La Grande Guerra 1915-18: come nasce a Fornaci l’asilo pro-orfani Giovanni Pascoli (settima parte.)

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Con il sesto e passato articolo della nostra ricostruzione storica circa la genesi dell’Asilo Pascoli, si era arrivati a conoscere il nuovo organico del Comitato Pro-Orfani di Guerra, scaturito dall’Assemblea generale di lunedì 4 aprile 1918. Nel frattempo si è anche osservato come e con quanto ardore si contribuisce nel nostro Comune a lanciare messaggi diretti anche a tutta la Valle affinché continui e duri la fede nella resistenza italiana dopo Caporetto, che per essere proficua, abbisogna che l’esercito delle retrovie, istituzioni e cittadini, contribuisca a rendere meno grave la vita ai figli d’Italia combattenti che stanno mettendo a rischio la propria vita al fronte di guerra.

Questa corda del fruttuoso e fraterno aiuto, alto momento per dimostrare la reale condivisione degli ideali che mossero l’Italia in guerra contro gli austroungarici, la tengono tirata gli editoriali de’ La Corsonna, che profonde in ciò tutti i suoi sforzi.

Intanto nel Comune di Barga il numero dei caduti ormai sfiora quasi il centinaio e con essi, ogni mese che passa, aumenta anche il numero degli Orfani. Per farsi un’idea del numero totale dei Dispersi e Caduti del Comune di Barga in questo conflitto si rimanda il lettore ai due articoli (1) (2) pubblicati su questo sito:

Per chiarire un poco come si muoveva La Corsonna per cercare d’infondere nei lettori il buon sentimento della partecipazione ai destini d’Italia, così cercando di abbattere l’albero sempre verde dell’indifferenza, ora si dà spazio a una lettera, dal sapore confidenziale o amichevole, arrivatagli dal fronte da un certo Gigi, nella pubblicazione tenuto quasi anonimo nelle sole iniziali L … D … P …, cui seguì una considerazione della redazione a firma Alfredo (Stefani). Prima di leggerla premettiamo solo che questo modus operandi era già nelle corde del giornale, questo sin dall’inizio della guerra, avendo dato e continuando a concedere spazio, anche preminente, alle voci dal fronte. In questo caso, pare ci siano state sollecitazioni del giornale dirette a un amico in trincea, affinché, con lettera, desse a tutti la sensazione del reale stato d’animo di chi spera ardentemente che lo sforzo dei soldati italiani sia compreso da tutti quelli che sono a casa, specialmente da parte dei Signori, i ricchi. Per converso loro, i soldati, ne avrebbero tratto sicuro beneficio morale, specialmente nel momento in cui si sta già pensando alla pace, possibile da raggiungersi solo con la dichiarata italianità di terre che ancora il nemico occupava. A seguire la lettera, stralciata dal n. 11 di domenica 9 giugno 1918:

“Parla un soldato dalla trincea

Dal fronte, giugno 1918.

Eppure la guerra bisogna che si faccia finire, cari amici … occorre che voi ci aiutate a imporre la pace ai Tedeschi. Noi vogliamo essere solo padroni di casa nostra! …

La vita che facciamo al fronte è molto dura e spesso terribile. Non parlo delle fatiche e degli stenti, delle lunghe marce; della fame, della sete, del fango, delle malattie e delle ferite; ma soprattutto il dovere di essere in ogni momento del giorno e della notte pronti a dare la vita al minimo segno, senza una parola. Questo dovere esige da noi un continuo sforzo di volontà, di disciplina e di pazienza che qualche volta non riusciremmo a fare se non con molta pena. Eppure lo facciamo …

Ma voi tutti che siete a casa, padri, madri, mogli, figlioli, fratelli, sorelle, amici, voi dovete da parte vostra fare tutto quello che potete per aiutarci. …

Bisogna che nel paese tutti lavorino come noi lavoriamo; bisogna che tutti facciano il loro lavoro come noi cerchiamo di fare il nostro.

Gli impiegati del Comune, di tutti gli uffici pubblici, abbiano pazienza coi soldati, non si lamentino del caro vivere e del sovraccarico di lavoro che sono disgrazie sopportabili quando migliaia e migliaia di giovani muoiono. Imparino ad aiutare di buona volontà, specie i dirigenti dei Comitati Pro Patria … ad essere educati e pazienti …

E i Signori che in questi ultimi anni hanno fatto affari d’oro … I signori soprattutto ci aiutino … chi più ha più deve dare. … E non gridino contro la guerra i signori … sono istruiti … quando una guerra c’è, ogni buon cittadino ha il dovere di collaboravi … tutti gli abitanti del nostro paese debbono essere soldati.”

Questo a seguire fu il commento da parte di Alfredo Stefani, per risaputi aspetti “vaticinante” certi sviluppi sociali del dopoguerra, nel caso rafforzativo dell’idea espressa nella lettera:

“… Bisogna convincersi … che non abbiamo ancora imparato la disciplina di guerra. Siamo ancora degli assenti! … Fummo prodighi di parole, in questi tre anni di guerra, ma gretti di aiuti e d’incoraggiamenti. … I soldati nostri … passarono innanzi a noi e li guardammo quasi con indifferenza, quasi con commiserazione. … senza pensarlo ci allontanammo da loro, preoccupati soltanto a salvaguardare noi stessi, a lamentarci se il pane era nero o se lo zucchero non bastava ad addolcire il caffè … E quando dal fronte, laceri e infangati … ritornavano coloro che avevano combattuto e sofferto, ebbero la sensazione di vivere in un ambiente glaciale d’indifferenza e pochi si occuparono di loro … Negli uffici, sui treni, per le vie, ovunque sembrò che la divisa di militare fosse sinonimo di straccione … non si curarono … più di questi modesti e grandi fattori dell’indipendenza nazionale … la guerra finirà con un pace vittoriosa il giorno in cui il popolo ed esercito avranno compreso che solo l’unione assicura un avvenire prospero.”

Con questa visione, coincidente con la conferenza incitante alla resistenza della signora Flury Nencini tenuta al Differenti di Barga e di cui parlammo nel precedente articolo, siamo già arrivati al giugno 1918. A questo punto, però, occorre fare un passo all’indietro, molto importante per il nostro discorso sulla genesi dell’Asilo Pascoli, questo per dare al lettore una straordinaria notizia, che seppure lo Statuto del Comitato Pro Orfani la prevedesse, solo ora inizia a prendere i primi labili ma anche concreti connotati. Si allude alla pubblica diffusione di una volontà dello stesso Comitato, che dichiara per bocca del presidente onorario del Comitato Ing. Luigi Orlando: si farà un Asilo per gli Orfani. L’idea è palesata durante una particolare e personale ricorrenza dell’Ingegnere, il compimento del cinquantaseiesimo compleanno, che festeggiò a Fornaci mercoledì 10 aprile.

Una data ricordevole. Sotto questo titolo si apre un articolo pubblicato all’interno de’ La Corsonna, n.9 del maggio 1918. Si tratta, appunto, del compleanno dell’Ing. Orlando, festeggiato a Fornaci anche dai dipendenti della fabbrica. Andando a leggere vediamo che nel momento della colazione, il desinare, andò sotto una finestra dell’abitazione di Orlando la Filarmonica della Fabbrica, iniziando a intonare festevoli suoni. Orlando, sospesa la colazione, sorridendo scende a ringraziare, restando felicemente sorpreso dagli “enormi mazzi di fiori”.

Il compleanno continuerà con un festeggiamento a sera assieme a tutti i sottoposti della fabbrica e con tanto di rinfresco, dove, improvvisando un discorso, ebbe modo di far notare a tutti che dall’ultimo compleanno gli si erano accresciuti, tra i capelli già grigi e ora anche tra la barba, i fili d’argento. Dopo questa personale osservazione, espressa con sottile ironia, passò all’annuncio, forse atteso, che così La Corsonna rileva:

“ Fonderà, come egli disse, un asilo per gli orfani di Guerra, e da questa nuova Casa che vedremo sorgere fra breve, con quella prontezza mirabile che segue tutte le idee dell’uomo, il ricordo imperituro segnerà la data che ne fece concepire il pensiero, come uno dei giorni più nobili di questa Valle … Con unito slancio ammirabile, devozione e affetto, ha voluto offrire in collaborazione della nobile idea, la non indifferente somma di 18.000 Lire.”

A quell’annuncio, forse già trapelato tra tutto il personale dello stabilimento, sospinse gli stessi dipendenti a un diretto omaggio al Presidente, un espressivo regalo:

“Sopra un grande cavalletto di legno intagliato, un capolavoro d’arte e di gusto, posava l’effige meravigliosamente riprodotta in bronzo, del lavoratore infaticabile. Intorno all’altorilievo perfetto una superba cornice di legno pure intagliato, recante agli angoli il nome degli stabilimenti che da lui hanno avuto vita e vigore, a testimonianza eterna della sua lunga e operosa vita. … Nel bronzo intorno al capo del grande industriale, come aureola di giustizia, le parole dettate dal cuore del Ten. Col. Cerrai: … E nel cuore di tutti rimase inciso, per sempre, 10 aprile 1918.”

Come si è capito da qui ha inizio l’iter che porterà il Comitato Pro Orfani di Guerra a un maggior impegno rispetto a quanto già, ne aveva profuso sino allora.

Intanto nel Comune continua la raccolta di fondi a favore dei vari comitati, attuata specialmente con fiere di beneficenza, inviando lettere anche alle colonie di emigranti locali che sono all’estero, affinché contribuiscano a sorreggere lo sforzo che in patria si sta attuando a sostegno dei combattenti. Su La Corsonna n. 12 del giugno 1918, possiamo leggere tra la cronaca di Barga e delle Frazioni che c’è stata una fiera di beneficenza al Conservatorio di Sant’Elisabetta, dove sono stati raccolti diversi fondi, beneficiando con £ 1000 il Comitato Assistenza e Pro-Patria di Barga, mentre £ 300 sono riservati al Comitato Pro-Orfani di Fornaci e £ 70 diretti al Rifugio di Lucca dell’Infanzia Abbandonata. Tra le cronache del giornale di luglio si annuncia ancora che l’Asilo Donnini di Barga attrezzerà una refezione a mezzogiorno per i figli dei richiamati.

La Corsonna n. 15 agosto 1918, invece ci fa conoscere che la Società Metallurgica Italiana si è dotata di un nuovo e suo giornale, “L’Arrengo” e così è presentato:

“Egli viene fra le nostre file con un identico programma di fede e propaganda patriottica. La sua voce, che si unisce a quella della stampa della Valle del Serchio, la quale da tre anni adempie il proprio dovere con sincero entusiasmo, abbia nuova eco e la sua opera feconda di bene.”

Tra queste iniziative c’è stata anche un’altra a favore della resistenza italiana curata dalla locale Sezione Unione Insegnanti Italiani, cha aveva invitato a salire a Barga l’onorevole Augusto Mancini, il quale non aveva mancato di venire alla terra che qualche anno prima aveva vissuto con fervore la sua battaglia contro Tomba, e al Teatro Differenti, per l’occasione, tenendo un applaudito discorso. Mentre nell’agosto arriva in visita allo stabilimento “ausiliario” di Fornaci di Barga il Ministro della Marina Ammiraglio Del Buono, ricevuto in grande dalle autorità della fabbrica.

Tra i bei nomi che da Barga lanciano il loro messaggio di speranza negli esiti della guerra, c’è anche il barghigiano d’adozione senatore Adolfo Zerboglio, che sabato 31 agosto, dalle alture dei prati del Fosso tiene un applaudito discorso, incentrato, come il suo spirito di buon socialista gli suggerisce, su “La conquista della Pace”. A presentarlo c’è il generale barghigiano Ruggiero Micheluccini, e Zerboglio prendendo la parola ha slanci patriottici e spazia anche nella politica nazionale ed è contro chi critica la scelta fatta dall’Italia, perché ogni popolo deve essere arbitro dei propri destini. Ricorda che Barga deve onorare i morti e tra tutti ricorda il sacrificio di Leo Giuliani, che nonostante fosse stato scartato una prima volta per la poca altezza, poi riuscì nell’intento e ora lo ricorda con lapidarie parole: “Forse il più piccolo, forse il più grande di tutti”. Zerboglio, che auspica la conquista della pace, ha al fronte un figlio, Enzo o migliore Vincenzo, e Micheluccini ha ricordato che è sul Pasubio ma da qui a poco ecco il suo ricordo:

“Zerboglio Vincenzo di Adolfo –Decorato di Medaglia d’Oro al V.M. –Sottotenente di Complemento 4° Reggimento Alpini – Nato il 10 agosto 1898 a Pisa, Distretto Militare di Lucca, morto il 26 ottobre 1918 sul Monte Solarolo per ferite riportate in combattimento.”

Nell’ottobre di questo 1918 arrivano altri sostegni al Comitato Pro-Orfani di Fornaci e ne è autore Ferruccio Diversi, che elargisce£ 75, provento di una causa vinta. Altra donazione arriverà da parte del coreglino Pellegrino Puccini, console in Colombia, il quale ha rimesso nelle mani del sindaco di Coreglia Antelminelli £ 526,40, frutto di una raccolta, da darsi al Comitato Pro-Orfani di Fornaci.

(continua)

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