La Pieve di Loppia e le sue domande (prima parte)

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Pubblico su questa testata il lavoro che realizzai per il piccolo convegno storico che tenemmo l’8 settembre 2018 presso la Pieve di Loppia, organizzato dall’Istituto Storico Lucchese Sezione di Barga, Proloco Santa Maria Assunta e Unitre Barga, cui detti per nome “Note storiche sulla genesi e vita della Pieve di Loppia”, che rientrava nel titolo dell’iniziativa: La Pieve di Loppia madre delle nostre chiese.

Lo faccio con lo spirito del curioso, perché reputo sia giunto il momento di cercare d’uscire da uno storico codificato circa la vita dell’importante chiesa, così iniziando a porci quelle domande che la stessa chiesa ci indica e invita a cercare di rispondere.

Non a tutte possiamo dare uno spiraglio di storia, però, almeno cercheremo di percorrere vie che ci possono condurre a intravedere una nuova luce, attentamente riflettendo sul saputo che la storiografia della chiesa e di Barga ci offre.

Iniziamo dicendo, che parlare della Pieve di Loppia, cosa fosse nel reale, prima che fosse investita ai cosiddetti Rolandinghi, secolo X, è cosa molto ma molto ardua, se non impossibile, per la mancanza di notizie, salvo la documentazione che la ricorda esistente già nell’anno 764, con le chiese a essa efferenti.

Certamente, come detto, oltre a queste fonti storiche, resta sul campo cosa fosse veramente, nel senso di quale struttura architettonica avesse. Tutto è indecifrabile, questo sino al 1058, quando la contessa Beatrice, madre di Matilde, vi metterà mano, fabbricandola o riedificandola e dotandola di beni. Un importantissimo intervento che in gran misura ci riporta alla visione attuale, salve le varie fasi di ricostruzione iniziate con il XVI secolo, precedute da altri di abbandono. La causa fu la guerra che Lucca mosse a Barga negli anni 1230-34.

Detto ciò, intanto, mi piace osservare che gli archi ciechi della facciata, come e di più altri tre simili che guardano verso il cimitero, riportano il pensiero alla Casa di Maria che sta sul Monte Solmisso in Turchia, vicino a Efeso. In questa casa si vedono sulla piccola facciata tre archi ciechi che potrebbero aver influenzato certe idee costruttive di varie pievi come questa dedicata a Maria Assunta, come a San Giovanni, personaggio cui fu affidata Maria nella sua casa sino alla fine della sua vita. Questa casa fu ritrovata da dei missionari alla fine del secolo XIX, ma dai locali e da molti secoli, già conosciuta e venerata come la casa di “Madre Maria”, festeggiata con visite, il 15 agosto. Simili archi si trovano a San Cassiano di Controne e Santa Maria del Giudice.

Le decorative arcate cieche, i cui esempi maggiori si hanno nel romanico pisano, per l’influenza che questo ebbe nelle costruzioni in valle e per la precisa natura marinaresca della città pisana, che solcò i mari orientali sino alla presa di Gerusalemme, probabile entrassero nelle loro visioni d’arte. Comunque e certo, se è il valore decorativo dell’arcata cieca che la fa da padrone, a noi piace pensarla anche frutto di un processo emulativo con fini di un richiamo spirituale a Maria, in una terra, la nostra, dove il suo culto, mantenuto dalla succedente consorteria dei Rolandinghi, era già ben presente.

Come in questo caso, io cercherò solamente di aprire alcune finestre non molto consuete nell’affrontare la storia più che millenaria di questa Pieve, che premetto subito, non vedo mentalmente distaccata da Barga, cioè a se stante e questo sin dai tempi più remoti. Su questa falsariga, vediamo allora di intraprendere un cammino storico. Premettendo ancora che ciò che si andrà leggendo sono il frutto di un appassionato alle nostre vicende più lontane.

Barga è un luogo, un centro di un qualcosa che sin dall’epoca romana si tramanda e forse anche prima. Il suo nome si trova su una tavola di bronzo, la “Tabula Alimentaria” (sorta di catasto fondiario) dissotterrata nel Piacentino nel 1747 e risalente all’imperatore Traiano (98-117 d. c.), in cui sono elencati nomi di famiglie romane, in gran parte di Lucca, e dove è citato il “saltus praediaque Bargae”: i pascoli e le proprietà agrarie di Barga.

Dopo questa citazione, sempre in epoca romana, anche Barga, come tutta la Garfagnana, nel 275 d. c. abbraccia la religione cattolica “sublimato al trono apostolico S. Eutichiano di Luni”, (Luni, giugno 228 – 7 dicembre 283 – Papa dal 275 al + 283), così recita Paolucci nella sua “Garfagnana Illustrata” del 1720; di conseguenza andarono diffondendosi anche tra noi i luoghi di culto della nuova religione, che pian piano andarono a sostituire i precedenti templi dei “Gentili”.

I romani, ora bizantini, furono travolti nel sec. V dalle invasioni barbariche provenienti dal Nord dell’Europa, finché nel VI secolo non scesero i Longobardi che si stanziarono nell’Italia dal nord fino al centro, compresa la Valle del Serchio e la Toscana, dal 574 Ducato di Tuscia, poi diviso tra Firenze, Pisa e Lucca, con la stessa Lucca centro nevralgico.

In questa epoca longobarda sappiamo che Barga aveva una certa consistenza abitativa e la conferma ci viene da un atto notarile del sec. XI conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, che è una copia di una “Charta Dotis” dell’anno 754, in cui si parla di diverse donazioni che Walfredo di Ratchauso attua in favore dell’edificando monastero, l’Abbazia Benedettina di San Pietro in Palazzuolo (Monteverdi Marittimo – Pi), tra cui alcune case possedute in loco Barga, Lupinaria (Lupinaia), Gluvezano (Ghivizzano), Ghermio e Sarachaniano (Silicagnana). Walfredo, poi San Walfredo, è il fondatore dell’abbazia, il quale era figlio del longobardo Ratchausi gastaldo di Pisa, capostipite dei conti della Gherardesca. (1)

L’autorevole paternità di Walfredo, figlio appunto di Ratchausi, ci porta a credere che la “Charta Dotis” del 754 tacitamente dichiari che Barga fosse all’epoca una roccaforte longobarda, con case probabilmente arroccate intorno ad un’ignota chiesa. Alcune di queste case entrano nell’atto di donazione, mentre altre ne sono escluse, come rimase estranea la stessa chiesa, senz’altro voluta e costruita dopo l’inoltrarsi nella Valle della religione cattolica ed espressamente dedicata a quel culto, della cui presenza ne fa fede in qualche misura il successivo documento che citeremo.

La pensata chiesa di Barga certamente era aggregata ecclesiasticamente alla vicinissima Pieve di Loppia, la chiesa matrice o di spicco nell’area della Garfagnana comprendente gli odierni comuni di Coreglia, Barga e Fosciandora, la cui edificazione si vuole far risalire al tempo del vescovo lucchese Frediano (Irlanda, dopo il 500 – Lucca, 18 marzo 588), quindi alla seconda metà inoltrata del 500. Il primo documento, però, che conferma l’esistenza della Pieve di Loppia risale al 764 (A. A. Lucca), nel cui testo troviamo anche Barga come luogo direttamente sottoposto alla sua giurisdizione ecclesiastica. (2) (Questo documento del 764, ci fa capire che per Barga sia plausibile che già fosse esistita una chiesa nel 754 della “Charta Dotis”).

Nel 774 crollano anche i Longobardi per mano di Carlo Magno re dei Franchi, il quale assunse anche il titolo di re dei Longobardi, a questi ultimi, dopo un giuramento di fedeltà, lasciando in parte il governo di vaste aree del territorio, tra cui il Ducato di Tuscia trasformato in Marca di Tuscia, cioè, terra di confine espansivo. A Lucca cessa il concesso “governo longobardo” nel 990; poco prima, nel 983, vediamo il vescovo di Lucca Teudegrimo (983-987) concedere alla famiglia lucchese dei Rolandinghi, ritenuti di stirpe longobarda, il governo della Pieve di Loppia, riconfermato nel 994 dal vescovo Gherardo (991-1003). Domanda: cosa era fisicamente allora la Pieve di Loppia? Non lo sappiamo!

Da allora la signoria dei Rolandinghi (domanda: gente lucchese? risposta: parrebbe di sì!) si stanziò nelle terre e castelli efferenti alla giurisdizione della Pieve di Loppia, tra le quali, certo perché documentato, Barga. Ciò si deduce da un documento del 1048, in cui Uberto di Rodilando (un rolandingo), nel suo testamento, dichiara di essere signore, con casa, corte e chiesa, del castello in loco Barga. (3)

Parrebbe abbastanza chiaro che Uberto avesse residenza in Barga. Questa forte presenza dei Rolandinghi dovette un poco scemare con l’ascesa degli “Attoni” alla reggenza del Marchesato di Toscana, i grandi feudatari di Canossa che estendevano il loro potere su Modena, Reggio dell’Emilia e Mantova, che per potenza erano secondi solo all’imperatore.

Infatti, la terra di Barga -“Vicaria dei Re d’Italia”– la vedremo ricevere più privilegi da quella casata, specialmente dalla figlia di Bonifacio di Canossa e Beatrice di Lotaringia, la Contessa Matilde Canossa (1046-1115). (4)

La presenza dei potenti Signori di Canossa nel territorio di Barga, unita ai loro possedimenti di Modena e a Reggio dell’Emilia tramite l’antichissima via che saliva a Sommocolonia valicando gli Appennini al passo del Saltello, è confermata da un’iscrizione oggi scomparsa e che fu posta nella Pieve di Loppia dopo un suo consistente restauro, recitante:

“A.XP.MLVIII -Ecclesia S. Maria de Loppia quae una cum canonicali domo Bargentini – et annexor – commodo puxta flumen Luppule, sumptibus Ill.ma Domine Comitisse Beatricis fabricata fuerat et dotata, consacratur a Domino Anselmo Epo, lucensis pridie nonas februaria…”. (Bib.ca di Stato Lucca.- Baroni, ms. 1016).

Questa lapide, che era scomparsa dalla chiesa ma salvata nello scritto dal settecentesco archivista lucchese Bernardino Baroni (1694 – 1781), stata rimessa all’interno della Pieve in occasione dei 950 anni dalla riedificazione, pare contenere dati molto eloquenti. Lascia intendere che la chiesa di Santa Maria di Loppia, fu edificata e dotata dalla Contessa Beatrice e per il comodo dei fedeli, posta sul fiume Loppora, riferendo ancora che fosse un tutt’uno con la casa canonicale Bargentini. Una domanda sorge spontanea: quel Bargentini è da ricollegarsi al nome Barga? Risposta: propendiamo per il sì, altrimenti chi altri! Possibile, allora, poter considerare quella “casa canonicale” composta dai canonici del Duomo di Barga, di antica memoria, capitolo scomparso agli inizi del sec. XIV. (5)

Qui per ora ci fermiamo, fissandoci appuntamento al prossimo articolo, in cui esamineremo delle cose molto interessanti e intriganti circa la storia della Pieve di Loppia, frutto di osservazioni su uno studio stilato dal prof. Guido Tigler: “Carfagnana Bonum Tibi Papa Scito Patronum”, che pubblicò in “Lucca città d’arte e i suoi archivi”.

 

 

(1) CHARTA DOTIS, 754 luglio 4-31, Pisa.
Copia membr. del secolo XI, archivio di Stato in Siena. Sito internet: LANGOBARDENURKUNDEN (Langobardenurkunden).  
(2) (Lido Stefani in –“La Pieve di S. Maria Assunta di Loppia” -2008).
(3) Il documento fu pubblicato da Lorenzo Angelini in: “Una Pieve Toscana nel Medioevo” del 1979, dove si cita Uberto di Rodilando, signore del luogo, che fa giudicato in quell’anno di avere casa nella cittadella di Barga, una corte da lui signoreggiata, terre e chiesa. 
 (4) (G. Cappelletti –Le chiese d’Italia dalla loro origine, ecc. – Vol. XVI, Venezia 1861). A pagina 222 si può leggere, parlando delle chiese sottoposte alla Diocesi di Pisa:
Barga … essa medesima è chiesa collegiata, detta volgarmente il duomo: ciò attesta la nobiltà ed importanza del paese. Barga è la capitale della Garfagnana granducale: era anticamente una vicaria dei re d’Italia, favorita perciò di più privilegi dalla contessa Matilda.
 (5) Per l’antico Capitolo dei Canonici del Duomo di Barga vedi su questo sito: L’antica storia dei canonici del Duomo di Barga, Pier Giuliano Cecchi, di cui lo stralcio che segue.
Ora vediamo quei documenti che ci ricordano nel sec. XIII l’esistenza di un capitolo canonicale al servizio del Duomo di Barga e retto da un priore. Canonici che personalmente non tengo disgiunti dall’idea che assommassero in se anche quelle funzioni proprie dei cappellani, la cui genesi del nome ci riporta a coloro cui era affidata la cura di una cappella, anche lontana dalla sede di residenza. Si tenga presente che il sec. XIII per Barga fu molto importante e particolarmente affascinante per la sempre più convinta idea che qui si fosse insediata l’idea Templare. (vedi il libro: Il Duomo di Barga, Storia, Arte e Spiritualità nei primi tre secoli dopo il Mille, Pontedera 2010, Polisportiva Valdilago Barga).
Iniziamo il nostro excursus trecentesco rilevando che il primo documento che ci ricorda l’esistenza di un capitolo di canonici funzionanti nel Duomo di Barga è del 1256, anno della concessione del fonte battesimale a Barga, nella cui Bolla datata 1 maggio si può leggere: “priori et capitulo ecclesie s. Cristofori de Barga”, il cui numero dei membri resta ignoto.

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