Al Rio Villese parte l’operazione per ripopolare i nostri fiumi con le trote autoctone della Valle del Serchio

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E’ ormai da 6 anni che nei territori dell’Unione Media Valle Serchio si svolgono studi ed azioni concrete per la tutela e per la valorizzazione delle trote native, quelle cioè autoctone del Fiume Serchio e dei suoi affluenti in collaborazione con il Mediterranean Trout Research Group, gruppo che unisce ricercatori in campo ittiologico ed ambientale. Di fatto questa nuova campagna di attività è il frutto dei risultati ottenuti dal lavoro conoscitivo realizzato dal 2006 al 2008 all’interno del “Progetto per la produzione di Trota Fario Mediterranea (Salmo trutta macrostigma) per il ripopolamento delle acqua pubbliche vocate a salmonidi della Comunità Montana Media Valle del Serchio”, nel quale è stato sviluppato un importante studio di monitoraggio genetico delle naturali popolazioni di trota presenti in queste acque.
“L’investigazione del DNA dei pesci campionati nelle varie aste torrentizie della Valle del Serchio – spiega l’esperto Paolo Gibertoni – ha permesso di determinare lo stato di salute delle popolazioni presenti. Il grado di ibridazione genetica apportata dalla trota fario zootecnica di origine atlantica, vale a dire non autoctona per le acque della Provincia di Lucca, nelle popolazioni native è risultato mediamente basso testimoniando il buon stato di salute delle popolazioni di Trota Mediterranea, le quali non hanno permesso il diffondersi in maniera invasiva di geni alieni. Inoltre è stato possibile, tra i soggetti risultati puri, individuare le livree autoctone di riferimento che hanno permesso la selezione di esemplari adulti, catturati in questi corsi, da avviare alla carriera riproduttiva. Infatti nel corso di questi anni sono state selezionate trote Mediterranee autoctone secondo i canoni stabiliti, e stabulate in apposite vasche dove nelle varie stagioni riproduttive è stato generato, mediante operazioni di riproduzione artificiale, il novellame autoctono da utilizzarsi per la creazione di futuri parchi riproduttori e per le pratiche di ripopolamento delle acque di origine”.

Oltre ai benefici generati dalla produzione ed al ripopolamento con avannotti e trotelle delle linee autoctone, il progetto ha evidenziato la presenza di una popolazione propria del Serchio che ha una livrea marcatamente differente alle popolazioni presenti nei torrenti tributari sia del versante appenninico che apuano.

“Tale livrea – dice ancora Gibertoni – è verosimilmente ascrivibile ad una forma di fluviale, cioè quella varietà di Trota Mediterranea adattata alle acque di fondovalle in cui condivide l’habitat con ciprinidi reofili tollerando particolari condizioni ambientali quali elevate temperature e mediocri concentrazioni di ossigeno.

Questa varietà di fondovalle è oggi la trota maggiormente minacciata ed a concreto rischio di estinzione nelle acque di origine. Ciò a causa dell’uso eccessivo che si è fatto, e che in talune realtà si continua a perpetrare, della componente “Fiume”: utilizzo eccessivo delle acque per varie finalità, escavazione di sabbie e ghiaie, banalizzazione dell’alveo con perdita di nicchie e rifugi, inquinamento di superficie e di falda a causa di reflui urbani, agricoli ed industriali; il tutto aggravato dalla predazione da avifauna ittiofaga, in particolare cormorani, che negli ultimi anni ha raggiunto un livello estremamente critico”.

Fortunatamente nell’annata corrente i riproduttori selvatici stabulati in vasca hanno consentito la produzione di circa 130.000 uova che, una volta schiuse, origineranno un contingente di circa 120.000 avannotti per le operazioni di ripopolamento sotto diretta sovrintendenza del Servizio Pesca Regione Toscana, distaccamento di Lucca. Una operazione che ha visto coinvolti enti a tutti i livelli dalla Regione Toscana, con il particolare contributo dell’assessorato ad Agricoltura, sviluppo rurale, foreste, caccia e pesca, agriturismo e politiche della montagna, con in testa l’assessore Marco Remaschi, alla unione dei comuni della Media Valle del Serchio che ha realizzato in pratica il progetto, fino anche al comune di Barga che è parte attiva di questa operazione, seguita degli anni con particolare attenzione dall’assessore alle politiche della montagna Pietro Onesti; il tutto grazie al progetto di recupero dell’area del Rio Villese dove dal 2009 è stata aperta l’unica avannotteria attiva presente in valle del Serchio.

Proprio nello stabilimento ittiogeno di Rio Villese, lungo la provinciale tra Barga e Castelvecchio Pascoli, verranno deposte molte di queste uova che peraltro vedono aggiungersi altre 200.000 uova circa, sempre delle linee selvatiche, provenienti dall’incubatoio regionale di Tosi. Le uova sono depositate attualmente presso gli incubatoi provinciali ed ora arriveranno anche presso lo Stabilimento Ittiogenico di Rio Villese (l’arrivo è previsto lunedì). Il passo successivo è appunto la nascita degli avannotti che permetteranno di immettere poi nei corsi d’acqua della provincia una trota Fario selezionata e quindi particolarmente pregiata. Alle operazioni di ripopolamento previste dal mese di aprile sarà richiesta la partecipazione dei pescatori e delle associazioni alieutiche del territorio coordinate dal Servizio Pesca di Lucca.

Unica nota a margine. Il luogo dove si trova lo stabilimento ittiogeno del Rio Villese è molto suggestivo, come si vede anche nelle foto che risalgono al 2009. Quando venne realizzato fu pensato anche come area di sosta. In questi anni se ne è occupato, più come appassionato e volontario che come uomod elle istituzioni, Pietro Onesti. Non sarebbe il caso che il Comune o l’Unione dei Comuni, vista anche l’operazione in corso, desse anche una bella ripulita a tutto l’ambiente?

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