Gli Orlando e la “Metallurgica” (parte 1)

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Il capostipite della famiglia Orlando fu Giuseppe, titolare di un’officina meccanica a Palermo, dove i figli, Luigi (classe 1814) e Salvatore (classe 1818), vi iniziarono a lavorare quando erano ancora molto giovani. I due fratelli, che cospirarono clandestinamente contro i Borboni, in seguito alla partecipazione ai moti rivoluzionari del 1848-49 furono costretti a lasciare la città natale e a trovare rifugio a Genova, dove, nel 1860, rifornirono di armi, molte fabbricate a proprie spese, i garibaldini che parteciparono all’impresa dei Mille.

In questa nuova città, con il materiale della vecchia officina fatto giungere da Palermo e dopo aver monetizzato il patrimonio paterno, acquistarono uno stabile dove impiantarono un nuovo laboratorio. Successivamente realizzarono uno stabilimento per la lavorazione del legno e uno per le costruzioni navali. Non contenti del progresso imprenditoriale, costituirono anche una linea di navigazione fra Genova, Marsiglia e altri porti del Mediterraneo.

Fu a questo punto che, Cavour, gli diede l’incarico della escavazione nei porti liguri e in seguito, era il 1857, la direzione della “Ansaldo”. Circa otto anni dopo, Luigi Orlando affittò dal governo il cantiere militare marittimo di San Rocco a Livorno. Quel cantiere, che era in disastrose condizioni, in circa un anno e con notevoli investimenti, fu messo in grado di fare qualsiasi riparazione navale e di costruire, comprese le macchine, i bastimenti.

Fu nei primi anni del Novecento che, il gruppo Orlando, legò il suo nome a quello della Società Metallurgica Italiana. Gli inizi della società furono difficili, tanto che, nel 1902, ne fu decisa la liquidazione. A quel punto, la direzione fu assunta dal figlio di Salvatore: l’ing. Luigi Orlando nato nel 1862 a Genova (morì nel novembre 1933).

Dopo aver fondato, nel 1905, la “Società Ligure Toscana di Elettricità”, l’anno successivo la SMI e la tedesca Mannesmann diedero vita alla “Società Tubi Mannesmann”, ma quello che dette lustro al gruppo Orlando fu senza ombra di dubbio la realizzazione degli stabilimenti SMI di Campo Tizzoro (1911), di Fornaci di Barga (1915) e Limestre Pistoiese (questo stabilimento, centro cartario agli inizi del XIX secolo, trasformato poi in una fabbrica tessile e in seguito, fino a che non venne introdotta la lavorazione dell’ottone, convertito per la produzione di spilli, fu acquistato dalla SMI per la fabbricazione di materiale bellico nel 1899).

Lo stabilimento di Limestre Pistoiese aveva un’area globale di 57.000 mq. (area coperta 16.700 mq.), una forza motrice di 1.050 HP, con principali reparti fonderie, laminatoi per barre, trafilerie per barre e fili, minuterie metalliche (bottoni a pressione, spilli, occhielli, chiodi, ribattini ecc.)

Quello di Fornaci di Barga aveva una superficie totale di 360.000 mq. (con un’area coperta di 44.500 mq.), una forza motrice installata di 3.650 HP, con principali reparti le fonderie, i laminatoi per lastre, i laminatoi per barre, la trafileria per fili, quelli per gli utensili da cucina, per il materiale da impianti elettrici, per i tubetti del radiatore e quelli relativi alla fabbricazione di munizionamento come bossoli da cannone, cartucce, caricamento delle cartucce e la preparazione del fulminato di mercurio.

Nel 1924 gli altri stabilimenti della SMI, che aveva la sede commerciale a Milano in via San Vittore n. 16°, si trovavano a:

1. Livorno, area totale di 71.232 mq. (coperta di 42.100 mq.), forza motrice installata di 4.260 HP, reparti principali di fonderia minerali, di fonderia per l’affinazione del rame, di affinaggio elettrolitico del rame, di fonderia ottone ed altre leghe, di laminatoi per rame, ottone, bronzo ecc, di trafileria per tubi di rame, ottone ecc, di trafileria per barre e fili di rame, ottone e alluminio;

2. Bardalone Pistoiese, superficie di 126.000 mq. (area coperta di 33.150 mq.), forza motrice di 1.500 HP, con i reparti fonderia, laminatoi per le lastre, laminatoi per monete, reparto bossoli da cannone, reparto cartucceria, reparto caricamento cartucce, reparto fulminato di mercurio;

3. Mammiano Pistoiese, estensione totale di 31.500 mq. (area coperta 5.800 mq.), forza motrice di 500 HP, il cui reparto principale era il laminatoio per lastre;

4. Donnaz in Valle d’Aosta, su un totale di 14.000 mq. (area coperta 8.400 mq.), forza motrice di 350 HP, con reparti principali di fonderia, laminatoio per lastre, trafileria per barre e fili.

(continua)

Ivano Stefani

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