 aprile ’45.

Gli ufficiali superiori della Divisione (bianchi), alloggiano al Principe, dove suona incessantemente la banda-orchestra della Buffalo, all’ Hesplanade, al Kursaal.

Per gli ufficiali inferiori e per i soldati afroamericani, ci sono le tende montate in quantitàà, in pineta. Per loro, la sera, il dancing “il Gatto Nero”, al centro della pineta.

La 92.ma Divisione Bufalo, è una unità americana “segregata”; vige infatti una forte segregazione razziale; gli ufficiali tedeschi fatti prigionieri possono accedere al Circolo del Principe, ma non gli ufficiali di colore che, magari li hanno fatti prigionieri!

La sensazione di vitalità, il morale, l’euforia che si respira tra i soldati,  è quella comprensibile di chi ha finito di combattere una guerra dura, sanguinosa e difficile, ed è rimasto vivo.

l’atmosfera di chi ha vinto. Dei vincitori.

The winner takes it all”, il titolo di una famosa canzone degli anni ’80…

E i vincitori prendono tutto.

Senza remore.

Donnine compiacenti giunte da fuori, alcune locali, grazie ai dollari abbondanti in tasca, alcool non sempre di qualità, girano tra i soldati; feste serali, vita rilassata , boogie-woogie e la bella vita che sta nascendo.

A volte qualche eccesso; complice la troppa grappa di bassa qualità, smerciata da fabbricanti locali delle campagne versiliesi privi di scrupoli, poco raffinata e facilmente reperibile;  ingenera un aumento della pericolosità sociale nei soldati che, spesso, la sera eccedono nei… festeggiamenti.

Anche le rapine delle abitazioni registrano un significativo aumento.

Occorre mettere un freno.

La situazione a Viareggio diventa incandescente; furti nelle abitazioni, rapine a mano armata, violenze sulle ragazze, risse nei locali, ormai sono all’ordine del giorno.

Il Governatore americano, il capitano Gordon West, preme con il Comando della V Armata, affinché la Divisione si sposti rapidamente da Viareggio verso la P.S.B. , la “Peninsular Base Section”, meglio conosciuta come “Leghorn”, Harbour nr. 10.- Livorno.

A nord di Livorno lungo l’Aurelia, c’è una zona di bosco mediterraneo, che nasce a Tombolo e termina a Marina di Pisa, interamente occupata da un immenso acquartieramento logistico americano.

Non è ancora la base di “Camp Darby”, quella nascerà nel 1948, ma più o meno i terreni sono gli stessi.

Vi sono anche tre campi di prigionia, a Coltano, affidati alla vigilanza della 92° “Buffalo”, i Prigioner War, P.W 335, il 336, e il 337. Altri sono a San Rossore nella tenuta Reale e ad Arena metato; in quest’ultimo verrà imprigionato il poeta ebreo filonazista Ezra Pound, e lì comporrà i Canti Pisani

La zona è di fatto un gigantesco accampamento americano, completo di supporti logistici sanitari, aeronautici, portuali.

Vi nascerà, nella zona sud prima dell’Arnaccio, una cittadella di baracche e tende, dove confluiscono un po’ tutti i disertori, gli sbandati, le prostitute, e che nel dopoguerra verrà descritta come Tombolo ,”l’inferno nero”.

 

VIAREGGIO

Il Governatore alleato dispone che il movimento logistico delle truppe stanziate a Viareggio venga salutato dalla città con una festa danzante.

In onore dei soldati afroamericani, questo saluto con festa danzante, si terrà dalle ore 16 del 18 luglio 1945, presso la monumentale ex Casa del Fascio, una costruzione stile impero, terminata nel ‘40, posizionata in piazza Mazzini, davanti al Fappani . E’ una costruzione solida, rimasta illesa dai bombardamenti che pesantemente hanno colpito Viareggio (più di 70!), e quindi riutilizzabile con pochi adattamenti.

L’ha costruita l’ing. Gemignani, un importante costruttore; è un fabbricato speculare  praticamente a quella Casa del Littorio che sorge a Lucca, in Borgo Giannotti, adesso sede di una caserma della Polizia di Stato, la “Muzzi”.

La “Casa del Fascio” di Lucca era invece la sede del vecchio Tribunale in Via Carrara sotto le Mura.

La “Red Cross” americana, che la gestisce come “circolo e sala ritrovo” per i soldati, è incaricata di organizzare la festa.

Vengono reclutati orchestrali famosi per quel tempo, tra i quali il Valleroni, che successivamente suonerà anche alla Capannina e alla Bussola.

Numerose “signorine”, confluiscono in zona provenienti da tutta Italia, nella speranza, spesso concreta, di potersi accompagnare con un soldato americano, che poi le sposi e le tolga dalla miseria del dopoguerra.

Questo movimento di donnine è così intenso che addirittura le autorità militari americane organizzeranno, in pieno pragmatismo yankee, presso l’Hotel Hesplanade in Piazza Puccini,  una scuola apposita, dove addestrare e istruire le aspiranti fidanzate dei soldati americani,  per poter diventar delle brave “war bride”.

Molte e numerose le ragazze che confluiscono presso la scuola, dove una apposita commissione interna, disponendo dei fascicoli personali dei militari, cerca di accoppiare i profili psicologici più vicini, per poter ottimizzare i risultati!

Tra le frequentatrici di questo mondo, ricordiamo una giovanissima Lilli (Elena) Greco, bellissima e prorompente, che farà perdere la testa a numerosi soldati, fino a far scatenare una gigantesca rissa che distruggerà il Kursaal.

Negli anni successivi, Lilli cambierà nome; sarà meglio conosciuta come Sandra Milo.

 

Adesso apriamo una storia parallela.

Campagna d’Italia, fine 1943.

Gli Alleati prima dello sbarco di Salerno, fanno credere ai Tedeschi con un paio di radiomessaggi di inganno, che tenteranno uno sbarco a Nord di Livorno, tra Viareggio e Forte dei Marmi.

La notizia è giudicata attendibile, la fonte anche: in effetti a Viareggio c’ë un porto, uno scalo ferroviario merci, potrebbe anche essere plausibile…

La Kommandantur, dà ordine di minare tutta la spiaggia e predisporre delle difese anti sbarco, e di sgomberare la popolazione di Viareggio.

E la spiaggia verrà pesantemente minata, con largo impiego di mine anticarro sulla battigia, e antiuomo nell’interno.

Tante mine, mine Teller, tedesche , ACS 42 italiane, mine S, ecc.

Lo schieramento è fatto con metodo e cura, le mine vengono interrate in profondità, con andamento irregolare.

Inoltre vengono realizzati ostacoli fissi con filo spinato, bunker, camminamenti, piazzole di tiro, vengono interrati dei carri in funzione di cannone fisso, ecc.

La popolazione viene sgomberata. La macchina da guerra fa il suo lavoro.

Ma lo sbarco, per fortuna, non avviene.

Le mine però rimangono.

E impediscono alla gente di fruire del bene più prezioso che Viareggio ha.

La sua spiaggia. La sua bellezza.

E allora un sindaco lungimirante, l’avvocato Corrado Ciompi, il sindaco dell’emergenza, il primo Sindaco di Viareggio, che ha preso il posto alla guida della Amministrazione Comunale, del ragionier Sandro Petri, “Sandrino”, designato dal CLN, ma non gradito dagli americani perché comunista, intuisce che per far rinascere Viareggio occorre far ripartire subito la sua naturale vocazione turistica.

Fa costruire una strada fino a Torre del Lago, da il via all’opera di dragaggio e alla pulizia del porto dagli scafi distrutti, dispone la riparazione dei moli e della ferrovia danneggiati dalle bombe, e autorizza l’apertura  di un casinò presso il Principino.

Intuisce che occorre puntare a far ripartire la cosa più bella che ha Viareggio; la sua innata capacità turistica. E quindi la spiaggia.

Occorre però bonificarla dalle mine.

Per questo viene attivata l’organizzazione militare dedicata alla bonifica dei campi minati (B.C.M.) , che ha un Comando Sottozona  a Pisa, in corso Bonanno.

E arrivano i “rastrellatori”, operai civili, militarizzati e adeguatamente preparati che si occupano di rastrellare e bonificare le mine sotto la spiaggia, assieme a un un’ulteriore numero di operai assunti il loco sotto la guida del C.L.N., che contribuiscono a spalare tutta la sabbia fino a 2, 5 mt. di profondità .

È un lavoro immane. Ma necessario, e fruttuoso.

Al 18 luglio tutta la spiaggia fino alla Fossa Abate è sminata; le mine vengono raccolte, disinnescate, e stoccate presso un deposito di fortuna, negli scantinati del villino Montauti, adiacente alla ex casa del fascio, in via D’Annunzio.

Questo villino, inizialmente di proprietà di una nota famiglia lucchese, i Fanucchi, facoltosi mercanti e imprenditori, era stato realizzato assieme ad un altro simile lì vicino nel biennio 1910-1911.

Disegnato e edificato da Achille Orzali, fu poi acquistato dalla famiglia Montauti, anch’essa di origine lucchese, il cui padre, Ingegnere aveva partecipato ai lavori di edificazione del porto di Viareggio.

Nel 1945 era disabitato, e per questo fu scelto come deposito temporaneo per lo stoccaggio delle mine, una volta disinnescate dai detonatori.

A questa pratica delicata provvedevano i rastrellatori della B.C.M. stessi, rimuovendo i detonatori, con una operazione relativamente semplice; le mine antiuomo, invece, molto più spesso venivano fatte brillare sul posto, in quanto più piccole e quindi più…insidiose.

Le mine rimosse venivano quindi posizionate impilate negli scantinati del villino, in attesa di essere poi trasportate al Comando Sotto Zona B.C.M. di Pisa , per successiva distruzione presso il poligono di Marina di Vecchiano-Foce di Serchio.

 

Ma il viaggio di mine, su autocarri americani da 3 assi, pianificato e concordato per il 18 luglio 1945, non ebbe successo.

Pisa era piena di mine, erano arrivati altri pesanti carichi di ordigni rimossi da Orbetello e da Venturina , che avevano praticamente “ingolfato” tutto il piazzale del Comando Sottozona, per cui non era possibile riceverne più, per motivi di sicurezza.

Fu quindi ordinato ai mezzi carichi di mine il rientro su Viareggio; nel frattempo veniva cercata una soluzione per la distruzione presso un altro centro più vicino, forse quello di Massa.

 

ore 15 del 18 luglio 1945.

Ex Casa del Fascio, adiacente al Villino Montauti, di nuovo pieno di mine, in attesa di essere ritrasferite ad un altro centro di distruzione.

Gli orchestrali assunti per questa festa organizzata dalla Red Cross americana stanno arrivando con gli strumenti. La festa comincia alle 16, ma già molti soldati sono dentro i locali della ex Casa del Fascio, riadattata a centro di ritrovo per la truppa americana. Con loro molte “signorine”, confluite a Viareggio.

Tutti sanno che è una festa di addio, di saluto. Son tutte lì, pronte a cercare una occasione, una speranza, un marito, che le tolga dalla miseria umana dove sono precipitate a causa della guerra.

Un “grascino”, così vengono chiamati a Viareggio i vigili urbani, tale Ilio Ghelarducci, coscienziosa piantone, presidia il villino, controllando che il materiale non venga “prelevato” da chi lo potrebbe utilizzare per fini non leciti.

Il villino è esattamente adiacente alla ex-Casa del Fascio, proprio dietro.

Lo separa uno stretto viottolo. Praticamente confinano a contatto.

Come in tutti i retro edificio, vi è un accumulo di materiale di risulta, cartacce, scartoffie, foglie secche, tavolame, sedie e panchine rotte di legno. Tutto ammucchiata nel viottolo.

 

Fa caldo il 18 luglio, un caldo eccezionale.

La festa, non ancora iniziata formalmente, è già praticamente cominciata.

La musica, suonata da orchestrali locali, è altissima.

Boogie-woogie e alcool. A volontà.

Viene in mente la famosa canzone di Roberto Vecchioni,  Samarcanda:

 

“…ridere, ridere, ridere ancora, ora la guerra paura non fa, …brucian le divise dentro il fuoco la sera, brucia nella gola vino a sazietà…musica di tamburelli fino all’aurora…il soldato che tutta la notte ballò…”

 ore 15, 30 del 18 luglio 1945.

Il bravo vigile Ilio Ghilarducci, vede uscire dallo scantinato del villino, un fumo, acre, nero, denso.

Tipico della combustione del tritolo, che è un nitrato del toluene, un derivato del petrolio.

Ilio dà l’allarme, urla, fa allontanare la gente in strada, cerca di avvisare i soldati, che ormai completamente coinvolti nella festa non capiscono, e continuano a ballare sotto la musica assordante.

 

 

Ore 15,46 più o meno…del 18 luglio 1945. Il deposito delle mine salta in aria.

Una esplosione terrificante, devastante, incredibile come potenza scuote Viareggio e tutta la Versilia.

Un enorme quantità di energia si libera in un istante, distruggendo completamente il Villino Montauti, sbriciolandolo.

Scompare semplicemente.

L’esplosione devasta e distrugge il retro della ex Casa del Fascio, dove è in atto nel pieno, la festa danzante.

L’onda esplosiva diretta entra immediatamente dentro il grande fabbricato, lo investe violentemente, devastandolo, sventrandolo, rovinandolo.

La violenza della esplosione è così forte che l’intero fabbricato, un enorme telaio in cemento armato rivestito di travertino romano e mattoncini a faccia vista, edificato su una precedente fondazione con interposto uno strato di asfalto, viene traslato di 2 cm in avanti!

Il Gemignani per risparmiare, aveva trovato una fondazione di un vecchio edificio sanitario per bambini e li sopra aveva edificato in semplice appoggio. Questo è il motivo per cui la struttura non collassa ma semplicemente … si sposta in avanti, trasla!

Tutti i vetri rimasti integri di Viareggio vanno in frantumi.

Le abitazioni ed i tetti più vicini vengono danneggiati gravemente, il caffè Fappani, dall’altra parte della passeggiata viene travolto e distrutto.

La fortissima esplosione viene udita fino a La Spezia, a Lucca, a Livorno.

Il bilancio è drammatico.

16 viareggini identificati, più di 40 soldati completamente smembrati, e altrettante “signorine”. Si sfiora la cifra di 100 deceduti. (l’ultima bambina morta verrà trovata sotto le macerie due giorni dopo). Non si saprà mai il numero esatto, tra soldati, e donne non identificate, è impossibile.

Le cronache narrano che i soldati e i vigili del fuoco soccorritori, posizionano dei teli a scivolo dalle finestre dei piani alti e rotolano sui camion direttamente, membra umane, busti, teste parti di corpi…

E’ un macello, una strage. Pesantissima. Assai più pesante di quella che avverrà 60 anni dopo, alla Stazione FFSS.

A complicare la situazione, a causa dell’imminente trasferimento della divisione su Livorno, l’organizzazione sanitaria militare, nel frattempo era stata smobilitata. Dell’ospedale militare americano, schierato presso lo Stadio dei Pini, rimane solo un posto di medicazione.

Tutto lo sforzo logistico sanitario che consegue, viene assorbito da disastrato Ospedale Tabarracci, con tutte le limitazioni di cura comprensibili…Intervengono squadre di Vigili del Fuoco da Lucca e da Pisa.

 

I funerali delle vittime verranno celebrati due giorni dopo, la mattina presto, alle 8 del 20 luglio, con un manifesto firmato congiuntamente dal Sindaco, l’avv. Ciompi, e dal Presidente del C.L.N. , Manfredini.

Le indagini, svolte dalle Autorità Militari Alleate e dal Commissario Mazzaglia del Regio Commissariato di P.S. indagheranno varie cause: autocombustione (complice il gran caldo e la presenza di materiale combustibile secco nelle vicinanze); incendio accidentale causato da una cicca di sigaretta gettata dalle finestre sul retro…

Verrà investigata anche la causa dolosa: alcuni giorni prima è stata violentata nella pineta da alcuni soldati afroamericani una ragazza, e non si esclude una ipotesi di vendetta… ma non vengono trovati riscontri efficaci a questa ipotesi e quindi la causa accidentale rimane la più veritiera.

D’altra parte, è pur vero che le mine erano disinnescate, e quindi poco pericolose, ma si tratta sempre di un eccezionale quantitativo di esplosivo potente accumulato e concentrato.

Un incendio che raggiunge la temperatura di accensione del tritolo, sui 380° C, provoca il successivo innescamento e quindi la detonazione a catena del materiale.

 

Ilio Ghilarducci rimarrà ferito, e per il suo gesto di coraggio, nel rimanere sul posto e dare l’allarme, riceverà un Attestato di Benemerenza dal Ministero degli Interni.

 

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Commenti

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  1. Un buon articolo dettagliato, che fa chiarezza su questo disastro, in parte nel tempo rimosso. In sostanza una ricostruzione storica necessaria per la conoscenza di quel tragico episodio.

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