12 ottobre – 31 dicembre 1944: gli eventi della guerra a Barga

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Qui potete trovare la versione integrale del timeline pubblicato sul secondo numero del giornale Il Settantesimo:

Ottobre, 12: Una trentina di brasiliani (“educati e silenziosi”) si acquartierano presso la canonica, avvisando mons. Lombardi che “la notte non sarà tranquilla”. Con queste parole annunciano uno dei primi bombardamenti e cannoneggiamenti che flagelleranno quasi quotidianamente il territorio di Barga nei mesi successivi; nel capoluogo e nelle frazioni saranno sempre più devastanti i danni agli edifici, alle chiese, alle abitazioni, mentre il numero delle vittime si accresce di giorno in giorno.

Ottobre: Bombardamenti, sia americani che tedeschi, si hanno nei giorni 14, 15, 16, 17, 18, 20, 25, 26, 27, 29, 30, 31.

Ottobre, 15: Si sospendono le funzioni religiose in Duomo, considerato troppo esposto. I brasiliani sono attestati lungo la linea Arsenale – Corsonna – Riovillese – Sommocolonia.

Ottobre, 18-20: I tedeschi ordinano lo sfollamento di Castelvecchio. Castelvecchio, Caproni e Albiano rimangono per lunghi mesi terra di nessuno: “per lì convenivano pattuglie dell’uno e dell’altro schieramento e i pochi abitanti vi rimanevano a loro rischio e pericolo”. Tra questi Mariù Pascoli, che si rifiutò di abbandonare la propria abitazione durante il fronte, se non per poche ore.

Ottobre, 30: I brasiliani ordinano a Lombardi di sospendere il suono delle campane perché “tali suoni favoriscono azioni di spionaggio”. Primo di una serie di infruttuosi tentativi di espugnare Lama, in mano ai tedeschi, ad opera della FEB e dei partigiani.

Novembre: Bombardamenti si susseguono nei giorni 6, 8, 9, 10, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 25, 27, 28, 29. Le truppe brasiliane, di cui i barghigiani manterranno sempre un ricordo affezionato, si ritirano e lasciano il posto agli afroamericani della 92^ Infantry Division, la Buffalo. Il territorio è sottoposto al controllo del Governatore alleato che risiede a Bagni di Lucca (a Barga il comando è stabilito a Villa Libano, mentre i partigiani stanno in Canteo al villino Pieroni).

Novembre, 4 o 5: Ad Albiano un colpo sventra la chiesa, facendo rovinare il tetto. Danni anche alla chiesa e alla canonica di Castelvecchio.

Dicembre: Bombardamenti nei giorni 1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 31.

Dicembre, 3: Gli americani minano il ponte di Porta Macchiaia e il ponte provvisorio di Catagnana, in via “precauzionale”.

Dicembre, 19: Mons. Lombardi si accorge che il campanile di Albiano è stato fatto saltare: gli americani lo ritenevano osservatorio di truppe tedesche.

Dicembre, 24-25: Serpeggia voce di un’imminente offensiva tedesca (quella che sarò poi conosciuta come l’operazione “Wintergewitter”, Temporale d’Inverno). Sotto nutriti bombardamenti, la popolazione va alle messe di Natale. A Sommocolonia si trovano una quarantina di soldati americani, guidati dal ten. Jenkins, e una venticinquina di partigiani dell’XI Zona Patrioti guidati da Pier Donato Sommati. I due, visti strani movimenti, mandano a domandare rinforzi ma il comando americano non prende in considerazione la richiesta.

Dicembre, 26: Alle 4 del mattino i tedeschi attaccano frontalmente il paese dalla parte di Lama e riescono a penetrare. Si combatte casa per casa, metro per metro; ad aggravare la situazione i colpi sparati da valle dalle batterie alleate. Il 60% delle abitazioni viene distrutto; sono bombardate anche la rocca, la torre e la chiesa medievale; quest’ultima è rasa al suolo. Nonostante l’aiuto apportato da un nucleo di compagni, partigiani e soldati sono falciati in un estremo tentativo di resistenza; i pochi sopravvissuti si salvano scendendo di corsa attraverso le selve. I sommocoloniesi, rifugiatisi nei fondi delle case, abbandonano il paese. Il bilancio della battaglia è di 130-150 caduti tra tedeschi, americani, partigiani e civili. Da Barga, in preda al terrore, le genti esodano in massa verso Filecchio e Ponte all’Ania attraverso ogni scorciatoia, poiché la strada provinciale è battuta da colpi. “Per i campi, per le scorciatoie, gettandosi a terra, riparando con il proprio corpo quello dei bambini e dei vecchi, ad ogni sibilo di granata in arrivo la gente scendeva (…). Carrozzine che in altri tempi avevano servito per portare a passeggio i piccoli, cariche di fagotti, venivano spinte in avanti dagli stessi bambini ora grandicelli, mentre i genitori camminavano curvi sotto il peso di altri involti. (…) Corteo lungo, interminabile, che avanza sotto il pungolo del terrore (…)”.

Dicembre 27: Nella notte gli americani, con l’ordine di ritirarsi verso Bagni di Lucca, tentano di far saltare i ponti rimasti ma, per sabotaggio o difetto nell’esplosivo, crolla solo la passerella di Bolognana, già danneggiata. A Barga, battuta dalle artiglierie, i tedeschi sono entrati alle 7 di mattina, mentre in nottata hanno raggiunto Fornaci e Pedona, fermandosi sul torrente Ania. “Barga è un deserto; mi risulta che pattuglie tedesche sono a Porta Reale, al Giardino e nei Viali attigui; truppe incolonnate marciano verso Fornaci. Una densa colonna di fumo si eleva dai magazzini Nardini sul fosso; sono botti di nafta che bruciano”. In Conservatorio – altri punti di raccolta sono palazzo Salvi e l’ospedale – si rifugiano i pochi civili rimasti: donne, vecchi, infermi, assistiti da don Ranieri Andreotti e dai canonici Chiappa e Marcucci. Lombardi, che con gli altri sacerdoti si è rifiutato di abbandonare la città, per il momento rimane con degli sfollati in canonica, anche se questa è stata bombardata. Alle 10 inizia la violenta controffensiva dei cacciabombardieri USA, che durerà due giorni.

Dicembre, 28: In nottata prime scaramucce tra i tedeschi che si ritirano e le truppe indiane giunte in soccorso. Sotto le bombe, i negozi, le case e i magazzini vengono barbaramente saccheggiati. La sera Lombardi decide di pernottare presso il Conservatorio ormai in rovina, tra macerie, cadaveri, gelo.

Dicembre, 29: Mezzanotte e mezzo. Gli indiani bussano alla porta del Conservatorio, dove fanno un sopralluogo. Chiedono poi a Lombardi, accompagnato dal can. Marcucci, di andare in Duomo. Entrano in chiesa e risalgono il campanile, da dove Lombardi assiste allo spettacolo di Barga completamente in rovina. La povera Barga descritta da Bruno Sereni: “ingombra di macerie, di fili del telefono aggrovigliati, di pezzi d’imposte, di vetri frantumati (…) case sventrate, scoperchiate o soltanto ferite (…) il Giardino presentava l’aspetto di un quartiere terremotato”. Gli indiani si stabiliscono poi, senza molta creanza, in Conservatorio.

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