Ricordando Bruno Sereni

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Bruno Sereni lasciò subito un gran vuoto nella vita barghigiana; personalmente, ad ogni mio rientro al Giardino, rivivo gl’incontri con lui e la sua Lily, lì, seduti ai tavoli all’aperto dell’Alpino; e torno ad ascoltare la sua fluente conversazione, i suoi vivacissimi racconti della sua vita, sempre vissuta secondo gli ideali di solidarietà con deboli e sfruttati, ricca di lotte contro le dittature di ogni tipo, lotte che nella guerra di Spagna, da lui combattuta contro i franchisti, lo videro primo ferito di quella guerra, a Barcellona.

Era inevitabile, dopo quell’esperienza – e in un’Italia ormai dominata dal fascismo mussoliniano – il suo esilio: in Francia, dove conobbe ed ebbe contatti stabili con altri “fuorusciti” (umili e ignoti ai fasti della Storia ed anche figure fondamentali dell’antifascismo: Nenni, i Rosselli e molti altri).

Furono anni difficili, durante i quali sopravvisse acconciandosi a lavori duri – scaricatore di porto a Marsiglia tra gli altri – o precari – venditore porta a porta di cravatte, con un compagno esule anch’egli dalla sua Spagna che volle rintracciare e che ritrovò a Parigi, negli anni settanta, durante una gita in Francia e Svizzera ad incontrare i corrispondenti del Giornale di Barga, che nel ’49 aveva fondato in sostituzione della vecchia Corsonna; un viaggio in cui io e mia moglie accompagnammo lui e la sua signora, vivendo assieme esperienze interessantissime e qualche volta umoristicamente divertenti, che poi il Bruno narrò sulle colonne del suo giornale.

Ma occorre un passo indietro, per tornare agli anni in cui, non reggendo più agli stenti della grama vita da esule, chiese e ottenne il rientro in Italia, a Barga, dove dai gerarchi provinciali e regionali fu ordinato di sottoporlo a un rigida sorveglianza che durò finché il Federale di Lucca ne ordinò l’arresto (nelle carceri di San Giorgio e poi in quelle di Piacenza – ne scrisse poi nel suo primo libro, Carcere); ne tornò, avventurosamente, dopo la caduta di Mussolini, ed è da ricordare la visita che ebbe a fare al Proposto Lombardi (su richiesta di questi), nel corso della quale, avendolo il Proposto supplicato di evitare qualsiasi rappresaglia contro i vecchi fascisti e i repubblichini, Bruno chiarì di esser tornato per contribuire alla ricostruzione del paese (a una sua prima iniziativa Barga fu infatti debitrice della costruzione da parte degli stessi barghigiani, da lui organizzati in un apposito comitato, di una passerella che sostituisse, fino alla loro ricostruzione, i due ponti fatti ‘saltare’ dai tedeschi prossimi alla ritirata dalla Linea Gotica).

Ci sei mancato veramente molto, caro Bruno, e si deve certamente all’educazione derivatagli dal tuo esempio e dagli insegnamenti di quella grande maestra che fu la signora Lily tutto quel che il tuo Umberto seppe realizzare, nei dieci anni in cui fu nostro Sindaco, per un nuova “ricostruzione” di Barga.

(Nella foto: Bruno Sereni con Antonio Corsi, autore di queste righe)

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