“Un uomo di cui la comunità deve essere orgogliosa”. Commemorato Bruno Sereni

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Questa mattina, sotto una pioggerella intermittente e un freddo pungente, un nutrito gruppo di persone si è riunito al cimitero di Sigliari presso una tomba coperta di rampicanti e sormontata da croci di marmo bianco. Quelle persone erano lì per rendere omaggio alla memoria di Bruno Sereni, di cui oggi (25 febbraio) ricorrono i trent’anni dalla scomparsa.

C’era il sindaco Marco Bonini, che con la sua amministrazione ha voluto rendergli un omaggio ufficiale, c’erano i figli Umberto e Natalia, c’era il sindaco di Molazzana Rino Simonetti, c’erano gli amici di Umberto e Natalia che conobbero e apprezzarono il vecchio Sereni, c’era Alessandro Adami, il sindaco che pronunciò l’orazione funebre per il funerale laico di Bruno, c’era Sara Moscardini in rappresentanza dell’Istituto Storico Lucchese Sezione di Barga. C’eravamo noi del Giornale e c’era, seppur con un messaggio inviato dal suo ufficio dal Senato della Repubblica, Andrea Marcucci.

C’era insomma una piccola rappresentanza della comunità, lì riunita a ricordare un uomo che per la comunità ha fatto molto e dalla quale non è stato dimenticato. Un uomo che “è partito da questo paese per arrivare ai luoghi caldi della storia d’Europa e del mondo e che poi ha saputo riconvertirsi alla vita e al bene del paese – lo ha descritto il figlio Umberto – uno che aveva fatto la guerra di Spagna, che era stato a New York con Gaetano Salvemini, in Francia con gli uomini della rivoluzione e che poi era tornato a Barga e si era reinserito in un paese che conosceva relativamente…”

“Un uomo di cui la comunità barghigiana deve essere sinceramente orgogliosa – ha scritto invece il senatore Marcucci – Non possono e non devono essere dimenticati gli ideali di giustizia e libertà che sempre lo animarono, né le sue qualità intellettuali e umane.”

Insomma, un grande uomo – concedetecelo – che fu appassionato e giusto, battagliero ma pacificatore.

Dopo l’atto ufficiale della deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba di Bruno Sereni (accanto al quale giace l’inseparabile consorte Maria Francioni, anch’essa ricordata con affetto), la commemorazione si è fatta sempre più informale ed è sfociata in una rimembranza di aneddoti, episodi, storie che hanno tracciato il profilo umano di Bruno. “Buono, ma affetto da “serenite”, con una naturale vocazione alla polemica” come ha voluto ricordarlo in modo scherzoso il figlio Umberto. “Un babbo che ha sempre avuto come priorità la comunità, il paese. Questi ideali, assieme al senso della famiglia, erano ciò che lo muovevano” ha sottolineato invece la figlia Natalia.

Un uomo di cui si può dire e scrivere molto e che nel corso del 2016 sarà ancora ricordato con iniziative di divulgazione, affinché la sua figura non scolorisca e anzi, possa essere scoperta e riscoperta da tutti i barghigiani.

Un episodio su tutti: il ritorno di Bruno Sereni dal Carcere

Mio babbo fu arrestato alla vigilia del natale del 1943 su sollecitazione dei fascisti di Barga che espressero un nome per fare pulizia. Se lo volevano levare di torno: c’era la guerra in corso e non ci poteva essere questo qui che girava libero per le strade del paese. Quella volta arrestarono altri, come il professor Mancini a Lucca. Fecero diversi arresti.

Rimase in carcere prima a Lucca e poi a Piacenza, ostaggio del federale Piazzesi che era a capo della Provincia, dal dicembre 1943 al settembre del 1944. Raccontata così sembra facile, trovarvisi coinvolti significava poter morire dalla sera alla mattina per qualunque motivo.

Tornò nel settembre 1944, scambiato con certi partigiani che avevano catturato dei tedeschi e dei fascisti. Rilasciato, riuscì a rientrare a Barga. La sera stessa del suo rientro arrivò qualcuno a casa a portargli i nomi di coloro che l’avevano denunciato. Erano nomi facilmente immaginabili, di quelli che comandavano il fascio a Barga. Ma il mio babbo non fece né tanto né quanto. La mattina dopo si alzò e andò in duomo a cercare monsignor Lombardi, che quando lo vide si impressionò. Ebbe paura perché il mio babbo era quello della Spagna dove ammazzavano i preti e bruciavano le chiese. E poteva essere stato incattivito da nove mesi di prigione… il tempo era poi quello delle vendette. Ma il babbo disse a monsignor Lombardi: “Sono tornato. Lo dico a lei che lo dica a tutti: il Sereni non farà vendette e non vuole che si facciano vendette in questo paese”. Fu una reazione straordinaria… E da lì prende il via la ricostruzione del paese .

(parte del discorso di commemorazione di Umberto Sereni)

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