La Libellula: “Sulla decisione del pirogassificatore deve intervenire anche la cittadinanza”

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La Libellula torna ad intervenire circa la possibilità che la Regione Toscana venga ad approvare il piano industriale ed energetico di KME se verranno rispettati i termini di legge e soprattutto sul fatto che tale decisione non terrebbe in  alcun modo conto di una parte del territorio, ovvero la popolazione. Invoca quindi l’attuazione di un processo partecipativo che coinvolga nelle decisioni anche il territorio, supportata anche dal parere tecnico di un  difensore civico, il barghigiano Emanuele Bellonzi.

Ecco il lungo articolo della Libellula:

“Poche settimane fa il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi ha dichiarato che, se il progetto rispetterà i termini di legge, ne autorizzerà la realizzazione, per dare una soluzione alla questione dello smaltimento rifiuti che interessa vari comparti economici toscani (cartario, tessile, conciario, etc.). Come ribadito recentemente anche dal Sindaco di Barga, questa decisione accontenta però una parte sola (il potente comparto industriale) mentre ignora, di fatto, tante altre realtà che coesistono in questa Valle  e che hanno meno forza per far arrivare in Regione le proprie istanze (i possibili effetti sulla salute, sull’ambiente e sull’occupazione nel suo complesso).

Il Movimento La Libellula, sottolinea l’importanza che nel processo decisionale relativo alla realizzazione dell’inceneritore KME a Fornaci di Barga, venga avviato al più presto un percorso condiviso con il territorio, anche attraverso un attento calcolo del rapporto costi/benefici a livello ambientale – in quanto si sa che un ambiente, una volta compromesso, difficilmente può essere risanato.

La Libellula, inoltre, auspica l’utilizzo di tutti gli strumenti democratici al fine di sondare la volontà della popolazione locale e chiede con forza che l’esito di questa attività di indagine diventi parte integrante nella valutazione di fattibilità.

Per avere un parere autorevole sull’importanza che vengano attivati processi partecipativi, la Libellula ha consultato una figura di spicco originaria del comune di Barga e cioė il dottor Manuele Bellonzi, giurista sanitario e difensore civico.

A Bellonzi la Libellula ha posto la seguente domanda:

Dottor Bellonzi, in relazione al progetto di realizzare un pirogassificatore a Fornaci di Barga e all’avvio del procedimento per il provvedimento autorizzatorio unico regionale, cosa ci può dire, vista la sua esperienza ultraventennale nella tutela dei diritti dei cittadini come difensore civico, in merito al coinvolgimento della popolazione e al ruolo della partecipazione popolare?

Di seguito la risposta di Manuele Bellonzi:

Basterebbe citare la Costituzione per prendere atto che, sulla base all’articolo 3, comma secondo, la carta fondamentale rimette a tutti i lavoratori -quindi ai cittadini- l’organizzazione politica, economica e sociale del Paese ed impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’esercizio effettivo di tale partecipazione. A integrazione di questo principio l’articolo 2 ci ricorda l’obbligo della Repubblica di riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Questa breve premessa ci fa intendere che il diritto all’ambiente, come diritto fondamentale, deve esprimersi senza dubbio contemperando la tutela del paesaggio dell’articolo 9 e il diritto alla salute, del successivo art. 32. Le decisioni che riguardano il rispetto dell’ambiente, della salute e della vita, non possono quindi essere rimesse dall’ordinamento solo alla responsabilità di alcuni soggetti, ma fanno parte di quei cosiddetti “diritti partecipativi” che risalgono ai principi fondanti la Repubblica, dove tutti i cittadini hanno un ruolo non secondario. La materia è particolarmente ricca di tecnicismi, ma il principio filosofico-giuridico che sovraintende tutto l’argomento è che i cittadini, sia singoli che in formazioni sociali (fondazioni, associazioni, comitati, movimenti…) hanno diritto a contribuire alle scelte amministrative del loro territorio, senza se e senza ma. Nessuna delega in bianco, quindi, a istituzioni pubbliche o private. La legislazione di settore ha specificato nel tempo, con prescrizioni evolute dagli anni Ottanta del secolo scorso, il modello di partecipazione ambientale, sia a livello internazionale, nazionale e regionale, fino all’ambito comunale. Un cenno va fatto alla vigente Convenzione di Århus del 1998, ratificata dall’Italia, che in materia di partecipazione del pubblico in materia ambientale, prescrive sia il diritto all’informazione della cittadinanza che l’opportunità di presentare eventuali osservazioni, informazioni, analisi o pareri da esso ritenuti rilevanti ai fini dell’attività proposta. Una partecipazione che fa discendere un obbligo per l’amministrazione a rendere conto, passo dopo passo, delle scelte che vengono prese e di coinvolgere, attivamente, la cittadinanza, anche in una fase preliminare di progettazione. Proprio su questa linea, a livello comunitario, la direttiva n. 85/337 Ce prevedeva un coinvolgimento non soltanto in corso di procedura, ma anche prima dell’avvio di un progetto. Nella procedura di Valutazione d’impatto ambientale il Codice dell’ambiente, in Italia, ha recentemente previsto una partecipazione popolare sempre più proattiva e cooperativa, in quanto la società civile deve essere coinvolta in modo più profondo e articolato rispetto alle regole generali del procedimento amministrativo. Detto in altri termini il diritto all’ambiente salubre deve permettere alle garanzie partecipative di attivarsi quanto prima, per realizzare un “dialogo” fra tutti gli attori, con elementi tecnici su cui discutere e confrontarsi serenamente in un sistema profondamente democratico. Su questa linea la previsione anche della possibilità di un’inchiesta pubblica nella procedura di Via (d.lgs. n. 104/2017 e LRT n. 11/2010), su attivazione di associazioni di protezione ambientale. Non mi dilungo, inoltre, su altri principi della legislazione regionale in Toscana (si pensi al Titolo VIII dello Statuto e alla normativa prevista dalla legge regionale toscana n. 46/2013 sulla partecipazione nelle politiche regionali e locali) o sugli statuti comunali, che diffusamente ci ricordano come gli strumenti di democrazia diretta (si pensi al referendum, ma anche alle petizioni, istanze, proposte della cittadinanza), siano l’emblema della più corretta evoluzione dei rapporti fra istituzioni e cittadini singoli o associati. In relazione a quanto ho seguito, nell’azione delle istituzioni e dei movimenti della cittadinanza, circa il progetto di pirogassificatore da realizzarsi in Fornaci di Barga, non posso che auspicare un rigoroso ed equilibrato percorso in linea con i principi normativi appena accennati. La maturità della democrazia, a mio avviso, si valuta non solo nelle scelte strategiche della politica rappresentativa, ma anche nella capacità delle istituzioni di ascoltare le istanze civili. Queste ultime, se dotate di rigoroso supporto di dati tecnico-scientifici, entrano di diritto e con pari dignità nei procedimenti amministrativi non

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