Il palazzo Pretorio di Barga sede del museo (terza parte)

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Dopo i primi due articoli riprendiamo il nostro cammino storico alla scoperta del Palazzo Pretorio di Barga sede del museo civico del territorio, del quale non esistono pubblicazioni. Chiaro quindi che quanto finora si è detto e ancora diremo abbia il sapore di una novità non raffrontabile, che comunque offriamo al lettore quale stimolo per più approfondite ricerche.

Per il vero agli inizi degli anni ’80 del passato secolo, fu attuata un’indagine all’interno del palazzo a cura dell’arch. Tori, che per conto del Comune, ricercò sui muri, con speciali macchinari a svelatura termica, eventuali vecchie aperture occluse onde consentire la realizzazione di porte finalizzate all’ottimale utilizzo dell’edificio come sede di museo. Come partecipante alle attività dell’allora Gruppo Ricerche Storiche di Barga fondatore in quella sede del museo nel 1979, assieme ad altri e come spettatore, presi parte a quelle indagini, i cui risultati furono portati anche su carta, ma purtroppo mai pubblicati e per certi versi dimenticati. Comunque furono rilevamenti tecnici, interessanti, ma non finalizzati allo studio evolutivo dell’edificio.

Dette queste cose, ripartiamo dicendo che dall’introduzione che fece don Lorenzo Angelini alla pubblicazione del testo in latino dello “Lo Statuto di Barga del 1360”, apprendiamo che in una pergamena del 1391 conservata presso il Diplomatico dell’Archivio di Stato di Firenze, si cita, forse per la prima volta, l’esistenza di una “Lodia nova comunis Barge sita in Aringho”. “Lodia”, così come vedremo, è la nuova e per noi attuale loggia del Palazzo Pretorio, ovviamente con i suoi restauri avvenuti nel tempo.

Tale loggia, perché nel 1391 è detta nuova, il modo di appellarla potrebbe avere due interpretazioni: o fu rifatta una rovinata e vecchia loggia, oppure questa era del tutto nuova. Dopo quei 1391, la citazione della loggia nuova si ripete in altri e successivi documenti e per molti anni, per esempio negli incipit delle delibere comunali, dove si descrive il modo e nel caso il luogo delle riunioni dei Consoli e del Consiglio: “In Lodia nova”. La struttura dell’antica Loggia noi pensiamo si sia tramandata sino a oggi e questo lo diciamo sulla scorta di ciò che noi vediamo nella carta del Territorio di Barga dell’anno 1539, dove è chiaro sia simile in tutto, se non identica, a quella che ora vediamo. Da questa evidenza, pensando che in quei 1539 la loggia fu disegnata a poco meno di centocinquanta anni dalla prima citazione, crediamo che questa sia la stessa della fondazione. La carta del 1539, pubblicata per la prima volta nel 1983 nel libro “Barga Medicea”, oggi è molto conosciuta.

Detto questo, l’insistente ripetersi nei documenti comunali della “novità” al palazzo, che si potrebbe arguire attuata dopo lo Statuto di Barga del 1360, proprio per questa particolarità, chissà non ci nasconda qualcosa di particolare per lo stesso palazzo. Infatti, osservando la loggia pare che questa si costruisse appoggiata su di un lato a una precedente facciata del palazzo e questo lo possiamo vedere in maniera chiara recandoci sul posto. Con la visita si offre anche l’occasione di osservare che sull’accennata supposta antica facciata, partendo da terra, s’innalzano due stipiti su cui poggia un arco a tutto sesto, oggi chiuso con pietre e ospitante una finestra con inferriata. Uno di questi stipiti che regge il detto arco è incorporato, cioè scompare nel muro che chiude nel fondo la loggia, all’angolo dove combaciano i muri portanti della stessa loggia.

Questo particolare arco rientrante nel muro per lo spazio del detto suo stipite, circa quaranta centimetri, per noi non essendo casualità, ecco allora che ci interroga su diverse cose, lanciandoci l’idea fosse elemento costitutivo della pensata e precedente facciata del palazzo, di cui questo stesso arco costituiva una delle entrate, forse la principale, poi otturata per delle particolari esigenze che ci sfuggono.

Anticamente, prima della visione in nostro possesso del palazzo al sec. XVI (la carta del 1539) tale facciata si potrebbe pensarla estesa sino all’angolo a nord dello stesso palazzo, innalzandosi a formare una parete muraria rettangolare a decoro dell’edificio che nel pratico nascondesse il tetto a capanna che copriva i pensati piani dell’allora Palazzo Pretorio: terra e primo. Tale struttura si evidenzia ancora oggi nella parte della loggia. Alla sommità di questa facciata rettangolare rivolta a Ovest verso le Apuane, in parte, nel 1391, potrebbe essere stata appoggiata la costruzione della “Lodia nova”, mentre Il restante della parete rettangolare utilizzata per consentire un ampliamento verso Ovest del palazzo, necessario anche per consentire un appoggio alla “Lodia nova”. Ciò che tiene ferma questa nostra convinzione è proprio l’arco occluso di cui abbiamo parlato in precedenza.

Questa esigenza dell’ampliamento del palazzo potrebbe essere stata dettata e attuata con il definitivo e consolidato passaggio di Barga a Firenze, momento sancito dallo stilarsi dello Statuto del 1360 e preceduto dagli assedi pisano-lucchesi al Castello degli anni di mezzo al sec. XIV e specialmente dopo altri due dei primi anni ’60 dello stesso secolo. In effetti, i secondi e disperati tentativi pisano-lucchesi, parrebbero attuarsi prima che lo Statuto del 1360 entrasse nelle coscienze dei barghigiani, creando in tutti la consapevolezza, la convinzione di un non possibile ritorno allo status di capoluogo di vicaria lucchese. In altre parole Firenze, visti i cruenti contrasti, rinforza e amplia le strutture destinate all’esercizio della politica e giustizia in Barga.

Per altro diremo che inizialmente sono tre le principali strutture del Castello di Barga sottoposte alle cure e relative spese dell’Universale Fiorentino: le mura esterne e della rocca, la torre delle armi e il palazzo del capitano e relativi ministri. Queste spese con il tempo, indirettamente saranno a carico della comunità quando in Firenze si deliberò un patto con Barga, consistente nella condivisa decisione che investiva l’entrata delle multe comminate in loco. Infatti, la somma riscossa non si sarebbe dovuta inviare alle casse fiorentine ma tenuta in una specifica cassa comunale per i suddetti bisogni e che all’occorrenza, con l’approvazione dei Capitani di Parte Guelfa fiorentini, il similare ufficio barghigiano ne potesse disporre nelle deliberate e concordate cifre per gli eventuali riattamenti alle strutture difensive e militari. (vedi il libro “Le Antiche Porte di Barga e il Ponte di Borgo. Pier Giuliano Cecchi, Pier Carlo Marroni, Polisportiva Valdilago Barga, 2012)

Questo nuovo status di Barga fu l’elemento decisivo, il supposto all’ampliamento del Palazzo Pretorio, che si sarebbe allargato verso Ovest con la creazione di due ampie stanze, forse utilizzando i resti di una disfatta loggia che già si può pensare si affacciasse su quel fronte, o nel lato a Nord o al suo centro.

Altra cosa interessante da dirsi circa la consistenza del Palazzo Pretorio è l’esistenza di una torre nella parte finale direzione Est, precisamente nell’angolo che guarda il Duomo di Barga, documentata nel quadro votivo del sec. XVI che si conserva all’interno del Duomo, alla cappella della Concezione, la cosiddetta tavola di San Giuseppe di Ignoto Autore e datazione. Comunque e con certezza, la torre non esisteva più nel 1539, l’anno della carta medicea in cui si vede il Castello di Barga, perché il Palazzo Pretorio, per ragioni ignote, ne è privo.

Due erano le principali funzioni della torre civica: alla sua sommità salivano le guardie per ispezionare il territorio della vallata di Latriani, dove passava la via che salendo dalla Pieve di Loppia arrivava alla Porta Macchiaia per poi continuare tramite l’omonimo ponte in direzione Sommocolonia, passo del Saltello e Rocca e Pieve a Pelago. L’altra funzione era di civico campanile accogliente la campana, usata secondo gli statuti di Barga, per la chiamata degli uomini della Terra a Consiglio, come per il servizio della Corte. Questa era suonata quando i ministri avevano bisogno dei famigli, i cosiddetti e scritti “famuli”, un nome di antichissima memoria, ora usato per i servienti a palazzo con ruolo anche di guardie, i quali abitavano o si riunivano in una specifica casa all’interno del Castello e avevano a capo il capitano di Barga, poi commissario o podestà e infine vicario. Altra funzione poteva essere anche quella di allarme per imminenti pericoli.

Questa campana agli inizi del sec. XVI, ovviamente in presunti tempi di pace, fu anche prestata ai frati Osservanti di San Francesco per essere utilizzata quale richiamo alle loro funzioni nell’edificando e omonimo convento di Barga, con la clausola che, se fosse occorsa al Comune l’avrebbe richiesta indietro, così come puntualmente avvenne. Quando per ignote cause sparì il campanile o torre civica, come già accennato prima del 1539, pare che fosse usata per tale servizio una campana del Duomo, forse quella che vediamo nell’immagine in testa al presente articolo.

Pier Giuliano Cecchi (continua)

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